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100 uomini

100lupi“100 lupi” di Liu Ruowang.

Lupi che azzannano, che minacciano, che spalancano fauci.

Oggi assistiamo a una nuova schiera di lupi, ben rappresentata dalla mostra installata a Napoli a Piazza Municipio e che si presta a molte interpretazioni.

C’è chi dice che l’opera rappresenti la lotta alla sopravvivenza, all’ostilità in un mondo minacciato da più parti.

Io sono retrograda, vintage, fuori moda e probabilmente fuori dal coro.

A me personalmente vedere quei lupi che azzannano e che occupano una piazza con il mare da sfondo mette una grande tristezza perché mi fa sentire quanto siamo soli a questo mondo, dove ci viene imposto di azzannare e difenderci anziché guardare, osservare e comprendere.

Com-prendere, cioè prendere dentro di noi, assumerci le nostre responsabilità nel comportamento, nelle visioni, nel mondo che viviamo e che riflette come uno specchio spietato le nostre contraddizioni e le nostre paure.

Siamo regrediti a una modalità atavica, barbara e primitiva, dove tutto assume le caratteristiche feroci della lotta.

Ma noi non siamo lupi, siamo persone.

Che possono scegliere e non riflettere l’eterna trama dell’aggressione e della difesa.

Il branco si fa forte contro il nemico, ma mostra i denti, è primitivo, non comprende che ciò contro cui lotta è una parte deforme di se stesso.

Sento il bisogno oggi più che mai di opere d’arte che inneggino all’incontro, al confronto, allo scambio, al dialogo, che non replichino la frase disfattista di Thomas Hobbes “Homo homini lupus” ma che possano rappresentare la bellissima massima di Terenzio “Homo sum, humani nihil a me alienum puto”.

In queste due frasi come davanti a un bivio matura la nostra scelta umana. La sfida dei nostri tempi.

Se continuare a rappresentare la lotta tra bene e male, giorno e notte, luce e ombra e navigare nella terra dei contrasti, o portare luce ai punti bui. E smettere di vedere nemici dappertutto.

È questo il bivio tra il guerriero e il portatore di pace.

Ed è questo ciò a cui oggi siamo chiamati.

Siamo davanti a una società malata che non conosce più la strada dell’incontro e della felicità.

Quella spicciola felicità fatta di riconoscimento, di ciò che significa essere uomini e della ricerca di ciò che ci accomuna.

Se apriamo la pagina di un social, uno qualsiasi, a meno che non ci imbattiamo in post culinari che spaziano dalla foto di una frittata di maccheroni al polipetto al sugo oppure in “post selfie”, con foto collage di tutti i tipi, davanti a un post che cerca di affrontare una qualunque situazione esistenziale o apre una domanda su scenari politici e sociali, l’imbarazzo è dilagante. L’assenza di dialogo è completa, le opinioni divergenti non possono coesistere, subito è rissa, strascino virtuale con turpiloquio personalizzato, offese gratuite, posizioni trancianti. Con una mannaia si tagliano teste, si alzano roghi. È l’Inquisizione del nuovo millennio. Un’Inquisizione pericolosa che affonda le sue radici nella paura e nella necessità di avere un nemico da combattere per aumentare adrenalina ed energia vitale.

L’Inquisizione dei lupi.

Vorrei una piazza dove potesse avere spazio un’installazione chiamata 100 uomini, non 100 lupi e dove al posto delle zanne fosse mostrato un abbraccio.

L'Autore
Chiara Tortorelli
Author: Chiara Tortorelli
Creativa pubblicitaria, editor e scrittrice, vive a Napoli dove inventa nuovi cultural life style: come presentare libri in maniera creativa e divergente, come scrivere i libri che ti piacciono davvero, come migliorare la creatività e il benessere personale con metodologie a metà strada tra stregoneria e pensiero laterale. Il suo ultimo libro è “Noi due punto zero” (Homo Scrivens 2018). Cura per Napoliclick la rubrica “La Coccinella del cuore”.

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