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Senza padroni, il libro di Michele Riondino sull’Ilva di Taranto

Senza padroniEsce per Edizioni Gruppo Abele Senza padroni. Taranto, l’Ilva e il palcoscenico, il libro di Michele Riondino e Piero Ferrante. Un dialogo fra uno scrittore coinvolto nel mondo del sociale e un attore e musicista di fama raccontano delle acciaierie di Taranto e dell’ingiusta e impossibile scelta fra il lavoro e la salute.

Taranto, l’alfa e l’omega

«Partiamo da dove tutto è cominciato. Da Taranto, dove sono nato, dove sono vissuto fino alla maggiore età, dove torno quando posso». Inizia con queste parole l’intervista fra Michele Riondino e Piero Ferrante. Taranto, l’alfa e l’omega, l’inizio e la fine di tutto. Una città totalizzante, che offre un unico futuro possibile ai suoi abitanti: la fabbrica. L’acciaieria, che offre lavoro e stabilità economica, e che contemporaneamente mette a repentaglio la vita e la salute dei tarantini, con i suoi fumi e le sue polveri velenose.

Un luogo che incarna la dicotomia, l’impossibile scelta fra lavoro e salute, fra la stabilità occupazionale e la propria vita.

Questa è la cornice entro cui s’inserisce il dialogo con Michele Riondino: un attore e musicista che ha messo la sua notorietà al servizio della causa di Taranto e di quelle cittadine e cittadini che vogliono una città più sana. Un personaggio pubblico che ha deviato da sé i riflettori, puntandoli sulla vita dei suoi concittadini, animando il Comitato dei Cittadini Liberi e Pensanti e dirigendo dal 2013 l’Uno Maggio a Taranto, la manifestazione musicale alternativa al Primo Maggio romano.

Un personaggio a tratti scomodo, entrato nel cuore di italiane e italiani grazie a Il giovane Montalbano ma che affianca al suo lavoro di attore la militanza politica vera. Attirandosi anche feroci critiche: «Agli occhi della classe politica, nazionale e tarantina, ogni artista impegnato è un abusivo, che occupa senza permesso la scena politica».  

Senza padroni 1

La musica, il cinema, il palcoscenico    

Dall’Ilva alla militanza, dalla musica al cinema, Piero Ferrante chiede a Michele Riondino di aprirsi totalmente, in un dialogo che va oltre la biografia. Senza padroni non è un’agiografia, ma un’intervista appassionante fra due pugliesi – entrambi emigrati per seguire un lavoro all’altezza dei propri sogni – in cui emergono l’umanità e il senso di necessità, la volontà di cambiare le cose e di non abbandonarsi allo status quo.

Riondino è definitivo: «Taranto rinasce solo se chiude lo stabilimento una volta per sempre». E può dirlo perché la sua famiglia e gli amici di una vita sono coinvolti nella fabbrica, in un legame a filo stretto che più volte ha portato a scontri, litigi, separazioni dolorose fra chi nella fabbrica vede l’unico orizzonte di vita e chi cerca l’orizzonte un po’ più in là. 

Senza padroni è un libro che racconta non solo di Taranto e della sua acciaieria, e nemmeno solo della vita d’attore e di musicista e di come la notorietà possa essere messa al servizio della lotta sociale: racconta di come si può nutrire la speranza, e di come le persone siano più del luogo in cui nascono. C’è sempre spazio per il riscatto di sé e del proprio ambiente: Riondino, in questo libro, racconta il suo. 

Gli autori           

Michele Riondino, attore per il cinema, il teatro e la tv, dal 2012 è protagonista della fiction Rai Il giovane Montalbano. È impegnato nella sua città, Taranto, nel Comitato dei Cittadini Liberi e Pensanti. Dal 2013 è il direttore artistico del concerto dell’Uno maggio di Taranto insieme a Roy Paci e a Diodato.

Piero Ferrante, pugliese d’origine, vive a Torino dove lavora per il Gruppo Abele. Ha scritto racconti per libri e riviste. Animatore dell’associazione culturale Babelica di Torino, ha curato la raccolta Come spiriti adolescenti. 25 scrittori per Kurt Cobain, Radici Future, 2019.

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