venerdì 14 DICEMBRE 2018
blank
 
chi siamo 
contatti

La scrittura come mestiere

massimiliano-virgilioÈ tra i protagonisti de Un’Altra Galassia, la rassegna letteraria che animerà i decumani sabato 31 maggio e domenica 1 giugno (leggi qui il programma).

Giornalista, scrittore, una passione sfegatata per il lievito madre: Massimiliano Virgilio autore del fortunato Arredo casa e poi mi impicco ci racconta il mestiere dello scrittore.

D.       Un recente studio ha calcolato che tra qualche anno ci saranno più cuochi che ragionieri: non temi che possa accadere lo stesso con gi scrittori? Non stiamo assistendo –in questo momento storico- ad un eccesso di produzione letteraria?

D.       In tutta franchezza, credo sia un malcostume dello scrittore italiano pubblicato dire a tutti gli altri che dovrebbero rinunciare. Se uno vuole scrivere, perché non dovrebbe farlo? Allo stesso tempo, mi rendo conto che ormai in Italia esistono più scrittori che lettori, il che è indice di un grave problema: l'assenza di una "classe" di lettori forti che, nel resto d'Europa, tiene nonostante la crisi.

 R.      Si scrive più di quanto si possa umanamente leggere, a maggior ragione non trovi che il proliferare di scuole di scrittura possano contribuire ad ingrossare l’esercito degli scrittori senza speranza?

R.        Ho frequentato corsi di scrittura creativa e insegno per scuole di scrittura creativa, eppure, non credo che per fare questo mestiere si debba passare per questa strada. Anzi, gran parte del mio lavoro di scrittore potrei dire che è stato "togliere" via quei cascami tipici da scuola di scrittura.

Credo che l'industria culturale e, in questo caso, dei libri, tenda a iperprodurre per un meccanismo tipico di mercato. Il punto è che consideriamo i lettori clienti, e questo crea la necessità da parte di chi produce di diversificare i prodotti, ampliare la gamma, offrire servizi diversi, come le mille fragranze di un deodorante, la stessa merendina declinata in tutte le scale di valori possibili. Il punto è che tutto questo con la letteratura, con i buoni libri, con la promozione di uno spirito critico, tende, in prospettiva, a zero. Le due curve si incontrano, oramai, solo tangenzialmente.

D.        E quindi alla luce di questa inappuntabile lezione di statistica, dimmi: tu perchè scrivi? Per chi scrivi?

R.        La verità è che mi piace l'idea di poter dare un po' di consolazione alle persone. Credo che l'arte, in qualsiasi forma possibile, abbia questo compito preciso: di aiutare qualcuno a costruirsi un'idea del mondo, un'idea non pacificata, che il mondo lo mette in discussione e, allo stesso tempo, arrivare alle persone consolandole. Scrivere è un buon modo per condividere delle fragilità.

D.        La scrittura ha un doppio valore terapeutico, dunque, libera te, accoglie chi legge.  Ma come funziona esattamente il mestiere di scrittore? Come nasce una storia?

R.        Scrivo al pc per quattro ore al giorno, mattina, pomeriggio, notte. È necessario darsi una regola:  la scrittura è al 90% disciplina, per quanto mi riguarda. Nessuno riuscirebbe a scrivere un romanzo di 300, 400 pagine senza disciplina. Quanto alle storie, ogni volta è un'esperienza molto diversa. Nel mio primo romanzo avevo voglia di dimostrare di essere uno scrittore vero e proprio (tipica ansia dell'esordiente) e per questo ho deciso tutto a tavolino, da narratore esterno. il secondo, invece, è stato un reportage, quindi non era un romanzo: ho passato più tempo in strada che a casa a scrivere. Per quanto riguarda ‘Arredo casa e poi m'impicco’, invece, trattandosi di un romanzo molto autobiografico, ho lasciato come nel più classico dei casi, che la storia venisse a bussare: ho tastato il mio "corpo letterario" alla ricerca del punto in cui faceva più male, una volta trovato il punto ho cominciato a scavare. A quel punto, ho scritto tutto il libro.

D.        Stai continuando a scavare? Hai un libro in prossima uscita?                        

R.        Sì, il prossimo ho già cominciato a scriverlo. Al momento posso solo dire che è la storia di un incontro, una riflessione a partire dalla crisi che stiamo vivendo: cosa resta, nonostante la crisi, i tagli, gli sfaceli che ogni giorno ci raccontiamo? Cosa resta tra la persone? Da dove possiamo ripartire per ricomporre il quadro? Dall'incontro tra due persone. Tra me e un altro. Senza distinzioni di sesso, età.

Articoli correlati

Notizie

  1. ULTIME
  2. PIU LETTE
afragola nataleAfragola tra mercatini di Natale e...Un Natale magico ad Afragola, a pochi chilometri da...
danjloAl Nostos Teatro, un talk musicale...Secondo appuntamento della rassegna “Approdi 2018/2019”...
stella di nataleCome tenere in vita la Stella di...La pianta comunemente nota come Stella di Natale (in...
Ron e Tosca Festival di Sanremo 1996Tosca madrina del Premio per...Sarà la cantante Tosca la nuova madrina del Premio...
maurizio-de-giovanni-2I romanzi di de Giovanni al cinema e...Lo scrittore napoletano anticipa: “I Bastardi di...
ex-asilo-filangieri-estEx Asilo Filangieri: Libertà e...Si chiamano “abitanti” e da marzo 2012 stanno...
skin careBotulino? No grazie. Arriva Sublime SkinNon è solo per donne e non ha controindicazioni, tranne...
crociera-con-delitto“La nostra missione è raccontare storie”Partito con i gialli e le cene con delitto, il teatro Il...
agendo 2019 banner
Prenota la tua copia inviando una e-mail a comunicazione@gescosociale.it
il poggio
napolicittasolidale
amicar 500