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La camorra al tempo del covid: ne parla Fabio Giuliani, Referente di Libera Campania

Fabio GiulianiL’emergenza sanitaria, con le file alla mensa e la richiesta di buoni spesa, ha svelato l’enorme bacino del lavoro sommerso in Campania, terreno fertile per la camorra e la microusura. Ce ne parla Fabio Giuliani, referente dell’associazione Libera contro le mafie della Campania, che inizia ricordando con affetto Valerio Taglione, coordinatore del Comitato Don Peppe Diana, figura carismatica dell’anticamorra casertana, prematuramente scomparso in questi giorni.

L’auto di Fabio Giuliani era stata colpita dai proiettili della camorra a marzo nel quartiere di Ponticelli e si era temuto per un atto intimidatorio, ma si era trattato di un caso che sarebbe potuto accadere a qualsiasi cittadino e che il referente di Libera considera “un campanello d’allarme che ci indica che bisogna tenere l’attenzione alta a prescindere dall’emergenza sanitaria, perché non si possono spegnere i riflettori sulle camorre proprio in questo momento”.

Proprio per non far venir meno l’attenzione sulle mafie e l’antimafia, Libera Campania dall’inizio del corona virus, attraverso dirette sulla sua pagina facebook, si sta occupando di trasmettere la dimensione positiva dell’impegno che sta emergendo, senza abdicare alla denuncia attraverso la narrazione di vari aspetti del tema: da come si sta muovendo la criminalità organizzata, alla controinformazione, alla memoria delle vittime, ai beni confiscati.

Da pochi giorni è prematuramente morto Valerio Taglione, come lo ricordi?

Valerio era una persona adorabile, aveva appena 51 anni, era coordinatore del Comitato Don Peppe Diana, una rete di associazioni, singoli e gruppi da sempre aderente a Libera, che nel solco della memoria di Don Peppe Diana si occupa di anti camorra a partire dalla formazione nelle scuole. Valerio è anche stato per tanti anni referente di Libera in Caserta, si può dire che ha costruito Libera in quell’area. È sempre stato una persona presente, che non si abbatteva e non cadeva nei facili entusiasmi, aveva un carattere a tratti spigoloso e intransigente, caratteristiche essenziali per lavorare in quel territorio. Era un grande leader e bisognerà fare i conti con la mancanza di una figura così carismatica. Ha creato con il comitato degli anticorpi forti e duraturi ed ora è necessario non abbassare la guardia nel casertano, dopo la scarcerazione di Zagaria.

Come sta agendo la camorra nella crisi dovuta all’emergenza sanitaria?

In quanto agenzia, benché malata, che crea economia, anche la criminalità è in crisi. Secondo uno studio approfondito di Brancaccio e Meta che condivido, il lockdown ha colpito soprattutto la criminalità di alto livello, che siede ai consigli di amministrazione. Il blocco ha svelato la presenza di tante persone che vivevano del lavoro sommerso e sono rimaste prive dei mezzi essenziali di sostentamento. Singoli, gruppi e associazioni sono venute in soccorso dei nuovi poveri, ad esempio nella zona orientale della città penso a Terra di Confine che distribuisce le spese o a Figli di famiglia che cucina 188 pasti al giorno. L’associazionismo dimostra di reggere, ma fino a quando? Se questa è la faccia positiva dell’emergenza, d’altra parte la camorra sta influendo a un doppio livello. Da un lato con un gangsterismo urbano, costituito dalla manovalanza assoldata dalla camorra in mancanza di lavoro, dall’altro con un welfare criminale surrogato del welfare statale che in questo momento è carente. Penso ai pacchi alimentari distribuiti a Pianura dalla camorra e alla microusura. Per questo noi di Libera rivendichiamo un intervento statale concreto con il reddito di quarantena prima che prenda sempre più spazio la criminalità organizzata.

Hai parlato di microusrura, di cosa si tratta? Chi è più a rischio usura in questo momento?

Dai dati di SOS Impresa risulta che c’è un aumento del prestito usuraio soprattutto per quanto riguarda i micro prestiti tra i 50 e i 500 euro, anche semplicemente i soldi di una spesa, senza richiesta immediata di restituzione. Questo tipo di prestito è finalizzato alla fidelizzazione e al consenso. Non viene definito un tasso di interesse perché gli usurai avranno modo e tempo di farsi restituire gli importi anche attraverso una serie di piaceri, alimentando così il sistema criminale. L’altra fascia a grave rischio usura è quella dei commercianti ai quali Sandro Ruotolo ha fatto un accorato appello: “Scegliamo insieme di resistete”. Per molti, presi dalla disperazione, la scelta più facile può essere quella di buttarsi nelle braccia dei criminali, per questo è necessario attivare insieme un welfare che non sia criminale. Inoltre lo stesso Cafiero De Raho ha lanciato il grido “Fate Presto” perché nella crisi solo la criminalità organizzata ha liquidità da offrire alla piccola e media impresa e in questo modo si accaparrerà vere e proprie filiere di mercato. Inoltre il procuratore nazionale antimafia proprio in questi giorni ha affermato che la regolarizzazione dei lavoratori a nero delle campagne è un atto concreto di contrasto alle mafie, condividiamo ogni virgola di questa dichiarazione. E’ necessario intervenire subito a più livelli.

Come ha influito il lockdown sull’economia dei beni confiscati alla criminalità organizzata?

La crisi tocca l’economia in generale e dunque anche i beni confiscati entrano in crisi dimostrando di non essere soltanto dei presidi simbolici, ma delle realtà che fanno economia. Infatti in molti casi la flessibilità e la capacità di adattamento dei gestori dei beni sono risultati vincenti anche in questo momento di crisi come nel caso del Maglificio di Quindici, la Cooperativa Eva e la Forza del Silenzio hanno riconvertito la loro attività in produzione di mascherine, in prima battuta regalandole alla comunità e poi commercializzandole. Penso anche ai progetti “Budget di salute” realizzati sui beni confiscati in provincia di Caserta da 15 anni sul modello indicato da Franco Basaglia per inserire i malati psichiatrici in un circuito di riqualificazione lavorativa ed esperienziale, invece di internarli. Questo sistema coinvolge le persone con una bassa densità e in ampi spazi aperti dove le persone possono esprimersi. Se questo sistema - che è anche molto più economico perché le Asl pagano solo la metà della quota alle strutture che avviano le persone all’emancipazione - fosse stato adottato prima su larga scala probabilmente avrebbe evitato le RSA si trasformassero focolai del virus. Tutto ciò dimostra che i beni confiscati rappresentano non solo un baluardo di difesa simbolica dalle mafie, ma anche un volano di sviluppo culturale.

Per questo riteniamo inammissibile l’articolo dell’ultimo decreto Sicurezza in cui Salvini stabilisce di vendere al migliore offerente i beni confiscati perché possiamo già immaginare chi comprerà i beni confiscati, soprattutto in tempo di crisi. Purtroppo due decreti disumani sono ancora in piedi e influiscono negativamente anche sul percorso dei beni confiscati. Ci auguriamo che questo Governo prenda al più presto dei provvedimenti.

Alessandra del Giudice

L'Autore
Alessandra del Giudice
Author: Alessandra del Giudice
Sociologa, giornalista pubblicista e appassionata di fotografia, è specializzata nel giornalismo sociale e di viaggio.

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