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Uteri a spasso

Utero“Signora, ma lei che se ne fa di quest’utero? È grosso, fibromatoso e d’altronde lei mica vuole altri figli! Se lo tolga, anche per prevenzione...Non ci pensi più... Lei che è già magra, sa che silhouette dopo...”

L’utero femminile per molti, uomini e donne in uguale misura, non è un organo, ma una specie di marsupio, il trolley per la spesa, la cesta dei panni sporchi che dalla toilette si è trasferita in direttissima sulla vostra pancia.

Mica è il simbolo, anzi il segno di un femminile antichissimo, proprio no…

Nel nostro mondo, l’utero serve dai 20 ai 50 anni cioè il tempo che fa da contenitore ai figli, poi come un Kleenex si può buttare, tanto che fa, è usato, stravecchio e cigola quindi non potendosi sostituire con uno nuovo di zecca e poiché neanche hanno inventato il botox per le tube di Falloppio conviene eliminarlo con un taglio deciso, tipo il taglio alla Valentina di Crepax, deciso, ma molto molto sexy.

Certo, non c’è niente di più sexy che togliersi un utero, è risaputo.

Non serve, ci ricorda la vecchiaia, se è un po’ acciaccato non si può mettere in bella mostra sulla spiaggia dietro le pancine piatte e levigate e ci rende zoppicanti nella nostra femminilità platinata rigorosamente finta.

Zac, un taglietto qui, uno lì e via, possiamo di nuovo correre in pista.

Mica è importante che l’utero fa parte del corpo, che si dice in certe filosofie orientali sia un importante centro energetico che regola umore, benessere e capacità creativa e vitale della donna. Che poi sia anche un crocevia di ormoni questo lo sappiamo anche noi, ma conviene prendersi qualche ormoncino sintetico, tanto che fa, morto un papa se ne fa un altro (in capsula).

Quindi gli uteri a una certa età si tolgono. Soprattutto se sono un po’ problematici.

Lui, il dottore, non vede l’ora di fare zac è fatta con pic indolor sulla mia pancia, mi guarda con sguardo famelico, gronda già assetato di sangue, il mio ovviamente. Non gli pare vero di mettere sul curriculum l’ennesimo “taglia  affetta e cuci”.

Me lo guardo, lo osservo attentamente, non ha una massa gelatinosa al posto della testa e non mi pare neanche sia sceso da poco dall’astronave madre. Lo osservo punto punto, sembra uguale a me. Lo osservo ancora..

Provo ad arrischiare qualcosa sul centro energetico, su quel centro di potere che in Giappone chiamano Hara….Mi guarda con gli occhi da pesce che si sta tramutando in Mister Magoo e poi pronuncia le fatidiche parole  “Signora… ma questo non è scientifico”...

Ah sì, dimenticavo… Scientifico è quel papocchio dove siamo tutti frazionati, il piede è il piede e non c’entra un tubero con la mano, meno che meno con lo stomaco, e poco importa se stanno tutti assemblati alla men peggio in un corpo unico che porta uno stesso nome. Per il piede vai dal podologo, per la mano vai dall’osteopata e per lo stomaco dal gastroenterologo… chiaro?

Scientifico è spaccare in quattro il capello, dimenticarsi che è un capello, stupirsi di veder camminare su un filo un equilibrista misterioso che fa free climbing… e non capire che è un pidocchio.

Insomma non è scientifico.

E qui mi arrendo. Non posso certo dire a questo pover’uomo "non sarà scientifico, non lo può mettere nella sua provetta ma è la mia certezza interiore, quella che sento profondamente quando sono allineata corpo, cuore, mente e spirito!”.

Non ne uscirebbe vivo.

Allineata? Il corpo è il corpo, si sa, quell’insieme di organi che hanno deciso di farsi compagnia per un po’… Ma cuore, mente e spirito? Cioè cuore e mente va bene, sono esplorabili con una Tac ma… lo spirito che sarà mai?

Un ritrovato fumoso di qualche ciarlatano tipo Vanna Marchi, un nuovo preparato per alcolici o il fantasma di Notre Dame?

Mi guarderebbe come si guarda un virus, mi inseguirebbe con il vaccino del “vade retro Satana” e io finirei perseguitata dai preti esorcisti redivivi...

Per cui decido, bisogna usare parole semplici.

Lo guardo con studiata nonchalance e poi sussurro seduttiva: “Posso farle una domanda? Lei ha figli? Ne vuole altri?”

Stupito, pensa che lo sto arpionando: “No, no ho fatto il mio!” e sorride.

E procedo anch’io col bisturi come un siluro di velluto:

“E che ne direbbe visto che non è più di alcuna utilità di tagliarsi una palla?”

Tossicchio, mi schiarisco la voce “Semplice, necessaria profilassi…”

Foto a cura di Rosa Minini

L'Autore
Chiara Tortorelli
Author: Chiara Tortorelli
Scrittrice, editor e copywriter, vive a Napoli dove inventa nuovi cultural life style: come presentare libri in maniera creativa e divergente, come scrivere i libri che ti piacciono davvero al di là del marketing, come migliorare la creatività e il benessere personale con metodologie a metà strada tra stregoneria e pensiero laterale. Perché è sempre possibile (e lei ci crede) continuare a pensare con la propria testa.

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