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La libertà secondo Giovanni Block

copertina Giovanni BlockTalentuoso cantautore, polistrumentista e compositore partenopeo, personalità irrequieta e imprevedibile, Block, autore lontano da ogni cliché, è da sempre in direzione “ostinata e contraria”, come i suoi maestri gli hanno insegnato. Imperdibile il concerto di sabato 18 gennaio al Teatro Nuovo di Napoli.  

Perfezionista, artista a tutto tondo, Giovanni Block unisce impegno sociale, introspezione sentimentale e visione controcorrente del quotidiano ad un altissima ricerca musicale che mescola stili diversi: dal pop, al jazz, allo swing, al blues, al sentire di grandi cantautori classici e crea canzoni-immagini di rara bellezza e originalità. Il cantautore ci racconta della sua evoluzione interiore e artistica, del rapporto con Napoli e con il mercato musicale. (http://www.giovanniblock.it/)

Nel concerto suonerai anche brani nuovi del prossimo lavoro?

Il nuovo disco non uscirà prima di un anno, ora stiamo iniziando a provare. Probabilmente presenterò “35” una canzone che ho scritto quando ho saputo della morte del giovane operaio a via Duomo, una storia che mi ha commosso e colpito.  Ho postato il pezzo on line e ho avuto oltre 3500 condivisioni in quartieri dove le persone sentono i neomelodici. Questa per me è una vittoria, una piccola rivoluzione.

Hai composto canzoni in cui la critica sociale e anticonformista è palese, solo per citarne alcune: “L’epoca del presidente”, “Baffone”, “La moda del ritorno”. La musica ha ancora un ruolo sociale oggi?

Purtroppo le nuove generazioni stanno vivendo un’epoca di grande depressione e disimpegno, risolvono tutto con uno spritz. La canzone d’autore ha sempre avuto un impatto e non a caso è stata molto seguita e anche molto censurata. Se uno vuole definirsi cantautore non può non raccontare in modo alternativo ciò che accade. Porto avanti da sempre la teoria che la canzone è una forma di comunicazione che prevede una perfetta simbiosi tra musica e parola.

Di fatto sei un perfezionista. Solitamente parti prima dal testo o dalla musica?

Nascono sempre insieme musica e parole, spesso da un’immagine. Ho una sorta di ossessione nei confronti del mio lavoro, e ho un forte controllo di tutta la mia opera dai testi, alla musica, agli strumenti, agli arrangiamenti. Non a caso tra un disco e un altro passano anni. Mi sento un po’ come il regista Sylvain Chomet che per realizzare il capolavoro “Appuntamento a Belleville” ci ha messo 10 anni.  Per ogni canzone realizzata ne ho buttate almeno 20, scrivo con l’idea che possano essere ancora valide quando avrò i capelli bianchi. Le canzoni che valgono davvero valgono per sempre.

Le tue canzoni trasmettono in modo chiaro delle immagini, come nella bellissima “Song per Pagnotta” in cui si vede e si sente Procida o “Violette e gerani” che sa di Napoli, giusto per fare un paio di esempi. Come ottieni questo risultato?

A Napoli dicono che la musica esce dal cuore, è così fino ad un certo punto, in realtà ci vuole studio e consapevolezza. Prima riuscivo a realizzare una canzone giusta più raramente, oggi cerco di raggiungere il risultato che mi sono prefissato scientificamente, con lo studio, attraverso la melodia, l’armonia, il contrappunto del testo. Ad esempio nel brano “la neve accadrà” si “vede” la caduta della neve: per ottenere questo effetto ho fatto un lavoro di mesi sull’arrangiamento con gli archi.

Foto 2 giovanni block

Un’immagine ricorrente nei tuoi brani è quella del mare, che fa pensare alla libertà.

Sono legato molto al mare. Noi napoletani siamo così aperti e pronti a qualsiasi cosa perché viviamo in una città con un orizzonte aperto. La libertà per me è poter dire quello che si vuole senza avere problemi, poter restare e andare via in qualunque momento. Le due cose sono vincolate. Tanta gente oggi non può dire ciò che pensa perché ha paura di recriminazioni o fa un lavoro che non gli piace e non può lasciarlo poiché viviamo nel mondo del clientelismo.

Tu invece viaggi in direzione “ostinata e contraria” allo show business, tanto da aver realizzato il secondo disco, S.P.O.T. (Senza Perdere ‘O Tiempo), completamente in napoletano, un’operazione apparentemente anti commerciale.

Tutti dicevano che sarebbe stato un suicidio, e proprio chi mi ha detto “non farlo” mi ha convinto del contrario. Per me è stata una rinascita, ho riallacciato il rapporto e fatto pace con la mia città, non a caso “Un posto ideale” invece l’avevo realizzato a Torino. Ho scelto di parlare la lingua delle persone che fanno parte della mia giornata.

Tra i due dischi sono cambiato molto anche io. Nel primo, forse perché ero più giovane, avevo un ego spropositato e sempre volutamente dissacratorio, atteggiamenti che oggi cancellerei dal mio passato. Il secondo è stato il disco del ridimensionamento, una serie di sofferenze mi hanno portato a essere uno tra i tanti che è felice di essere napoletano. Molto mi ha anche cambiato il lavoro di insegnante di musica che faccio da 3 anni: prima l’unico apprezzamento che mi interessava era quello del pubblico, oggi l’apprezzamento quotidiano di colleghi e allievi è per me importantissimo. Vivo con maggiore autoironia e leggerezza l’essere musicista e provo molta più gioia.

Molti dei tuoi brani raccontano di amore, o meglio lasciano intravedere un rapporto introspettivo e a volte malinconico con i sentimenti, ma mai banale. Dall’innovativa “Lo sguardo”, che racconta l’amore che va oltre la superficialità e la velocità dei tempi della rete, a “Verrà un giorno” a “La neve che accadrà”.

Nel primo disco molte canzoni sono state ispirate da un grande amore e c’è anche una sofferenza personale, penso a “Piccolo cuore malato” che parla di morte.  Nel secondo sono cresciuto ed esprimo un rapporto più universale e positivo con i sentimenti. Credo che “Cuore mio” sia una delle cose migliori che abbia mai scritto, rappresenta l’apice della mia maturità artistica. E’ una canzone d’amore trasversale, ognuno ci può leggere ciò che sente: la propria donna, l’anima, un amico e guarda al mare come superamento del dolore. Un altro brano che segna questa mia evoluzione interiore e artistica è “Preghiera” che parla di una malinconia spirituale e farà parte del prossimo disco, ma si trova già on line.

Uno dei temi ricorrenti della tua produzione è quello della difficoltà di vivere di musica, penso a “La mentalità” e ad “Underground”. Si può essere cantautori oggi vincendo il premio Tenco, ma rifiutando lo show business?

Ci sono due mondi, uno dell’arte e uno dello show business anche se vengono considerati uguali sono agli antipodi. Chi fa arte vive in una luce ambrata, quello che produce lo show business è governato da una luce al neon accecante, non dettato da regole naturali. Tutto ciò che ho fatto l’ho fatto con le mie sole forze non avendo risorse neanche per promuovermi e forse questa è la mia forza. Lo show business non mi interessa. Oggi ti dico che posso fare arte, ma ne dobbiamo parlare tra 20 anni e ti dirò se forse ho fatto arte e posso ancora fare arte.

Intanto hai creato un palco alternativo per la musica underground, il Be Quiet (www.bequietnight.com ) al Teatro Bellini di Napoli.

Ho voluto creare un palco in Campania dal momento che come tutti i musicisti ero costretto ad andare al nord per far conoscere la mia canzone dal vivo.  Sono partito da una rassegna nelle cantine del Vomero per arrivare al Be Quiet andato in onda sulla Rai. Inoltre organizzo l’Ugo Calise Festival (Festival Molisano per la giovane canzone d’autore www.ugocalisefestival.it ). E’ un modo diverso di far esprimere i giovani che non sia legato agli insegnamenti dello show business di fare cover senza metterci dentro un minimo di personalità, in modo davvero brutto.

Stai anche sperimentando nell’arrangiare canzoni d’autore. Quali sono i tuoi padri musicali e con quali musicisti vorresti collaborare in futuro?

I miei padri musicali sono Faber, Dalla, Gaber, Battiato, e poi Bobo Rondelli che prima o poi avrò il coraggio di chiamare per una collaborazione. Mi piacerebbe anche realizzare qualcosa insieme a Petra Magoni, Max Gazze, Nicolò Fabi e Daniele Sepe. Il posto dove passo la maggior parte del mio tempo da solo è un piccolo studio musicale. E dal momento che per produrre un disco ci impiego anni, nel frattempo necessitavo di un confronto e uno scambio col pubblico, allora ho deciso di postare una versione del Suonatore Jones e da allora ogni mese, realizzo un arrangiamento  di un vecchio brano come esperimento. Spesso i commenti del pubblico nonché le critiche diventano note da usare in produzioni mie. Ma c’è stato anche il caso in cui la mia versione de “El pueblo unido” degli Intillimani, lanciata in occasione della manifestazione delle sardine, ha avuto oltre 4000 visualizzazioni.

Progetti presenti?

Lanciare il crowdfunding per il nuovo disco e investire come non ho fatto prima nella promozione per dare soddisfazione alle circa 20 mila persone che mi seguono e far conoscere il mio lavoro a nuove persone. Oggi penso che se non ho rispetto io per la mia musica non potranno averlo gli altri. Inoltre dopo essere ingrassato 12 kg per aver smesso di fumare, sono a dieta e ne ho persi già 5, quindi a breve tornerò il Giovanni Block magrolino che conoscete.

Foto 3 Giovanni Block

Cosa: Giovanni Block in 5et inaugura Il Nuovo Suona Giovane 2020, la quarta edizione della rassegna musicale, che proporrà quattro appuntamenti programmati fra i mesi di gennaio e maggio, e vedrà sul palco del Teatro Nuovo: Giovanni Block: Voce, Flauto, Chitarra Classica; Roberto Trenca: Chitarra Acustica; Dario Maiello: Basso Elettrico; Eunice Petito: Pianoforte; Giuseppe Donato: Batteria.

  Dove: Teatro Nuovo Napoli, via Montecalvario 16, 80134 Napoli

Quando: sabato 18 gennaio 2020 dalle 21.00 alle 23.59

Tutte le info nel link: http://bit.ly/33SSYTk Info e prenotazioni allo 081/4976267, oppure : botteghino@teatronuovonapoli.it Acquista subito il tuo biglietto online: http://bit.ly/2P2iG2Q; https://www.vivaticket.it/ita/event/giovanni-block-in-5et/144096

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Alessandra del Giudice
Author: Alessandra del Giudice
Sociologa, giornalista pubblicista e appassionata di fotografia, è specializzata nel giornalismo sociale e di viaggio.

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