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Totò tra poesia e musica

Totò Poetry CultureEsce ufficialmente sulle piattaforme digitali (Spotify / Apple Music / Amazon Music / Tidal / Beatport) la prima traccia del progetto Totò Poetry Culture, avventura del duo napoletano composto dal poeta/performer Gianni Valentino e dal producer/musicista Lello Tramma.

Insieme, i due artisti hanno studiato la produzione poetica di Totò per creare un arcobaleno di musica elettronica – digitale e analogica – con cui attualizzare quei componimenti antichi. In un battito che galleggia tra atmosfere electro, dub, chill, funk, ambient, soul, folk, house, i versi del Principe della risata e del corteggiamento pulsano di suoni contemporanei proprio nella stagione in cui si celebra il 70° anniversario di Malafemmena.

Nel giorno della nascita del cult romantico di Totò, cioè l'11 agosto, era stato pubblicato su YouTube il videoclip ufficiale del mashup “Core analfabeta / Ammore perduto”, visibile al link www.youtube.com/watch?v=x8rF0nIGnFk&t=21s.

Totò, recitando il ruolo di Jago nell’episodio “Che cosa sono le nuvole?” diretto da Pier Paolo Pasolini nel film collettivo “Capriccio all’italiana” [il film uscì nel ’68; il Principe era morto nel ‘67], viene abbandonato in una discarica e, guardando il cielo, esclama: “Ah, straziante meravigliosa bellezza del creato”. A quella magica innocenza rendiamo omaggio con una clip che riabbraccia la natura nel suo agire. Quella natura che ci è stata sottratta durante la pandemia Covid-19, costringendoci alle nostre celle-abitazioni. 

Più noto con lo pseudonimo Totò, all’anagrafe imperiale Principe di Bisanzio, de Curtis è stato autore di decine di poesie: amorose, familiari, sociali. E di alcune memorabili canzoni, che tutt’ora si cantano ovunque nel pianeta: dal Mediterraneo all’Asia all’Europa del Nord. La sua maschera al cinema e a teatro ha però – spesso e involontariamente – allontanato gli appassionati, anche i più devoti, dai versi che ha firmato in autonomia artistica e che solo più tardi sono stati compresi nella loro dimensione, nella passione e nella profondità. C’è un senso ritmico e musicale innato – pur essendo egli analfabeta di pentagramma – nell’artista napoletano e il progetto Totò Poetry Culture ne rigenera le fonti e lascia che queste risorgano. Proprio nell’anno dello speciale anniversario di quello che è un monumento all’amore eterno, maledetto e disgraziato: Malafemmena.

A quell’ambivalente sentimento, radioso e disperante, psicotico e inebriante, Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno de Curtis ha intitolato rime e assonanze di grazia cristallina. Nel suo sound, il poeta-principe ha rintracciato una luna con cui ancora si illuminano emozioni private, intimità, fatti biografici, penitenze, eccessi. Il progetto ha debuttato online con una prima traccia, un mashup intenso e sprint fra Core analfabeta e Ammore perduto, nella data fatidica dell’11 agosto. In quel giorno lontano del 1951, per la Festa di Piedigrotta targata La Canzonetta, Malafemmena venne eseguita per la prima volta in teatro dal cantante Mario Abbate. Dal focus rétro dedicato esplicitamente alla signora*moglie Diana Bandini Rogliani l’avventura si irradierà e nei mesi a venire, assieme ad altri esperimenti musicali abbinati alle liriche (i versi sono raccolti nel libro Antonio de Curtis “Il principe poeta” a cura di Elena Anticoli de Curtis e Virginia Falconetti – Colonnese editore), naturalmente anche la nuova Malafemmena troverà la sua dimensione moderna. Poiché ancora adesso quel ritornello rabbioso è il simbolico testamento dell’attore-marionetta scomparso nella primavera del 1967.

Da quel ricordo, e da quel foglio autografo del 1951 dedicato alla sua Mizuzzina, il duo omonimo che include il poeta/performer Gianni Valentino e il producer/musicista Lello Tramma riparte per trasportare le pagine di Totò in un segmento futuribile e digitale. Che non rinuncia al mood analogico, tra oud, pianoforte, synth, ciaramelle, chitarre, theremin, violoncello, tromba, saz, basso. A ridosso di Natale, poi, Totò Poetry Culture porterà nelle mani dei fan del Principe, e di coloro che vogliono ancora scoprirne il genio polimorfo, una doppia sorpresa per collezionisti doc. Ma adesso c’è il mashup. Primo round di questo lungo viaggio.  

“Poesia e musica elettronica trovano la loro simbiosi”, racconta Gianni Valentino, ideatore del progetto e voce recitante di Totò Poetry Culture. “Lo spoken word e il groove sonoro sono stati creati all’unisono. Non si trattava di comporre le musiche e, dopo, in maniera passiva, interpretare i versi. Né viceversa. Abbiamo lavorato esotericamente in studio di registrazione e anche distanti, nelle rispettive case, senza sosta. Rapiti da questa voragine poetica. In un frangente di furiosa depressione umana, spirituale e creativa (specialmente dovuta al secondo lockdown Covid), l’arrivo di questa idea è stata una luce miracolosa per rialzarmi. La citazione che apre il video è l’ultima battuta cinematografica pronunciata da Totò. Ogni volta che ho visto quelle immagini del Principe-marionetta Jago scaraventato nella discarica dallo spazzino (Domenico Modugno) ho sentito una commozione smisurata, incontenibile. In quella faccia verde di Totò è concentrato l’incanto, la meraviglia innocente, la sensibilità dell’uomo-artista-poeta, la gioia e il martirio di aver intensamente vissuto, creato, amato. Per celebrare, anche visivamente, l’anniversario di Malafemmena e della costellazione dei suoi versi era sacrosanto ripartire dall’ultimo ciak di Totò con Pasolini. Così come fu per lui in quel sospiro d’addio, quella natura è oggi la nostra resurrezione di comunità. La reazione all’infinita galera subita a causa del Covid, quando ciascuno di noi è stato rinchiuso nelle proprie celle-case”.

Dal canto suo, il producer/musicista Lello Tramma aggiunge: “Dopo venti anni di produzioni, album, concerti, collaborazioni con artisti italiani e internazionali, sono felice di aver partecipato finalmente a un progetto nel quale non ricopro il ruolo del leader. Mi fa sentire più rilassato e pure più responsabile perché sono cresciuto musicalmente e sono più consapevole. Talvolta è piacevole restare leggermente dietro le quinte”. 

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