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Se hai qualcosa da dire, taci

lilke loveUn tempo si vendeva l’anima a Mefistofele, e non si vendeva certo per cose da poco… si vendeva l’anima per conquistare l’amore dell’amato, per avere lunga vita e buona salute, per averla vinta sui nemici…

Oggi si “svende” l’anima al “Like”, per un follower in più si darebbe via un’ora d’amore, anche il cuore e persino l’ultima mutanda (per quel poco che serve). Il pacchetto visibilità parte da molto lontano, si fanno corsi di formazione per imparare a usare i social che tradotto in soldoni vuol dire “Accattatevi anzi elemosinate un altro click sulla pagina” e si alternano scuole di coach per acchiappare seguaci nell’etere. Va molto di moda “costruirsi un personaggio”, non si sa se Nonna Papera, Barbie principessa, o Topolina infognata. Importante è riuscire a non dire un cazzo pur parlando per ore e in diretta nei video amatoriali.

Quando appare la scritta “Tal dei tali è in diretta” è tutto un brivido.

Va molto di moda l’inquadratura non stop su Instagram, raccontando quanti peli sono stati strappati durante l’ultima ceretta, o facendo dialoghi finti con gente che credi ti segua e se non c’è la folla dei seguaci si inventa, blaterando su quanti follower stanno seguendo il video e ringraziando le folle oceaniche che stanno facendo l’applauso all’ultima manicure.

Soprattutto è molto trendy svendersi i fatti propri, magari privati, come se fossero affari di stato.

Così il tutorial su come hai lavato l’orecchio del gatto diventa cruciale come l’incontro che un tempo ci fu tra Kissinger e Krusciov, e lo smalto permanente diventa il nuovo Elzeviro della pagina Cultura.

Tutto è lecito, tutto è permesso sull’altare della visibilità. Ma sono severamente bandite la misura, l’eleganza e l’educazione.

Il luogo comune passato dal web e dalla televisione, dalla politica e dai social, dai programmi d’intrattenimento e da quelli di gossip è solo uno: se litighiamo e ci tiriamo piatti in faccia facciamo audience, abbiamo follower, in una parola siamo “visibili”.

Ci spingono continuamente alla polemica, al finto dibattito teso al litigio, ci spingono a fare le galline e i galli che si azzuffano per niente.

Bisogna trascendere, se possibile non far parlare nessuno, meno che meno chi ha qualcosa da dire, e soprattutto parlare del nulla, fare ovazioni collettive alla sagra della gnocca, coltivare l’ignoranza anzi esaltarla all’ennesima potenza.

Più si è completamente idioti, più si può essere felici, la nostra epoca sembra suggerirci. E così si coltiva l’encefalogramma piatto in cambio della visibilità.

Pare che per essere più visibili tra poco si organizzeranno pellegrinaggi a Lourdes, ci si bagnerà nelle acque sacre e si faranno tour mistici “sulle tracce perdute dell’ultimo follower”.

Se hai qualcosa da dire meglio che taci.

La sagra dei gallinacei in cerca di consensi potrebbe sentirsi confusa, tramortita da una qualsiasi onda cerebrale, minacciata nel suo stesso esistere.

Se hai qualcosa da dire, soprattutto se è una cosa sensata meglio che taci.

Potrebbero farti fuori tirandoti addosso un’intera parete di piatti Ikea pronti all’uso.

L'Autore
Chiara Tortorelli
Author: Chiara Tortorelli
Scrittrice, editor e copywriter, vive a Napoli dove inventa nuovi cultural life style: come presentare libri in maniera creativa e divergente, come scrivere i libri che ti piacciono davvero al di là del marketing, come migliorare la creatività e il benessere personale con metodologie a metà strada tra stregoneria e pensiero laterale. Perché è sempre possibile (e lei ci crede) continuare a pensare con la propria testa.

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