domenica 29 MARZO 2020
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Tre donne a Sanremo

Ma questo Festival che voleva essere tutto al femminile ha parlato alle donne?

Di sicuro ha tracciato una strada.

Ha provato a lanciare una sfida.

Grazie a tre figure femminili forti, di spessore e sopra le righe.

 
No, non parlerò di Diletta, la donna che sottolinea che la bellezza capita e non è un merito. Quella che a un tratto, forse perché sono stata travolta da un’ondata di sonno, ha avuto il merito di trasportarmi dritta e di filato nella favola di Cappuccetto Rosso, a raccontare di nonne e tempo che passa e marmellata di rughe.

E neanche parlerò di Rula, la splendida e intelligente Jebrael. Che ci racconta della terribile violenza subita dalla madre, con le parole scritte dal comitato bon ton sanremese che cerca qui e togli lì, aggiungi un po’ e rimaneggia là, si è messo d’impegno ad accontentare un po’ tutti, soprattutto gli uomini a cui è rivolto un patetico “lasciateci essere” che quasi mi faceva cadere tramortita dal divano.

O di Alketa che sa proprio parlare bene l’italiano e ama l’Italia e gli italiani al punto da affogare Amadeus, zittirlo e ridurlo al silenzio.

No, parlerò di due donne apparse al Festival grazie a un uomo: la Marchesa Casati Stampa ed Elisabetta Tudor.

E di un uomo che sceglie di essere signorina.

Luisa Casati Stampa nasce a Milano nel 1881 da una famiglia molto ricca, a 19 anni sposa il Marchese Camillo Casati Stampa di Soncino ma a lei una vita tranquilla e lussuosa non interessa e il matrimonio la vincola troppo. Alta, magra, androgina, vuole fare della sua vita un’opera d’arte e ci si mette d’impegno, collezionista d’arte, musa ispiratrice di Marinetti, si circonda di un’umanità variegata, provocando la sua epoca con la sua personalità fuori da ogni schema.  

Non abbiate paura di osare, di essere “distruttrici della mediocrità” sembra dirci dalla notte del tempo la Marchesa Casati. Non abbiate paura di essere eccentriche, per sfuggire alla rarefazione e alla vanità delle cose. Lei, Kore regina degli Inferi, come la chiamava D’Annunzio, passeggiava nuda per Piazza San Marco, coperta solo da un mantello di pelliccia, per rompere le catene degli animi benpensanti.

Gabriele D’Annunzio l’amò senza che mai lei gli fosse succube e la chiamava la “nomade”.

Diceva di lei “l’unica donna che mi ha mai sbalordito”.

E di Elisabetta Tudor, vogliamo parlarne?

La Regina Solitaria, la stratega politica, l’abile ingannatrice che giocò la sua partita sullo scacchiere del ‘500 con mosse da vera Regina facendo scacco matto a un invisibile Re. Colei che ebbe tanti amanti ma non ne volle sposare nessuno per regnare libera, per fare le sue scelte spietate rendendo conto solo a se stessa. La Grande Regina che portò l’Inghilterra nel periodo del suo più grande splendore. Emblema di intelligenza, di capacità politica, di dissimulazione, non fu imbrigliata da nulla, pur essendo avvenente non permise a nessuno di trattarla da “bella”, tenne in pugno Francia e Spagna e a quasi settant’anni decise il momento e dettò lei le regole: “Chiamatemi un prete: ho deciso che devo morire".

E infine last but not least parlerò di lui.

L’unica vera donna che ha difeso le donne solcando il palco di Sanremo 2020,  Lei, un uomo diventato “signorina” per prendere le distanze dai cinquantenni disgustosi e maschi omofobi come scrive sul suo profilo Instagram,  dall’aria densa di finto testosterone, dal linguaggio tribale costruito, anaffettivo nei confronti del femminile.

Achille Lauro. Lo schiaffo al maschile becero così com’è oggi, quello nato dal post berlusconismo di Ruby e delle ragazze immagine.

Saluto il Festival con un auspicio.

A Sanremo 2021, non vorrei più applaudire un vestito, la principessa delle favole, una valletta, Biancaneve con i nanetti, un tacco, un trucco, una zizza ben fatta o ben rifatta, Barbie, Lupo Alberto allupato, i duetti tra gli uomini, i sottintesi, le bellissime, la coscia soda, il tuca tuca…

Mi piacerebbe che salisse sul palco il coraggio delle donne.

ll coraggio di essere libere.

L'Autore
Chiara Tortorelli
Author: Chiara Tortorelli
Scrittrice, editor e copywriter, vive a Napoli dove inventa nuovi cultural life style: come presentare libri in maniera creativa e divergente, come scrivere i libri che ti piacciono davvero al di là del marketing, come migliorare la creatività e il benessere personale con metodologie a metà strada tra stregoneria e pensiero laterale. Perché è sempre possibile (e lei ci crede) continuare a pensare con la propria testa.

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