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Perfetti Sconosciuti

smartphoneUno dei film più belli degli ultimi anni “Perfetti sconosciuti” ricalca il nuovo trend dei nostri tempi. Vite segrete, cose non dette, flirt di una sera, che non sono più affidati alle pagine di un diario privato ma intasano la “scatola nera”, quest’oscuro oggetto di mistero e desiderio chiamato smartphone, che promette connessioni, evasioni, perversioni dell’immaginario, vite parallele consumate all’ombra di una chat.

In questa scatola chiudiamo tutto quello che vorremmo essere e non siamo, alternative, possibilità, strade non vissute, identità inventate.

Sembra impossibile vivere senza questo surrogato di rapporti reali che chiudiamo in una borsetta e via. Proviamo a perderla la scatola delle meraviglie e succede che ci sentiamo completamente persi, spaesati, prigionieri di un universo strano.

Così succede che non siamo mai qui, siamo perennemente altrove, risucchiati dalla favola, dal “c’era una volta” virtuale. All’amico in carne e ossa preferiamo il perfetto sconosciuto, il conoscente occasionale, il “contatto” che ci mette il like. O meglio mette il like non a noi, all’identità inventata, alla foto ritoccata.

È una specie di wormhole, il buco nero ci trasporta in un secondo in un’altra dimensione e mentre consumiamo vite che non ci piacciono, mentre ascoltiamo annoiati cosa accade intorno a noi, basta un click e il wormhole si apre e ci inghiotte in un altro universo.

Ma perché preferiamo uno smartphone a una magica serata al chiar di luna con un uomo o una donna in carne e ossa?

La cosa più bella e più triste è capitare al ristorante e vedere una coppietta apparentemente romantica, un lui e una lei che cenano a lume di candela e che per tutta la sera o quasi, anziché guardarsi negli occhi guardano ognuno il proprio smartphone e ciascuno si fa gli affari propri. Con buona pace di tutti e due.

Il fatto è che di questi tempi il vero assente è il desiderio, e la vera sconosciuta è la passione, quella autentica, quella che ti fa palpitare per un tramonto, quella che scardina vite, cambia coordinate e ti dà il coraggio di cambiare pelle e di rinascere come l’Araba Fenice. Viviamo low profile, con energie ridotte al minimo che bastano quel tanto che ci permette di tenere acceso un monitor.

Così il desiderio è sostituito da uno smartphone, basta un click e ce la raccontiamo, ci trasformiamo da anonima scialbetta con gli occhiali a vamp stratosferica con calze a rete, unghie laccate e spacchi vertiginosi, grazie alla app del fotoritocco farlocco.

E da qui nasce il casino. In questi smartphone succede di tutto, dal palpare, al guardare, al recitare, allo stalkerare. Finché il tutto si condensa in una trombata finale di poco effetto, quasi scolorita. O nel mandarsi beatamente affanculo. Prima però c’è la finzione, il paradosso, il grottesco. Le chat di sapore felliniano, quelle che se le leggi dopo ti fanno piegare in due dalle risate. Il classico “Mi posti una tua foto?” e ci si scambia immagini disperate davanti a uno specchio, di lui con la mutanda in bella mostra e due bicipiti enormi che fa lo sguardo da strabico miope e di lei che occhieggia come un’oca giuliva con le labbra “canottose” a bacio, e due tette tenute alla men peggio su, dall’ultimo push up.

Parole ridotte al minimo, tanto humour no british perché innocente e involontario del tipo “mi fai vedere la mutanda?” e vorresti rispondere alla Gianna Nannini “la mutanda o no, la mutanda o no… ho il morale in cantina”, e invece poi la posti perché non sai che fare e ti atteggi pure tu a finta diva, così per passare il tempo in metropolitana.

Di erotismo non c’è neanche l’ombra. Riesce ad essere più erotico persino il binario del treno, il carciofo messo in bella mostra sullo scaffale del fruttivendolo, la gamba con la calza spessa e il mocassino raso terra della suora, tra le poche ormai rimaste e ancora in vita.

Sesso se ne fa e certo che se ne fa, tipo i conigli o i ricci, meccanicamente in&out e senza neanche guardarsi in faccia.

Meglio uno smartphone, meglio un like o un selfie con lo sguardo a pesce lesso.

Meglio restare perfetti sconosciuti  a se stessi tra perfetti sconosciuti.

The end.

L'Autore
Chiara Tortorelli
Author: Chiara Tortorelli
Scrittrice, editor e copywriter, vive a Napoli dove inventa nuovi cultural life style: come presentare libri in maniera creativa e divergente, come scrivere i libri che ti piacciono davvero al di là del marketing, come migliorare la creatività e il benessere personale con metodologie a metà strada tra stregoneria e pensiero laterale. Perché è sempre possibile (e lei ci crede) continuare a pensare con la propria testa.

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