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Nino D’Angelo si racconta “senza giacca e cravatta”

cover MUSICA IN EVIDENZADa 'Ragazzo della curva B' a 'Senza giacca e cravatta' ne ha fatta di strada. Nino D'Angelo è un esempio vivente di come la musica possa diventare uno strumento di riscatto e mobilità sociale. Proprio lui, nato e cresciuto in una famiglia povera nella periferia nordorientale di Napoli, nel quartiere di San Pietro a Patierno, dove da poco l'artista Jorit gli ha dedicato un murales, lui che non ha studiato, oggi sale in cattedra e i testi delle sue canzoni diventano oggetto di studio

Succede all'università Suor Orsola Benincasa nella giornata “Pedagogia e linguaggio musicale nella società complessa” che si è svolta in occasione dell’uscita del volume dell’ex caschetto biondo “Il poeta che non sa parlare” (Baldini+Castoldi Editore), primo passo di un progetto triplo dell’artista napoletano che comprende oltre al libro anche un album di inediti (in uscita il 15 ottobre) e un tour che prenderà il via nella prossima primavera.

Ancora oggi seguitissimo dai giovani anche grazie ai Social, ormai al suo secondo libro, il 'poeta involontario', nel corso della sua lunga carriera, ha attraverso temi sociali importanti cari alla gente. D'Angelo, restando sempre fedele alla 'lingua napoletana' e al suo 'popolo', si è evoluto, soprattutto negli ultimi anni, dando voce a chi non ha voce e utilizzando l'arte come strumento di emancipazione e riscatto (è stato anche direttore del Teatro Trianon Viviani di Forcella). 

Da cantautore dell'amore e della leggerezza, stereotipo che lo aveva un po' ingabbiato negli anni '80, è riuscito a trasformare in note argomenti come il disagio delle periferie, l'immigrazione, il razzismo, il recupero di giovani a rischio, la guerra, l'assenza dello stato in territori martoriati dalla criminalità (pensiamo a testi come Malatiempo, Suonno, Terra nera, A nu pass ra’ città, Brava gente).

Nonostante sia una icona per intere generazioni, il maestro è rimasto sempre fermamente convinto che la prima qualità per emergere nella vita sia l'umiltà, "senza giacca e cravatta", come dice in una sua popolare canzone e come ci racconta in questa intervista. 

L'iniziativa (tenutasi mercoledì 13 ottobre 2021) “il primo grande evento in presenza del Suor Orsola Benincasa”, come ricorda Fabrizio Manuel Sirignano, professore ordinario di Pedagogia generale e presidente del corso di laurea in Scienze della Formazione primaria dell’Università Suor Orsola Benincasa. Che aggiunge: "Nino ha dato voce a chi è stato negato il diritto all’istruzione, a sottolineare che l'istruzione è un potente strumento di emancipazione sociale". 

Dello stesso avviso Enricomaria Corbi,direttore del Dipartimento di Scienze formative, psicologiche e della comunicazione: "Siamo onorati che questo evento si tenga all'interno del corso di Scienze della formazione perché il percorso artistico di Nino rappresenta  un esempio di cambiamento, del miglioramento che si può ottenere attraverso la cura di sé e il sapere". 

Presente anche l'antropologo Marino Niola che ha sottolineato: "Nino ha saputo raccontare una Napoli spezzata in due, l'una giudicante nei confronti dell'altra. In fondo, la vera cultura napoletana è quella plurale, quella che ha raccontato lui con la sua musica". All’incontro ha partecipato anche l’artista Jorit.

Maria Nocerino

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Maria Nocerino
Author: Maria Nocerino
Sociologa e giornalista pubblicista, è specializzata nel giornalismo sociale. Collabora con l’agenzia di stampa Redattore Sociale e con il quotidiano Roma per le pagine della Cronaca.

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