giovedì 14 NOVEMBRE 2019
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Tempo di Memoria

COCCINELLA TEMPO DI MEMORIALa Storia non si muove in avanti, spesso torna indietro.

Lo diceva già Vico con i suoi “corsi e ricorsi storici” e oggi nel mondo si respira una strana aria confusa, gli orologi sembrano girare all’incontrario e succede che di colpo ti chiedi se sono gli anni Duemila o sei precipitato negli anni Quaranta.

Ti tornano in mente le storie, le trame, le vicissitudini.

È tempo di Memoria.

Mio zio Elio fu uno di loro, uno dei prigionieri di Auschwitz. No, non era ebreo, fu catturato dopo il 1943 dai soldati tedeschi e deportato in Germania a coltivare la terra. Non mangiava quasi nulla, lavorava dalla mattina alla sera tra minacce, insulti e percosse, contrasse la tisi, ma poi un giorno ritornò. Era l’alba dei primi di agosto del ’45 quando fece ritorno al suo paese dell’entroterra meridionale, troppo tardi per abbracciare un’ultima volta sua madre. Ma era vivo, malato ma vivo. Aveva solo 23 anni e già un carico di vita addosso, il dolore di tanti compagni come lui che non ce l’avevano fatta, di cui avrebbe conservato il ricordo indelebile intriso sotto gli abiti, inciso dentro la pelle.

Passarono gli anni.

Elio frattanto si era sposato, aveva avuto una bambina bellissima e molto sveglia e nell’agosto ruggente dell’Italia del boom economico su una spiaggia ligure chiacchierava amabilmente con i vicini di ombrellone, alti, biondi e dall’accento inconfondibile.

La figlia ragazzina a un tratto chiese con un misto di sorpresa e rimprovero: “Papà, ma non ti sei accorto che sono tedeschi i nostri vicini!?”

“Certo e allora?”

“Ma non erano quelli che ti avevano deportato, ridotto alla fame e picchiato nel campo di concentramento?”

Lui allora l’aveva guardata tra il sorridente e il sornione.

“Certo. I tedeschi mi hanno deportato, seviziato, umiliato, ridotto alla fame… Proprio così. Ma non ricordi l’altra parte della storia. Se non fosse stato per altri tedeschi, gente semplice, dei contadini che vivevano vicino al campo di concentramento, io non sarei sopravvissuto. Erano loro che di nascosto mi davano qualche pezzo di pane e formaggio tutte le volte che potevano. Se non fosse stato per loro, per la loro umanità io non sarei qui e tu non saresti nata. Tedeschi gli uni, tedeschi gli altri. Esistono uomini degni di essere chiamati tali in ogni luogo, di ogni razza, in ogni angolo di terra”.

Mio zio che veniva da Auschwitz, per tutta la sua vita non ha mai odiato i Tedeschi pur riconoscendo la crudele spietatezza di alcuni di loro.

In questo mondo dove sembra ormai che l’antisemitismo sia una possibilità, il razzismo un’opzione, dove stiamo coltivando una cultura dell’odio e pare sia normale alzare barricate e mettere uomini gli uni contro gli altri, voglio ricordare un messaggio di speranza che viene da un’altra epoca, da un’altra Storia, da un altro mondo dove forse esisteva qualche valore in più.

Al di là delle fazioni politiche esiste un sentimento preciso che si chiama rispetto. Delle opinioni, dell’Altro, della sua storia.

Liliana Segre, a te un pensiero.

Alla tua dignità e al tuo coraggio un tributo.

Alla voce del Ricordo che si leva solitaria, un momento di silenzio, di raccoglimento e commozione per ciò che ci accomuna tutti e che si chiama tragedia storica, dolore umano.

In memoria di Alberto Sed, da poco scomparso.

L'Autore
Chiara Tortorelli
Author: Chiara Tortorelli
Scrittrice, editor e copywriter, vive a Napoli dove inventa nuovi cultural life style: come presentare libri in maniera creativa e divergente, come scrivere i libri che ti piacciono davvero al di là del marketing, come migliorare la creatività e il benessere personale con metodologie a metà strada tra stregoneria e pensiero laterale. Perché è sempre possibile (e lei ci crede) continuare a pensare con la propria testa.

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