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Dai fiumi al mare: la qualità delle acque campane

Copertina qualita acqueChe mare avremo in Campania quest’estate? La qualità dei fiumi condiziona quella del mare. Dal Volturno al Sarno al Sele, Legambiente monitora lo stato delle acque raccogliendo e inoltrando le denunce dei cittadini alle forze dell’ordine. Ne parliamo con Francesca Ferro, direttrice di Legambiente Campania.

Tra poche settimane Legambiente assegnerà le vele che premiano la qualità delle spiagge, intanto dal dopo lock down fioccano le denunce dei cittadini sulla cattiva qualità delle acque dei fiumi e del mare.

Durante il lockdown l’assenza dell’uomo ha segnato la rinascita della Natura. Avete notato dei cambiamenti anche nella qualità dei fiumi?

Dalle foto aeree è evidente un miglioramento: la pressione dell’inquinamento è diminuita anche nei corsi d’acqua, ma purtroppo dalle numerosissime segnalazioni abbiamo dovuto constatare che dopo il lockdown gli sversamenti sono ripresi e le condizioni delle acque di alcuni fiumi sono tornate critiche come prima. In molti casi purtroppo non siamo riusciti a fare le analisi prima della quarantena, ma subito dopo la riapertura abbiamo raccolto tantissime denunce che abbiamo inoltrato a Noe e Carabinieri. I cittadini si sentono più sereni a segnalare a noi i casi, inviandoci foto e video, perché abbiamo più dimestichezza con gli esposti. 

Foto 1 Francesca Ferro

Un caso emblematico è quello del Sarno, che ruolo ha Legambiente nella lotta contro lo scempio del fiume?

Il Sarno è un nervo scoperto. Da quattro anni abbiamo avviato il monitoraggio delle sue acque, un’azione che non si sovrappone a quella dell’Arpac, ma la affianca con prelievi e analisi sistematiche. A febbraio 2019 è partito il progetto “Curiamo, viviamo e partecipiamo il Sarno” grazie alla Fondazione con il Sud in sinergia con il Parco Regionale, il CNR, il dipartimento di biologia della Federico II, Ardea che si occupa dell’avifauna, e Cronos che si occupa di vigilanza e monitoraggio ambientale. Abbiamo iniziato un percorso di educazione ambientale nelle scuole per far conoscere le criticità e le potenzialità del fiume e stiamo cercando di coinvolgere le istituzioni degli 11 comuni coinvolti e gli imprenditori dell’agro Nocerino, per creare un’alleanza.

Perché alcuni fiumi sono così inquinati?

Con la Goletta dei fiumi campani abbiamo iniziato ad indagare altri fiumi oltre il Sarno, e grazie ai 43 circoli territoriali diffusi sul territorio riusciamo ad avere una panoramica dei punti nevralgici dove le acque sono più inquinate: dal Sarno, alla parte della Domitiana di Castelvolturno, all’area cilentana del Sele. L’inquinamento non è riconducibile solo allo sversamento delle aziende fuorilegge, ma dipende in gran parte dagli impianti malfunzionanti e obsoleti che determinano una mancata o cattiva depurazione delle acque. Nel momento in cui si affronta questione della salute dei corpi idrici bisogna quindi tener conto anche dell’inefficienza delle infrastrutture. Ci sono infrastrutture mai completate, interi comuni che non hanno allacci alla rete fognaria. È ormai noto il sistema del troppo pieno: con le piogge forti il sistema di depurazione si intasa e alcuni depuratori aprono le griglie per sversare in mare il tal quale. Si tratta di una situazione cronica diffusa, per la quale sulla Campania pende l’infrazione comunitaria: si continuano a pagare svariati milioni perché non siamo in regola con la depurazione delle acque. Soldi che potrebbero essere investiti per il completamento delle infrastrutture o per migliorare i sistemi già in essere.  

Questo periodo di chiusura delle attività ha spinto in molti a guardare all’ambiente in modo diverso…

Nelle grandi difficoltà che abbiamo affrontato con il corona virus abbiamo però intravisto una nuova possibilità ambientale: i cittadini hanno osservato con attenzione ed entusiasmo che si può agire diversamente. Per questo è fondamentale pensare ad una ripartenza green mettendo ai primi posti dell’agenda politica l’attivazione di strumenti che solitamente non trovano applicazione. Ad esempio stabilendo che le aziende che hanno accesso ai finanziamenti siano solo quelle che non sversano in maniera illecita, premiando le aziende sane e invitando quelle che non lo sono ad attrezzarsi per un cambiamento. Priorità assoluta dovrebbe andare ai controlli del territorio.

Quali saranno le spiagge migliori e come sarà possibile fruirle alla luce delle misure di prevenzione?

Le vele saranno assegnate per metà giugno non solo sulla base della qualità delle acque, ma considerando ben 100 indicatori, come la qualità servizi, la mobilità, il tipo di turismo, l’offerta. Ci auguriamo che la ripartenza metta al centro le persone e i luoghi che vivono, e non i calcoli basati sul profitto. Ci sono tante esperienze di imprenditori balneari sensibili che ci confortano. Sicuramente la maggiore attenzione alla fruizione dovuta al covid e il minore carico antropico renderanno la qualità ecologica delle spiagge migliore, d’altra parte siamo allerta perché le spiagge libere restino tali: è un diritto dei cittadini fruire gratuitamente il mare.

AdG

Foto 2 mare

 

Litorale del Lago Patria: prima e dopo il lockdown

È di qualche settimana fa la notizia di uno sversamento illegale di liquami di un allevamento di bufale nel Lago Patria. Una cittadina ha allertato il Circolo Legambiente di Giugliano Arianova che ha provveduto ad inoltrare la denuncia alla polizia. Il mare del litorale Domitio nei pressi della foce che nelle settimane di quarantena appariva di un azzurro trasparente è diventato verde acido. Esempio emblematico di quanto l’uomo incida negativamente sull’ecosistema.

A fine 2019 proprio sul Lago Patria è stato attivato un importante progetto di monitoraggio dello stato di salute del Circolo Legambiente Giugliano Arianova con l’Ente Riserve e in collaborazione con il dipartimento di Scienze della Terra dell’Università Federico II di Napoli, il CNR e l’Arpac. “Il progetto - spiega Vincenza Daniele, presidente del Circolo - coinvolge i tesisti dell’Università e consiste nel raccogliere varie campionature in varie parti del lago per valutare l’inquinamento sia chimico che batteriologico. Sul lago c’è stato un vuoto di attenzione di 50 anni. Speriamo di attivare le sinergie per risanare il suo ecosistema sia da un punto di vista biologico che faunistico”

L'Autore
Alessandra del Giudice
Author: Alessandra del Giudice
Sociologa, giornalista pubblicista e appassionata di fotografia, è specializzata nel giornalismo sociale e di viaggio.

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