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L’uomo dell’Apollo 11 era figlio di due italiani (di Potenza)

coverÈ una storia poco conosciuta: non tutti sanno che l’uomo chiave della storica missione Apollo 11 (correva l’anno 1969) era figlio di due italiani, originari di un paesino in provincia di Potenza, emigrati in Usa. Si tratta di Rocco Petrone, le sue gesta eroiche ma anche la sua spiccata sensibilità e un carattere che non ti aspetti da un pezzo grosso della Nasa, sono raccontate dal giornalista Renato Cantore (anche lui originario di Potenza) nel libro “Dalla Terra alla Luna. Rocco Petrone, l'Italiano dell'Apollo 11” (Rubettino editore), che porta la prefazione di Tito Stagno.

Il volume sarà presentato a Napoli giovedì 23 gennaio alle 18 presso la sede della Fondazione Premio Napoli (piazza Plebiscito): introduce il presidente Domenico Ciruzzi, ne discutono con l’autore il docente di Astrofisica Massimo Capaccioli e il giornalista Rai Geo Nocchetti. In questa occasione, saranno anche trasmesse immagini dell’epoca che ci raccontano dell’uomo che ha “salvato” la missione più grandiosa dell’uomo nello spazio.

Come ci spiega Renato Cantore, che a questa storia ha dedicato anni di studio.

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Perché un libro sulla figura di Rocco Petrone?

Io non sono un esperto di voli spaziali, ma seguo le storie dell’emigrazione, mi piace raccontare dei migranti, di come dal Mezzogiorno di Italia molti abbiano cambiato la loro vita, e non solo, trasferendosi in America. È stato così che ho scoperto questa storia straordinaria. Rocco Petrone incarna pienamente il senso dell’American dream. Figlio di emigranti italiani, originari di Sasso di Castalda, in provincia di Potenza, che si erano trasferiti nella cittadina di Amsterdam, New York, rimase orfano a soli sei mesi, fu costretto a lavorare per pagarsi gli studi. Ammesso all’accademia di West Point in tempo di guerra grazie alla sua intelligenza e alle sue grandi capacità nonostante il nome italiano, sarebbe stato chiamato a guidare il piccolo esercito di migliaia di ingegneri e tecnici che a Cape Canaveral resero possibile la realizzazione del sogno del presidente Kennedy: mandare l’uomo sulla luna entro la fine degli anni ’60 e battere i sovietici nella corsa alla conquista dello spazio.  

Rocco Petrone fu a capo del programma Apollo 11 e seppe mantenere la calma anche poche ore prima della partenza dell’Apollo 11, quando i monitor di controllo segnalarono una pericolosa perdita di idrogeno. Senza il suo intervento decisivo la missione sarebbe stata probabilmente annullata, con quali conseguenze per il prestigio degli Stati Uniti è facile immaginare. Come mai nessuno racconta mai questa cosa?

Non se parla mai perché come spesso capita, la copertina la prendono i protagonisti che vanno sulla scena, così la ribalta non la conosce mai chi sta dietro le quinte. L’ingegnere Rocco Petrone è colui che di fatto ha preparato la missione Apollo 11, dalla costruzione del missile allo sbarco, lui che durante gli 8 anni che ci sono voluti, da quando cioè Kennedy annunciò che l’uomo sarebbe andato sulla luna, a quando poi ciò di fatto è avvenuto il 20 luglio 1969. Guidava un esercito di quasi ventimila persone, tra dipendenti diretti della Nasa e funzionari dei contractors, le ditte appaltatrici. Proverbiali le sue check-list, i controlli che tutti erano tenuti a eseguire con estrema attenzione nei lunghi mesi di preparazione dei lanci: solo quella sul modulo lunare comprendeva ben 30 mila operazioni. Nei periodi più intensi, raccontavano i suoi collaboratori, convocava riunioni anche alle due. E intendeva le due del mattino. È stato l’uomo del “go” alla missione. C’era lui al centro della sala controllo dove erano al lavoro quasi 500 persone, lui aveva la parola decisiva su ogni fase del lancio.

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Che tipo di uomo era Rocco Petrone?

Un fisico imponente da giocatore di football, un metro e novanta di altezza per quasi un quintale di peso, due occhi sottili e severi su una faccia squadrata con gli zigomi sporgenti, le labbra taglienti e il naso leggermente aguzzo, era conosciuto come uomo severo e riservato, disponibile ma rigoroso e inflessibile. Per tutti era “la tigre”, un capo che chiedeva sempre la massima efficienza. Ma Petrone sapeva essere anche un collega disponibile con tutti, un padre attento e affettuoso, un sognatore dalla vasta cultura e dai forti sentimenti. La sua vera passione erano gli studi storici. Una volta interruppe il conto alla rovescia di un lancio importante per salvare una coppia di aironi che avevano fatto il nido troppo vicino alla rampa. Insomma, un capo inflessibile ma anche un grande sognatore. Senza un pizzico di follia, d’altronde, non si possono realizzare grandi imprese.

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È stato difficile raccontare tutto questo o ha avuto facile accesso alle fonti Nasa?

Io lavoro a questo racconto da dieci anni, prima di questo libro, ne avevo scritto uno più breve, che aveva più però le sembianze di una fiction “La tigre e la luna”, ma questo è più ricco di dati, di elementi nuovi. Tutta la documentazione mi è stata fornita, senza alcun problema, dalla Nasa, da cui ho ricavato anche dettagli sulla grandiosità della missione.

A questo libro è stato ispirato il documentario “Luna Italiana” prodotto da Istituto Luce-Cinecittà per History Channel (in onda sul canale 407 di Sky e da qualche settimana anche nella versione Home video).

Renato Cantore è stato vicedirettore della Testata Giornalistica Regionale della Rai. Ha scritto di storia e storie dell'emigrazione. Su Rocco Petrone ha firmato con Marco Spagnoli il documentario "Luna Italiana" (Istituto Luce 2019).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Maria Nocerino
Author: Maria Nocerino
Sociologa e giornalista pubblicista, è specializzata nel giornalismo sociale. Collabora con l’agenzia di stampa Redattore Sociale e con il quotidiano Roma per le pagine della Cronaca.

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