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Quando la libertà uccide

liberta che uccideCentinaia di donne distese a terra a Parigi per protesta.

Centinaia di donne uccise, dai propri mariti, dal compagno, dall’ex, da uno sconosciuto.

E se non uccise picchiate a sangue, e se non picchiate, violentate, e se non violentate messe a tacere ogni giorno con la sottile e subdola violenza psicologica che lascia più segni di un coltello.

Alla donna di oggi non viene perdonata la sottrazione. Non si può sottrarre a un’avance, al sesso, al ruolo, al possesso, all’amore. Quando una donna decide di andarsene, decide di non fare l’amore, decide che non vuole più essere moglie, decide che una storia è finita, decide che non è un oggetto, decide che le quattro mura di casa non sono più il suo spazio, spesso un uomo non le perdona la sua libertà. E infierisce, e violenta e annienta e uccide.

Siamo vittime di un’incrostazione di secoli, per secoli la donna non esisteva in quanto tale, era appendice del maschio, per le culture cattoliche nata addirittura da una sua costola, destinata ad accudire, a sostenere, a supportare l’uomo e la sua progenie.

Dal mito, alla storia, alla letteratura si parla di uomini che vanno nel mondo, lottano, conquistano, scoprono, amano, sperimentano e di donne che attendono, filano come Penelope, restano fedeli custodi di un focolare che somiglia a una prigione, donne il cui unico destino sembra essere quello di crescere i figli, di portare avanti la famiglia ma a cui è preclusa la personale sperimentazione del mondo e della vita.

Questa cultura è un marchio a fuoco che incide, e oggi viviamo una contraddizione evidente: la donna di oggi, quella che finisce uccisa, ferita, violentata, picchiata dal primo deluso uomo di turno, si carica sulle spalle il peso del passato e del presente, un passato da cui non ci siamo mai completamente affrancate, quello che ci vuole docili geishe addomesticate, bamboline alla Nora di “Casa di bambole” di Ibsen, o gattemorte fumettistiche sempre con la lingerie pronta e in bella mostra, e il peso del presente che ci vuole multitasking, efficaci wonder woman sempre in tiro.

Ogni donna oggi paga un prezzo esorbitante per conquistarsi spazi personali, si industria fino allo spasimo per portare avanti il compito oneroso di essere tutto, tutt’insieme, madre, moglie, donna che lavora, donna che si prende cura della casa, efficace, efficiente, seduttiva, donna bambola ma con le palle. E allora vedi donne, tante, troppe, che corrono fino a sfinirsi, fanno staffette e salti mortali….

Ma la donna vera, quella che sa fermarsi, che dice basta o no, che rivendica il suo sacrosanto diritto all’imperfezione, che si siede a guardare le nuvole e a rigirarsi il pollice se capita, dov’è? Esiste? Qualcuno l’ha vista?

Il tabù che nessuna rivela è che una donna non può essere vera, quindi padrona delle sue contraddizioni.

È inutile che si cercano gli alibi dell’amore tradito per giustificare la violenza, il sopruso, il plagio….

Il plagio è sociale prima che familiare.

Siamo vittime delle icone, dei ruoli, dei generi e delle lotte di genere, degli stereotipi del buono, sexy, bello e bravo. Vittime del consenso e dell’applauso. Ci vogliono comunque a servizio di qualcuno, e se non è il maschio è un’immagine.

Ora, il cambiamento può venire solo da noi, dal riconoscerci il diritto di essere Persone. Dobbiamo ribellarci a tutti quelli che hanno contribuito a costruire una società dove se una donna smette di piacere agli altri o di prendersi cura di un qualsiasi altro si crea una voragine, un abisso incolmabile di odio, rancore e dolore.

E bisogna iniziare dai figli.

Educate i vostri figli a essere liberi. Educateli a prendersi cura di se stessi e a non cercare stampelle esterne.

L’amore fatelo con i vostri compagni, non con i vostri figli!

Non rendeteli dipendenti per colmare il vostro bisogno d’affetto.

E guardatevi da chi avete accanto. Non è necessario che sia violento per capire che chi avete vicino non ha rispetto per le donne e quindi per voi.

La parità nasce da piccole cose, da piccoli gesti, dalle parole del quotidiano.

Se un uomo vi ridicolizza, vi depreda di energie, talenti ed entusiasmo, se vi mortifica e non vi incoraggia, se vede in voi solo difetti, se un uomo vampirizza il vostro amore e lo usa a suo piacimento, se un uomo vuole che siate questo e non quest’altro, se un uomo vi chiama “bambine, piccine, dolcetti, gattine e pupette..” e non è vostro padre, vi sta sminuendo! Sta rimpicciolendo voi e la vostra persona per risaltare lui. Quindi fate fagotto e andatevene.

Impariamo a farci rispettare, facciamolo respirare ai nostri figli quel rispetto.

E forse domani si stenderanno gli uomini nelle piazze insieme a noi, a gridare “Non una di meno!”

L'Autore
Chiara Tortorelli
Author: Chiara Tortorelli
Scrittrice, editor e copywriter, vive a Napoli dove inventa nuovi cultural life style: come presentare libri in maniera creativa e divergente, come scrivere i libri che ti piacciono davvero al di là del marketing, come migliorare la creatività e il benessere personale con metodologie a metà strada tra stregoneria e pensiero laterale. Perché è sempre possibile (e lei ci crede) continuare a pensare con la propria testa.

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