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Doppie punte

doppie punteNella famiglia di Piero, protagonista dell’interessante romanzo di Michele Lamacchia Doppie punte (Lettere Animate edizioni, pagg. 374, euro 16,50) vige una regola a cui nessuno può sottrarsi (se non in caso di malattia o di non raggiungimento dell’età della ragione, ossia quando la femmina non è ancora diventata “signorina” e il maschio non ha “impilato”): quando c’è qualcuno in visita, amico o parente che sia, tutti devono stare nella stessa stanza.

Primo, perché, in una casa per bene, la deferenza, il rispetto e la “buona creanza” non devono mai venire meno; secondo, perché, sulla base di un precisissimo codice di comportamento (l’ospite guarda troppo a lungo il vassoio prima di prendere la tazzina – schizzinoso!, oppure sceglie quella più vicina a sé – opportunista! o, ancora, beve usando la mano sinistra pur non essendo mancino – diffidente!, e così via), è dal rito del caffè che si capisce di chi è possibile fidarsi, che si distingue tra chi accetta di rispettare le regole di una casa e chi le rifiuta. Doppie punte prende avvio proprio di qui, dalla descrizione di una famiglia barese la cui vita è regolamentata secondo rigidi canoni morali, sociali e comportamentali che portano a interpretare qualsiasi diversità come un segno di stranezza, di pericolosità o, peggio ancora, di depravazione. In questo contesto si racconta la ribellione del giovane Piero ad un mondo dove, nonostante le apparenze, “il male sopito nei panni di buoni vicini, brave mamme, mariti comprensivi, figli esemplari, può esplodere incontrollato”, un mondo a due facce (o a “due punte”) interpretato con il filtro del pregiudizio e messo in scena con quello dell'ipocrisia.

Michele Lamacchia

Doppie punte si configura come un romanzo di formazione in cui il protagonista ambisce a fare, in modo mai urlato, le proprie scoperte (decisamente diverse rispetto alle aspettative della famiglia di origine) e a trovare la propria vocazione lavorativa. Sempre nell'istintiva avversione per ciò che è finto e costruito.

E sono pagine molto riuscite quelle che ricostruiscono il passato di Piero, la sua vita familiare (notevole l'ingombro - nell'assenza - della figura di un padre ottuso e fascista che, come si scopre gradualmente, è in prigione per aver partecipato a un omicidio, in opposizione a quella del nonno Mario, amante dei libri e della musica, e - sarà vero? - da sempre innamorato segretamente di un uomo), la progressiva presa di coscienza della propria diversità (buona la descrizione dei tentativi fallimentari di Piero di uniformarsi ai comportamenti dei propri coetanei, felicissimo il personaggio del parrucchiere Valerio che fa scoprire al giovane protagonista i piaceri della lettura, i primi turbamenti sessuali e la passione per le acconciature), la decisione di fuggire dalla Puglia per trasferirsi a Roma (di nuovo, molto efficaci la descrizione del viaggio in treno e del “sogno dei capelli” che sembra annunciare a Piero il suo futuro, così come il racconto della coabitazione con Angelo in un disordinato e puzzolente appartamento della capitale). 

L’autore rivela una straordinaria capacità e un insolito garbo nell’offrire al lettore il racconto delicato, ma contemporaneamente ironico e, a volte, molto fantasioso (convincente il capitolo sul personaggio fantastico di Gloria Meier, sintesi dell'eroe che si potrebbe essere, e l’utilizzo ricorrente dell’immagine delle farfalle e delle falene, che ci invita a riflettere sui nostri involontari pregiudizi) della dolorosa conquista della propria identità da parte del protagonista, efficacemente descritto sia nell’istintiva avversione per tutto ciò che sembra finto e costruito, che nella propria ostinazione a mantenere un' indipendenza morale.

Piero cresce davanti ai nostri occhi e deve completare il suo percorso, provando a trasformarsi da bruco a farfalla mettendo in gioco le sue caratteristiche più singolari – all’inizio, cariche di infantile ingenuità, altre volte quasi poetiche, altre ancora sconvolte dalla sorpresa del confronto col mondo.

Sullo sfondo si percepiscono vivi, nei dettagli, i segnali dei mutamenti socio-culturali che gli stanno attorno: la politica, la cronaca, il costume. Piero sembra viverci dentro con la nostra stessa - forse colpevole - inconsapevolezza.

Il libro viene presentato a Napoli mercoledì 17 maggio alle ore 17.30 presso lo spazio Laterzagorà nel teatro Bellini (Via Conte di Ruvo, 14). Con l’autore intervengono la giornalista Ida Palisi, lo scrittore e attivista Arcigay Claudio Finelli e la responsabile dell’associazione A voce alta Marinella Pomarici.

Michele Lamacchia nasce a Bari nel 1977 e, dopo aver trascorso un'infanzia e una giovinezza complicata, si trasferisce a Firenze, poi a Roma e a Caserta seguendo un lungo percorso formativo e, lui dice, ancora in corso. Attualmente vive a Brindisi con le sue due bambine, cura il proprio sito leparolecreanomondi.com, scrive per la free-press e come blogger su diverse piattaforme. Ha pubblicato altri due romanzi: Mò avast! (“Adesso basta!” Biblios - 2010) e Nero (self-published - 2011). Ha vinto il I Concorso di Narrativa Breve Satisfiction, pubblicando con Bookmark Literary Agency nella raccolta “Una cosa che comincia per L” (2016).

Se gli chiedete “Che cosa stai facendo?” risponderà “Scrivo”

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