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Il libro, sostantivo maschile di genere singolare

libri tortotrIl libro, questo sconosciuto.

Il libro, sostantivo maschile di genere singolare.

Il libro, oggetto non ben identificato del terzo tipo che proviene direttamente dalla galassia, pronto a scontrarsi con i luoghi comuni del nostro tempo.

Un tempo si leggeva dappertutto, in metropolitana, sui treni, in attesa di partire, fermi sulla banchina… In qualunque luogo non luogo, per riempire i tempi dell’attesa, le pagine erano lì a tenere compagnia, ad aprire spiragli, a creare mondi. E si vivevano vite parallele, quelle narrate, che a tratti sembravano più vere della vita di tutti i giorni. Si camminava fianco a fianco delle proprie eroine: Anna Karenina, Emma Bovary, Catherine Earnshaw, Elizabeth Bennet, Jo March e il tempo pareva cancellarsi per fare spazio ad altri momenti; la lettura rendeva vivide ed eterne le scene e i momenti trascorsi così diventavano memorabili.

Oggi non si legge quasi più, l’oggetto libro è stato sostituito dall’oggetto smartphone, la gente finisce inghiottita dallo schermo a ogni piè sospinto, protesa verso il nulla, attratta dalla chiacchiere aguzze del web, dalle polemiche sterili, dai twitter che sentenziano, dalle fake news che riscrivono mondi.

Certo c’è un abisso emotivo tra leggere l’amore contrastato tra Mr Darcy e Liza Bennet e essere invasi da una fake news del genere “gli alieni scenderanno sulla terra e sono collusi con il Nuovo Ordine Mondiale”…

Il problema paradossale è lì: l’assenza del libro. Assenza del circuito di parole che costituivano barriera alle imbecillità.

Eh sì perché scrivere un libro, nei giorni lontani richiedeva cultura, pregnanza valoriale, riflessione. La parola era ponderata, meditata, soppesata. Un libro prima di essere pubblicato era scelto, selezionato, valutato. C’era cura nello scriverlo, non scriveva se non chi era portatore di messaggi universali, se non chi sapeva farlo perché esperto conoscitore della lingua italiana e in possesso di un suo personale stile. Non scriveva l’uomo comune a meno che non fosse detentore di ciò che un tempo si chiamava “talento”.

Oggi scrivono tutti: il parrucchiere scrive per raccontare le sue esperienze con le clienti, l’estetista mette su carta la sua vita privata credendo che interessi tutti, il depresso sfugge alle proprie nevrosi e scrive le memorie del tempo che fu, scrivono le veline, scrivono i calciatori, scrive il tronista deluso, scrive l’idraulico tra un lavandino da sturare e un altro…

Chiunque fa un’esperienza, una qualsiasi nella vita, anche tagliarsi le unghie dei piedi, è spinto a raccontare. Non importa se sa scrivere o no, se riesce a mettere in fila quattro parole in italiano.

L’importante è avere “seguaci”.

Ed ecco allora che al posto di Anna Karenina prendono vita personaggi senza né capo né coda, sgrammaticature, contorsioni linguistiche, periodi che farebbero rabbrividire un qualunque professore di letteratura.

Non importa che non hai una visione, che non hai niente da dire, che la tua massima riflessione riguarda lo spessore della carta igienica, non importa che non ti sei mai fatto una domanda esistenziale neanche alle elementari quando capita di chiedersi “chi sono io e che ci faccio qui”…

Non importa. Ciò che importa è non appesantire, intrattenere il popolo della leggerezza, quello che deve sempre sollazzato. Bisogna evitare che si fermi a pensare.

Non deve “pensare”, deve “comprare”, possibilmente come compra vestiti, scarpe, suppellettili, dovrebbe comprare anche libri. Che magari giacciono sconsolati sulla consolle per tempi biblici senza mai essere stati sfogliati.

Eh sì perché la nostra società non legge, scorre.

Preferisce uno spot.

Tutto molto breve, laconico, semplificato.

Il periodare lungo del libro fa addormentare. E noi dobbiamo essere sempre svegli, tesi, vigili. Pronti ad ascoltare slogan.

Semplice legge di mercato. 

L'Autore
Chiara Tortorelli
Author: Chiara Tortorelli
Scrittrice, editor e copywriter, vive a Napoli dove inventa nuovi cultural life style: come presentare libri in maniera creativa e divergente, come scrivere i libri che ti piacciono davvero al di là del marketing, come migliorare la creatività e il benessere personale con metodologie a metà strada tra stregoneria e pensiero laterale. Perché è sempre possibile (e lei ci crede) continuare a pensare con la propria testa.

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