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Babbo Natale, la maglia nuova, e il Kintsugi

gattusoConstatazione amara e dolorosa: credo che sia la prima volta nella mia vita – e credo nella vita di molti – che al termine dell’ultima partita prima della pausa natalizia penso: «Quindici giorni senza partite: meglio così, che non mi intossico».

Se dovessi scrivere una letterina a Babbo Natale oggi, ora, non saprei neanche da dove cominciare. Qualcosa tipo... vediamo...

Caro Babbo Natale, sono Serena e quest’anno sono stata una brava tifosa. Per Natale io vorrei: un centrocampo decente – o anche passabile, ma comunque che sia degno di questo nome? Un regista. Intendo calcistico, non uno che sta seduto immobile a guardare che succede in campo (con Babbo Natale bisogna sempre essere precisi). Il ritorno di Hamsik; in alternativa, un capitano psichiatricamente stabile. Una difesa adeguata. Uno spogliatoio sereno. Una tifoseria giustamente rumorosa, bandiere cori tamburi e fatti vari. Mertens titolare. E già che ti trovi, anche una maglia nuova, ma sì.

Penso che pure Babbo Natale, poverino, a un certo punto mi può mandare a quel paese, mica fa i miracoli, no?

Questa forse sarebbe la sua risposta: Cara Serena, se vuoi ti posso dare al massimo la maglia nuova. Bella, grigia, con la mappa di tutti i quartieri della città, a simboleggiare l’unica metropoli italiana che ha un’unica squadra di calcio. One city, One passion, e così via.

Grazie, Babbo Natale, la maglia nuova è veramente figa. Non si può fare niente per il resto? Ok ok, non insisto.

E dire che a settembre non l’avrei mai detto che ci saremmo ritrovati in questo macello, con la situazione che precipita di ora in ora. Martedì, nell’arco di una notte Ancelotti si è qualificato agli ottavi di finale in Champions league ed è stato esonerato: decisione immagino sofferta ma necessaria, dato che ormai la squadra non rispondeva più al controllo, come una macchinina impazzita che non riesci a telecomandare e fa danni in giro. Al suo posto, Gennaro Gattuso, e se dal punto di vista, come dire, autoriale, non siamo proprio al livello, è probabile che Ringhio possa dare alla squadra una grinta e uno slancio che ormai agli azzurri manca completamente. O al meno così pensavamo, ma mi sa che per vedere la reazione bisogna aspettare un po’. Al di là di schemi e tattiche, ieri circolavano personaggi imbarazzanti, come Callejon, completamente fuori partita, e pure è rimasto fino alla fine, mentre è assolutamente inspiegabile che Mertens non sia titolare, lui che appena entrato ha fatto segnare Milik. Quei due sono fatti l’uno per l’altro, come si fa a tenerli separati, come?  

Da dove ricominciare a raccogliere i pezzi e ricostruire questa squadra allo sfascio, senza grinta né testa?

In Giappone esiste una splendida tecnica di restauro, la chiamano Kintsugi, ed è un’arte antica per ridare vita alle cose: quando un oggetto si rompe lo si ripara con l’oro. Questo perché le ferite, le cicatrici, sono parte di una storia, e tutto quello che ha una storia ha una vita. Sarebbe bello se fosse possibile applicare al calcio questa filosofia, imparare dalle sconfitte, usare gli errori, la delusione, l’amarezza per rinascere. Ne uscirebbero cose belle, secondo me.

E su questa nota di speranza vi auguro Buon Natale. In particolare a Gattuso, che ne ha un bisogno disperato. Benvenuto nel pazzaio, Ringhio. E Forza Napoli, sempre!

L'Autore
Serena Venditto
Author: Serena Venditto
Serena Venditto è nata a Napoli il primo agosto 1980, per festeggiare il compleanno della squadra. Ha pubblicato con la casa editrice homi scrivens la commedia rosa Le intolleranze elementari, E le commedie gialle Aria di neve e C'è una casa nel bosco, con protagonista il gatto detective Mycroft. Ama i gialli, ma sopratutto l'azzurro.

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