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Sulla felicità, la Decrescita felice a Napoli

sulla felicitàUn weekend come tanti, di sole malgrado gennaio, il centro storico che racconta d’altri tempi e intesse magie e all’ex Asilo Filangieri, un convegno di due giorni dal titolo confortante: “Felicità al tempo della fine della crescita”.

Questo è ciò che è accaduto lo scorso fine settimana nel cuore di Napoli, con l’intervento di vari relatori e “felicitatori”, a dimostrare che forse in questi nostri tempi che sembrano così amari e aridi, resiste invincibile l’eterna domanda sulle radici della gioia.

C’eravamo abituati alla rassegnazione o almeno così sembrava.

Al tempo del tramonto di ogni filosofia, la domanda sembrava quanto mai obsoleta, prima delle domande sfilano già pronte le risposte e le ricette, quelle di chi cerca di far quadrare in uno schema l’anelito esistenziale, quella spinta misteriosa e pervicace alla felicità.

Ma cosa ci rende felici oggi? E riusciamo ancora ad esserlo? Siamo in grado di riappropriarci di quella dimensione intima e accorata che ci fa sussultare per un raggio di sole che fende in due la città, per il sorriso di un bambino, per un pallone che rotola nel vento mentre il cielo fa capolino col suo azzurro?

Noi, quelli della libera economia e del facile consumo, noi che abbiamo ridotto tutto all’equazione matematica del PIL, noi che siamo arresi alla catena della crescita economica e che non parliamo che di comprare e vendere e di marketing e di mercati e di guadagni, noi che abbiamo fatto del denaro il nostro totem, siamo ancora capaci di misurare anziché il prodotto interno lordo, la felicità interna lorda di una società e di un Paese?

Questa la sfida di cui si è parlato in questi due giorni di “decrescita”, partendo dal Buthan con un film dove si racconta di questo paese ai piedi dell’Himalaya che a un tratto ha cambiato le regole del gioco sfidando a cercare e a trovare la felicità interna lorda, passando poi per nuovi modi d’intendere il rapporto con la terra e con la natura e finendo con l’analisi di ciò che ci rende felici.

Mentre l’Australia è un unico urlo di fiamme e rivolta, mentre ovunque impazzano guerre e l’uomo si aggrappa agli ennesimi deliri di potere per contendersi le risorse del pianeta, mentre sul web la gente si distrae con polemiche senza domani, mentre il pianeta brucia al caldo di un clima anomalo e le dittature minacciano le libertà dei popoli, in un’aula napoletana ci si interroga sulla felicità, ci si riunisce nello spirito di ritornare a valori antichi come fare di nuovo il pane in casa o recuperare lo spirito comunitario, si invita la gente a riscoprire la magia dell’essere vivi qui e ora riappropriandoci di un sentimento, dell’emozione dell’incontro, dello spazio per respirare aria più incontaminata o piantare un albero e riposarsi alla sua ombra.

Poche piccole sublimi cose, strappate agli scaffali anonimi dei supermarket.

Al di là dell’omologazione culturale della società dei consumi di cui già parlava un profetico Pasolini sul finire degli anni Sessanta.

Poche piccole cose sublimi. Piccoli gesti di meraviglia da compiere nel quotidiano.

Perché forse essere felici significa crescere in altri modi, non inseguendo crescite economiche ma cercando di maturare una crescita interiore, quella costruita sui capisaldi del rispetto, della collaborazione, del dialogo.

Quella costruita sul contatto ormai ridotto al lumicino tra uomo/natura, che ha il potere di farci sentire vivi.

Quella che ci permette di vivere con poco, perché nel poco e nell’essenziale sta il segreto della felicità del cuore.

Quella crescita dell’anima che non si misura, si vive.

L'Autore
Chiara Tortorelli
Author: Chiara Tortorelli
Creativa pubblicitaria, editor e scrittrice, vive a Napoli dove inventa nuovi cultural life style: come presentare libri in maniera creativa e divergente, come scrivere i libri che ti piacciono davvero, come migliorare la creatività e il benessere personale con metodologie a metà strada tra stregoneria e pensiero laterale. Il suo ultimo libro è “Noi due punto zero” (Homo Scrivens 2018). Cura per Napoliclick la rubrica “La Coccinella del cuore”.

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