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Notte prima degli esami

COCCINELLA notte prima degli esamiLa notte prima degli esami era una grande festa. Un modo di dire addio alla scuola, all’essere ragazzi, alla spensieratezza, a tutto quello che ci porta a crescere e che ci fa ritrovare d’un tratto e in batter di ciglia dai banchi dell’asilo, ai primi palpiti adolescenti, e poi infine lì al bivio, già grandi, in attesa del treno della vita che passa e parte via.

Anche ieri i ragazzi del lockdown, quelli della maturità a metà, quelli senza i 100 giorni prima dell’esame e gli abbracci e i baci e le feste, si sono ritrovati, quasi in sordina, in punta di piedi a brindare il loro ingresso nella vita.

Eh sì, perché anche con la mascherina, il distanziamento, i mille divieti, restano ragazzi, resta in loro quel fiume di emozioni che chiedono di essere fermate in qualche modo, di essere riscritte e anche ricordate.

Chi si è riunito in casa di amici, chi in qualche locale all’aperto, chi per strada, chi in gruppo in una delle piazze bellissime di Napoli… Tutto sottotono, senza far troppo rumore, senza abbracci, forse qualche pacca sulla spalla.

Tutto passato così, nessuno ha potuto rivedere quell’aula dove per tanti giorni hanno vissuto, dove hanno sentito crescere nello stomaco l’ansia per l’interrogazione, dove al suonare della campanella correvano finalmente liberi come cavalli selvaggi, su quei banchi dove sono nate le amicizie che resteranno tutta la vita, o quei primi amori che non si dimenticano e che poi all’improvviso ritornano tra i ricordi sparpagliati e le foto e che ti fanno venire i lucciconi.

I ragazzi del lockdown, quelli che hanno sofferto, abbracciandosi e amandosi per chat, quelli che hanno studiato con la Dad, che per tre mesi non hanno visto che sul balcone un po’ di cielo, ora sono qui, iniziano il conto alla rovescia, stanno per tagliare il cordone ombelicale.

E mentre noi adulti siamo alle prese con la misurazione del distanziamento sociale, il termoscanner, bardati nella mascherina per cercare di proteggerci dagli affanni della vita e di un’eterna incertezza, loro sorridono, stringono i denti e fanno il rush finale, pronti per il loro lancio nell’oceano del vivere.

Mara ha studiato tutto il programma anche se nella classe virtuale non sono riusciti a finirlo, ha completato la seconda guerra mondiale, 40 pagine in pochi giorni, Fabio è stato sorteggiato, farà l’esame il primo giorno e non dà più segni di vita sulla chat, Sonia ha creato paralleli tra la realtà di oggi e quella di ieri ma i professori le hanno detto che non va bene perché all’esame avrà poco tempo, Emanuele farà l’esame sabato ed è triste per lui il sabato è sacro ma poi ci ripensa “era sacro prima… adesso tutti i giorni sono uguali…”, Mirko è in contatto perenne con la professoressa di Filosofia, le chiede “le spiegazioni dell’ultimo minuto”…

“E dopo… cosa farai dopo? Hai deciso?”

Si intasa la chat, il loro modo di comunicare in questi mesi è diventato ormai consueto.

“Mah… provo con i test di medicina. Se non mi prendono passo a biotecnologia..”

Il loro sguardo sul futuro.

Vorrei abbracciarmeli, uno ad uno.

Guardarli negli occhi e depositare nei loro sguardi la speranza, vorrei che ieri e oggi e domani facessero incetta solo di cose belle, le più belle e dimenticassero il dolore di questi mesi, l’imprevisto, l’improvviso, l’incognita della realtà che supera ogni incognita del numero, quella su cui incespicavano nel compito di matematica.

Li guardo andare a scuola oggi in pochi gruppi, con la mascherina, a rivedere per la prima volta dopo tanti mesi i professori anche loro con la mascherina.

Strano anno, quest’anno. Tutto cambiato, ma i ragazzi restano quelli di sempre.

Stesse emozioni e brividi per la prima prova della vita.

E a loro dedico, come buon augurio nel segno della leggerezza, questo pezzo di Massimo Troisi tratto dal film “Non ci resta che piangere”

Signora Ida: La rovina dei giovani è cominciata con…

Robertino: Con i capelloni!

Signora Ida: I capelloni.

Robertino: La minigonna!

Signora Ida: La minigonna.

Gaetano: Il grammofono.

Signora Ida: Il grammofono no.

Gaetano: Un poco pure il grammofono.

E aggiungo che la rovina dei giovani non è mai cominciata… Perché sono loro che ci aggiustano la vita e che ce la rifanno a nuovo con i loro sogni.

In bocca al lupo.

L'Autore
Chiara Tortorelli
Author: Chiara Tortorelli
Scrittrice, editor e copywriter, vive a Napoli dove inventa nuovi cultural life style: come presentare libri in maniera creativa e divergente, come scrivere i libri che ti piacciono davvero al di là del marketing, come migliorare la creatività e il benessere personale con metodologie a metà strada tra stregoneria e pensiero laterale. Perché è sempre possibile (e lei ci crede) continuare a pensare con la propria testa.

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