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Il cuore ha più stanze di un bordello

Napoliclik grande 3Viviamo con un fraintendimento, un luogo comune che ci porta a serrare il cuore dietro sbarre strette e che ci rende prigionieri di stereotipi e menzogne.

L’amore unico, fedele, monogamo, quello delle fiabe per intenderci, del “vissero per sempre felici e contenti”, non esiste, ma esiste qualcosa di molto più vero, profondo e completo anche se infinitamente più difficile da vivere.

Per quanto ci sforziamo di mettere sotto controllo le ragioni del cuore, questo muscolo anarchico al centro del corpo fa un po’ come gli pare, ama più persone contemporaneamente, di colpo dopo che in tutti modi cerchiamo di imbavagliarlo, al passo con ciò che è bene e ciò che è giusto, si sveglia e ci porta altrove, e mette in discussione tutte le nostre certezze, tutti i nostri piani accuratamente programmati, tutto ciò che pensiamo di essere e di volere.

Quello che comunemente chiamiamo amore, non ho mai capito cos’è davvero, forse un papocchio, una frittata di cipolle o un calesse, un contratto a progetto, una cucina Scavolini, un materasso, ma di certo non è Amore!

Amore, quello vero, quello di cui tutti si interrogano e nessuno sa cos’è, l’Amore, quello di cui parlavano Socrate e Agatone nel Simposio e nessuno ne veniva a capo, e toccò a una donna, Diotima, sciogliere la matassa, l’Amore, quello che stregò persino Dante che ci ha restituito in una terzina (“Amor ch’a nullo amato amar perdona”) la summa più complessa del De Amore di Andrea Cappellano, il guru dell’amor cortese, bene, questo Amore ha un po’ a che fare con tutto quello che non chiameremmo mai amore.

In genere lo chiamiamo ignoto, mistero, vertigine, vuoto. E ci pariamo il culo. Cioè quel lasciarsi andare all’esistenza senza ingerire, senza chiedere nulla che non sia l’atto proprio della meraviglia, senza mettere neanche un punto che non sia quello esclamativo.

Amore, diceva Diotima, questa donna sapiente e mitologica che nel Simposio zittiva gli uomini troppo pregni di costrutti e di parole, bene, Diotima diceva che Amore sta nel mezzo, è quello e quello, si nutre di assoluti e precipita nelle contraddizioni, è un paradosso, un desiderio che non si appagherà proprio mai, è un ponte che ci porta chissà dove, è firmare una cambiale in bianco senza garanzia. L’Amore non è nient’altro che “Sophia”, cioè saggezza, conoscenza di sé e del mondo.

Siamo disposti a sapere che non ci darà nessuna felicità duratura ma solo chiarezza e saggezza?

Caspita, quanto ne siamo lontani… Noi che stiamo sempre a lamentarci se il grande amore, principe azzurro o principessa azzurra, non corrisponde alle aspettative, se non è quello che volevamo, se non soddisfa i nostri bisogni, i perimetri stretti dentro cui abbiamo stabilito di sentirci amati, noi che non smettiamo per un attimo di erigere corazze, di difenderci e stabilire e misurare, quanto siamo lontani da questa cosa potente e straordinaria…

E così accade che appena appare l’Amore non vediamo l’ora di ucciderlo, lo barattiamo da subito per erigere contratti, per essere sicuri che duri, che non ci molli nel bel mezzo con le pacche nell’acqua. Non sopportiamo neanche per un attimo l’idea di camminare in bilico.

Ma l’Amore è in bilico, l’Amore è proprio quello, è quello stare sospesi, volando tra vita e morte, è la misura della nostra solitudine, delle nostre mancanze e delle nostre fragilità. È l’unica forza, l’unica! dentro di noi e fuori, che ci fa vivi, che ci restituisce al fiume, che rompe la torre.

La sfida è accettare di attraversarlo senza la mente, senza fiatare, come si attraversa un precipizio, con la fiducia che lì dall’altra parte del guado ci sarà un’altra parte di noi ad aspettarci.

L'Autore
Chiara Tortorelli
Author: Chiara Tortorelli
Scrittrice, editor e copywriter, vive a Napoli dove inventa nuovi cultural life style: come presentare libri in maniera creativa e divergente, come scrivere i libri che ti piacciono davvero al di là del marketing, come migliorare la creatività e il benessere personale con metodologie a metà strada tra stregoneria e pensiero laterale. Perché è sempre possibile (e lei ci crede) continuare a pensare con la propria testa.

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