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Il bello deve ancora venire

napoli juve gen 2019Da dove si parte per raccontare una serata così? Ci dovrà essere un momento in cui poter fissare il C’era una volta, come nelle fiabe, una fiaba senza draghi e cavalieri, principesse e maghi, con l’erba e un pallone al posto di castelli e destrieri, certo, ma con un torneo – di calcio, ma che fa? – e con buoni e cattivi ben riconoscibili. Con tradimenti, illusioni, cadute e risalite. Sì, insomma, se ci pensiamo ci sono tutti gli ingredienti delle fiabe. Si diceva, da dove cominciare?

C’era una volta un calciatore a cui non bastava l’amore della città, che lo venerava come un dio, lui voleva vincere facile e sicuro, e pur di farlo passò dalla parte a strisce bianche e nere, che quella vince sempre, si disse. C’era una volta un allenatore a cui non bastava l’amore della città in cui era nato e della squadra per cui tifava fin da bambino, che lo venerava come un profeta, come un sacerdote delle bellezza del calcio, lui voleva vincere facile e sicuro, e pur di farlo passò dalla parte a strisce bianche e nere, che quella vince sempre, si disse. I due mercenari che avevano lasciato la città si incontrarono quindi di nuovo, e forse si resero conto che vincere lontano da quella città e da quello stadio tutto azzurro non sarebbe mai stata la stessa cosa, ma non lo avrebbero confessato mai.

Poi, in una fredda serata di gennaio insieme tornarono in quello stadio che li aveva tanto amati. E qui usciamo dall’atmosfera della fiaba classica: il profeta della bellezza fu coperto di insulti, sentì sessantamila persone urlargli contro le cose più profonde, pesanti, volgari, uno sfogo collettivo mostruoso, terapeutico, catartico, oserei dire: ne abbiamo dette di ogni a lui, ma stavamo sfogando la nostra rabbia contro tutto quello che nella vita ci ha tradito, deluso, maltrattato, come professori, ex fidanzati, colleghi, vigili urbani. E mentre stavamo lì a sputare il nostro rancore contro di lui con la coda dell’occhio sul maxischermo compariva uno sguardo, gli occhi di Lorenzo Insigne, gli occhi del capitano. È stato un attimo, ma a ripensarci tutta la partita è lì: l’orgoglio, la fierezza, la sana cattiveria, la smania di vincere.

E smaltiti i convenevoli con i traditori è cominciata la partita, e finalmente abbiamo visto un Napoli grintoso, veloce, con un centrocampo che funziona, che mette in difficoltà e costringe a cambiare modulo in corso d’opera, che non consente a Ronaldo di toccare palla per quasi tutta la partita. I nuovi acquisti Demme e Lobotka (soprattutto il primo, che ha giocato gran parte della partita) sanno essere il perno del centrocampo e impostare l’azione. I due gol sono una naturale conseguenza: il dio del calcio è cattivo, ma stasera non poteva davvero andare diversamente.

Ma a ripensarci tutto è comunque in quello sguardo: è stato in quel momento, credo, in cui Lorenzo ha smesso di essere un ragazzo che sa giocare a pallone ed è diventato il capitano del Napoli. Finalmente. Possiamo dire che il nostro campionato è cominciato ieri sera: e il bello deve ancora venire.

Vincere non è mai facile, traditori mercenari, non è né facile né sicuro, ed è questa la morale della favola, anche quando hai la maglia a strisce e il giocatore più forte del mondo. Vincere con stile ancora meno: e questa, mi dispiace, è una cosa che non potrete mai imparare.

L'Autore
Serena Venditto
Author: Serena Venditto
Serena Venditto è nata a Napoli il primo agosto 1980, per festeggiare il compleanno della squadra. Ha pubblicato con la casa editrice homi scrivens la commedia rosa Le intolleranze elementari, E le commedie gialle Aria di neve e C'è una casa nel bosco, con protagonista il gatto detective Mycroft. Ama i gialli, ma sopratutto l'azzurro.

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