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I have a dream

A proposito del crocifisso in aula

COCCINELLA CROCIFISSOViviamo in un mondo strano, un mondo dove impera la regola dello “strascino” ideologico.

Qualunque cosa dici ti faccio a pezzi ma con laicità.

Ci si accapiglia con grazia e gioia, si litiga con il vicino perché innaffia le piante ad orari strani, si litiga con il collega per i suoi ritardi, si litiga con l’amante perché non ci ama abbastanza, si litiga con la moglie e col figlio che ritorna a orari impossibili. Ma soprattutto c’è lo strascino sul web, tra sconosciuti, siamo passati dalle guerre sante e le crociate alle digito-cazzate, cioè come discutere sul pelo del gatto virtualmente, farne ideologia post marxista e infine via libera al trash, il nuovo eloquio “virtual strascinante” per fare un po’ di training autogeno con la rabbia accumulata da mesi e messa a dormire sotto il tappeto.

Padre, Figlio, Spirito Santo e inizia la giornata ovunque, con laicità.

Oggi nell’era del virtual strascino tutti si professano laici ma ignorano profondamente cosa vuol dire esserlo nella sostanza: lo stile di vita, il modo di vedere, l’approccio che declina apertura, tolleranza e inclusione.

Tutto avviene nel mondo delle parole.

Uno Stato laico, ad esempio, è uno stato che apre le porte ai simboli religiosi e non, perché un simbolo è un simbolo, non è il marchio del bene o del male, non è il mostro nero, non è l’anatema di Satana e non va neanche sconfitto col corno portafortuna.

Ditemi voi che male fa, tenere in un’aula una statuetta appesa, che racconta secoli e secoli di storia, la nostra storia, mica quella dell’extraterrestre approdato da Marte.

Ma no! Può offendere chi non segue quella fede, non è simbolo di laicità, uno Stato non può avere valenze religiose etc. etc.

Ma… Quanto c’è di realmente laico in questa presa di posizione ideologica?

Un simbolo è una specie di contenitore aperto, dentro puoi metterci quello che vuoi, sei tu che lo colori del tuo modo di vedere, di estremismi e aperture, di posizioni e di segnaletiche particolari.

Credo invece, per quanto mi riguarda, che sarebbe bello se un insegnante prendendo spunto da un crocifisso raccontasse la cultura cattolica affiancandola alla cultura musulmana, a quella ebraica, a quella indù, a quella buddista. Questo sì che sarebbe laico. Gli usi o le credenze di un popolo non dovrebbero offendere nessuno, meno che meno gli Stati liberi. E sarebbe profondamente progressista non trattare le credenze dei nostri antenati come un tabù da nascondere, occultare o cancellare perché storicamente quel crocifisso è stato fondamento di tante posizioni storiche e temporali e ogni uomo ha matrici archetipiche che affondano nell’inconscio e nell’invisibile.

Incontrare realmente il sentimento religioso di un musulmano o di un indù o di un nativo degli indiani d’America significa fare pace col proprio sentimento religioso. Che esista o meno in se stessi è trascurabile. Va accolto e compreso come percorso storico di un popolo. E l’Occidente non è solo smartphone, o qualunque simbologia consumista o tecnologica, è anche crocifisso.

I have a dream.

Sogno un mondo dove possano convivere in un’aula scolastica simboli religiosi e simboli laici, perché il vero senso della formazione possa essere raccontare l’uomo in ogni sua istanza. C’è spazio per tutto e tutti: per colui che trova nella fede un senso, per colui che si affida al pensiero scientifico e razionale, per Cartesio, Platone, Einstein e Santa Teresa d’Avila.

Alla cultura dello strascino è ora di sostituire la cultura della pace, dell’inclusione e della leggerezza, quella fatta di non prendersi mai troppo sul serio.

(Sottolineo: non sono cattolica, sono buddista).

L'Autore
Chiara Tortorelli
Author: Chiara Tortorelli
Scrittrice, editor e copywriter, vive a Napoli dove inventa nuovi cultural life style: come presentare libri in maniera creativa e divergente, come scrivere i libri che ti piacciono davvero al di là del marketing, come migliorare la creatività e il benessere personale con metodologie a metà strada tra stregoneria e pensiero laterale. Perché è sempre possibile (e lei ci crede) continuare a pensare con la propria testa.

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