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Coronavirus: dalla parte degli emarginati

Copertina MarginaliCoalizione Libertà e Diritti Civili ha realizzato un incontro on line per fare il punto sulla situazione dei marginali in questo particolarissimo momento. Il racconto di esperienze di impegno su tre diversi fronti sociali a Napoli, Roma e Milano è emblematico non solo dello stato di abbandono e sofferenza trasversale alle persone di categorie più fragili come migranti irregolari, senza dimora e rom, ma anche dell’assenza colpevole delle istituzioni.

Nata nel 2014, la Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili (CILD) è una rete di organizzazioni della società civile che lavora per difendere e promuovere i diritti e le libertà di tutti, unendo attività di advocacy, campagne pubbliche e azione legale. CILD ha chiamato ad un tavolo virtuale moderato da Andrea Oleandri tre persone che da anni si dedicano anima e corpo agli “ultimi”: Anna Spada del Naga di Milano, Carlo Stasolla dell’associazione 21 Luglio di Roma e Benedetta Ferone della Comunità di Sant’Egidio di Napoli.

Il Naga di Milano a cui collaborano circa 400 volontari si occupa soprattutto della salute dei migranti senza permesso di soggiorno, dei rom e dei sinti sia con un ambulatorio che offre visite specialistiche, tra le quali la psichiatrica, a circa 40 persone al giorno, sia con un’unità di strada, sia con un centro di accoglienza che con uno sportello legale. È uno dei pochi punti di riferimento per una popolazione di migranti senza permesso che ammonta a 50 mila nell’area di Milano (circa 100 mila in Lombardia).

L’associazione 21 Luglio si occupa degli abitanti delle baraccopoli (circa 17 tra formali e informali) dell’area di Roma in cui vivono circa 6000 persone di varia nazionalità, italiani, rumeni extra comunitari, la metà minorenni. “Vivono in quarantena da 20 anni - spiega Stasolla -, in prossimità di discariche in aree dove mancano servizi essenziali. La prospettiva di vita di un bambino è già segnata dalla nascita, senza alcuna possibilità di cambiamento. Assenti le istituzioni, al massimo passano i vigili urbani. Tutte le coalizioni che si sono succedute negli anni ne hanno fatto una questione di propaganda politica, senza mai affrontare concretamente il problema”.

La Comunità di Sant’Egidio di Napoli offre pasti, ascolto e supporto a circa 1700-2000 senza dimora che vivono nell’area metropolitana di Napoli e cerca attraverso il dialogo con le istituzioni, di risolvere alcune problematiche emergenti come la carenza di alloggi, l’assistenza sanitaria e psichiatrica. “La vita di chi vive in strada dura molto meno – racconta Ferone-, a Napoli ci sono circa 20 morti l’anno per salute e freddo, tra i 50 e i 60 anni. Abbiamo un problema enorme di accoglienza e molte persone soffrono di patologie psichiatriche e l’unica risposta è il TSO. Negli ultimi tempi ai senza dimora storici si vanno ad aggiungere persone che perdono lavoro, nuclei familiari, padri separati”.

Dall’incontro – confronto tra i referenti di queste realtà marginali moderato da Andrea Oleandri di CILD e visibile su https://www.facebook.com/CILDitalia/?ref=br_tf&epa=SEARCH_BOX è venuta fuori un’Italia in cui la marginalità di diverse fasce della popolazione è un problema cronico che nell’emergenza si è acuito e allo stesso tempo si è evidenziato, ma, a fronte dell’impegno di volontari, associazioni e cittadini che si stanno adoperando per i più fragili in questi mesi del corona virus, corrisponde una sostanziale assenza delle istituzioni.

Foto 1 Naga Milano

Foto del Centro Naga di Giulia Bellezza

Cosa è accaduto ai marginali durante il lockdown

Il Naga di Milano è stata l’unica realtà insieme a all’unità mobile di Emergency e all’Opera San Francesco a restare aperta per tutelare il diritto alla salute. L’ambulatorio del Naga ha visto una riduzione drastica degli utenti: da 40 a 15 al giorno poiché i migranti irregolari, temendo di essere più riconoscibili nella città vuota, non sono andati a farsi curare. “A tutti abbiamo distribuito mascherine -chiarisce Spada-, misurato la temperatura, detto di lavarsi le mani e raccomandato di evitare la condivisione degli spazi, cosa praticamente impossibile considerando i luoghi ad alta concentrazione in cui vivono. Molti potevano avere sintomi riconducibili al covid e abbiamo dato la terapia antinfluenzale. Per forza di cose c’è stato un abbassamento della qualità dell’assistenza con una riduzione delle uscite del camper nelle periferie, il servizio legale solo al telefono”.

L’associazione 21 Luglio di Roma ha affrontato il corona virus come una sfida prima attraverso una ricerca sulle esigenze e le risorse da mettere in campo, poi con azioni concrete su due linee. “Da un lato è emersa la deprivazione alimentare dei bambini tra 0 e 3 anni – racconta il referente-, dall’altro la fragilità della rete comunitaria indebolita dalla paura del contagio. Quindi abbiamo deciso di confezionare e distribuire circa 250-280 pacchi bebè settimanali secondo 5 tipologie diverse per fascia d’età nelle varie baraccopoli formali e informali. Dall’altro stiamo coinvolgendo le mamme nella confezione dei pacchi durante la quale sensibilizziamo sul tema anche studenti e cittadini che hanno iniziato ad aiutarci e agli incontri hanno preso parte anche dei parlamentari e il vescovo. Stiamo cercando di creare una base per la costruzione di una comunità interna ed esterna agli insediamenti”.

La Sant’Egidio a Napoli è uno dei gruppi più grande tra i 60 che normalmente distribuiscono i pasti nell’area cittadina e metropolitana, ma per la paura del virus inizialmente la rete si è ridotta a soli 10 gruppi, poi passati a 20, pertanto la Comunità ha moltiplicato gli interventi e chiesto più sostegno a cittadini e ristoratori che hanno risposto con grande solidarietà e inoltre ha iniziato anche a raccogliere e distribuire spese alle famiglie più in difficoltà, italiane, di migranti e rom. “Con la scelta di non interrompere in nostri servizi e di scendere in strada – ricorda Ferone - abbiamo preservato la nostra umanità non perdendo il contatto con la realtà e i poveri e allo stesso tempo abbiamo preservato l’umanità dei poveri perché in una città completamente chiusa in cui non era permesso neanche comprare una bottiglia di acqua quando ci vedevano arrivare erano felici. Ciò che ci preoccupa maggiormente oggi sono le tante persone che sono state sfrattate e rischiano di finire in strada”.  Le tre grandi strutture in città (Il centro di prima accoglienza, la Palma e La Tenda) che accoglievano circa 300 persone, con il virus hanno ridotto a 250 posti e il dramma più grande di non avere un tetto è per le donne e i malati.

Foto 2 21 luglio

Dove sono le istituzioni?

Anna del Naga di Milano afferma: “Abbiamo riscontrato una totale superficialità nella gestione pubblica. Pazienti prostitute con polmoniti sono state dimesse senza indicazioni e tampone, con una discriminazione attuata già a livello dell’istituzione sanitaria che in questo modo ha messo anche a rischio gli altri cittadini. Non c’è stata nessuna accoglienza specifica per gli infetti in condizione di marginalità. Anche se non l’avevamo mai fatto abbiamo fornito alimenti a 300 persone che vivono in case occupate finché il comune non ha preso in carico la questione. Non sta cambiando nulla rispetto all’abbandono a cui sono destinati gli utenti stranieri che vivono in Italia da circa 5-10 anni in condizione di irregolarità”.

Carlo della 21 Luglio di Roma non usa mezzi termini: “Le amministrazioni non hanno mai messo piede nelle baraccopoli dove non c’erano presidi. Nonostante la concentrazione di persone probabilmente non ci sono stati focolai perché la media della popolazione è giovane. In ben due occasioni la sindaca Raggi ha detto pubblicamente che la Protezione Civile sta monitorando i campi rom e distribuendo cibo. Ma noi che nei campi ci andiamo tutti i giorni lo escludiamo. Solo il 3-4% di queste persone ha ricevuto dei buoni spesa. C’è peraltro un totale disinteresse”.

Bendetta della Sant’Egidio di Napoli racconta: “La risposta istituzionale non c’è ancora. Il problema più grande è che non è stato offerto alcun posto aggiuntivo in questi mesi ai senza dimora e a parte i circa 300 posti che normalmente ci sono, ridotti a 250, è stata aperta solo una nuova struttura dal Cardinale Sepe per 40 posti. I primi incontri con le istituzioni si sono svolti il 25 marzo e noi abbiamo sollecitato l’accoglienza e lo screening a partire dal decreto cura Italia suggerendo di mettere a disposizione un albergo per i senza dimora, ma ci è stato risposto che le strutture da utilizzare per la quarantena erano solo per i malati. Ogni giorno la polizia passava nelle gallerie e sotto i porticati per definire a che distanza dovessero stare i senza dimora, ma dal 4 maggio queste stesse persone sono state sgomberate in vista della riapertura delle attività commerciali e una donna che vive in strada è stata aggredita da un barista nei pressi della Galleria Umberto. Riscontriamo un clima di mancata protezione e aggressione sociale. Anche lo screening sanitario è stato fittizio. Solo un giorno la Croce Rossa ha preso la temperatura alle persone che si recano alla mensa del Carmine, ma poiché non era stato stabilito alcun posto per la quarantena qualora si rilevassero i sintomi, la temperatura non è stata più misurata. La domanda seria è cosa accadrà nei prossimi mesi con tante persone in bilico, senza più casa”.

Foto 3 SantEgidio

Il corona virus ha aperto gli occhi sui marginali?

Il Naga di Milano tra tanti segnali negativi ne rileva un paio positivi: per la prima volta la direzione del carcere di San Vittore ha chiesto la collaborazione di Medici senza frontiere per gestire un reparto Covid. “Questo significa due cose – chiarisce Spada-: che i casi c’erano e che si è rilevata l’importanza del ruolo delle Ong così criminalizzate negli scorsi anni. Questa situazione emergenziale potrebbe aprire gli occhi sulle azioni positive delle organizzazioni di volontariato e segnare l’inizio di una collaborazione diversa. Non si è invece parlato in questo periodo dei CPR, centri per il rimpatrio, posti di emarginazione, che però non hanno ancor più ragione di esistere in un momento in cui le frontiere sono bloccate e i migranti non possono essere rimpatriati. Forse il virus sarà la molla per chiudere questi posti impossibili”.

Per l’associazione 21 Luglio, la crisi può essere un’occasione di cambiamento. “Ci troviamo in un tunnel di impoverimento sociale ed economico sempre più forte – dice Stasolla-, di deprivazione culturale e formativa, di crisi delle relazioni dovuta al distanziamento sociale. Quindi o sprofondiamo o possiamo uscire ripartendo dalle persone, dall’ambiente, dagli ultimi, cambiando il paradigma e mettendo al centro chi è rimasto indietro”.

Bendetta Ferone conclude l’incontro portando l’esperienza positiva della Sant’Egidio di Napoli: “Tanti hanno iniziato ad sostenere i senza dimora dicendoci che provavano angoscia e sentivano il bisogno di aiutare il prossimo. In questi mesi abbiamo vissuto un vero e proprio boom di adesioni solidali con 500 persone che forniscono spese e pasti, da medici, a professionisti, a ristoratori: è un segnale importante che può portare ad un cambiamento della città. I punti su cui ci stiamo battendo sono la regolarizzazione dei migranti e la creazione di un tavolo su nuove forme di accoglienza per senza dimora e per chi ha problemi di salute. Credo nel cambiamento che parte dalla responsabilità. Dobbiamo remare insieme, il virus ci ha mostrato che ciò che accada agli altri tocca anche noi, questo è un punto di coesione forte da cui ripartire”.

AdG

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