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Il comparto del turismo abbandonato nell’emergenza

passportC’era anche lui tra le centinaia di operatori del turismo che hanno protestato - a debita distanza, in una suggestiva piazza del Plebiscito - per il rilancio di un settore strategico per la ripresa del Paese ma totalmente dimenticato. Roberto Pagnotta, direttore di Albatravel, era insieme agli agenti di viaggio, operatori delle linee marittime e dei bus turistici, lavoratori dell’aeroporto e delle compagnie aeree, titolari di stabilimenti balneari e di agriturismi, solo per citare alcune delle categorie messe in ginocchio dalla crisi causata dalla pandemia.

Una crisi nera più di altre per la filiera del turismo, completamente fermo in questi mesi, “con fatturato 0”, e che non si sa bene come e quando ripartirà: “Mentre gli altri comparti hanno avuto delle risposte e, con tutte le difficoltà del caso, ripartiranno, noi non sappiamo quale sorte ci aspetta, non ci sono ancora regole precise sui voli, su come la gente viaggerà e soprattutto in quali paesi potrà andare, su come funzioneranno villaggi turistici, lidi, alberghi, con le nuove restrizioni. E comunque quando succederà sarà già troppo tardi”, spiega Pagnotta. 

I numeri di un comparto strategico ma colpito a morte

Eppure i numeri del comparto turistico, senza considerare il volume delle attività collegate alla filiera, sono importanti. Parliamo di un settore che, con un fatturato complessivo annuo di circa 232 miliardi, contribuisce per il 14% al Pil nazionale e occupa il 15% della popolazione. Si calcola che per ogni 100 euro che un turista che arriva da noi spende per il viaggio (volo, soggiorno) ne “lascia” altri 80 che ricadono in tutte quelle attività extra-comparto (ristoranti, bar, artigiani, ad esempio), creando un vero e proprio circolo virtuoso.

Eppure il turismo è sempre stato bistrattato “Abbiamo un Ministero senza portafoglio, oltretutto condiviso perché accorpato ai beni culturali, invece per avere forza dovremmo tornare ad avere un Ministero singolo che non deve chiedere spiccioli agli altri”, spiega il responsabile di Albatravel. Oltre ad fare business, il turismo è accoglienza: “Accogliamo i turisti, realizziamo sogni, ad esempio organizzando viaggi di nozze, siamo sempre stati un settore che ha fatto la sua parte senza dare fastidio a nessuno”.

Un comparto così importante che non ha nemmeno un rappresentante all’interno del Comitato tecnico scientifico che il premier Conte consulta per le decisioni del Governo, fa notare Pagnotta. 

manifestazione

La “paghetta” del Governo e l’illusione del bonus vacanze

A fronte di questi dati significativi, il settore si sta lasciando morire, a partire dalle agenzie di viaggio che non hanno alcuna possibilità di azzerare fitti e tasse fisse: il Governo, che è stato molto generoso con Alitalia, avrebbe dovuto esserlo con tutto il comparto, garantendo almeno 1 miliardo al posto dei 20 milioni di aiuti complessivi, una cifra ritenuta irrisoria. Uno stato di abbandono denunciato ieri dagli operatori che hanno manifestato a Napoli, portando le loro istanze al prefetto della città, cui hanno lasciato un lettera destinata ai decisori nazionali e locali.

Queste le richieste degli operatori del settore turistico

manifestazione 1

E il bonus vacanze stanziato nel Decreto Rilancio? Il contributo (fino a 500 euro per famiglie con Isee inferiore a 40mila euro spendibili in strutture ricettive, B&b e agriturismi) non serve ad arginare la crisi, lo spiega così Pagnotta: “Le strutture, che ad oggi non hanno incassato e sono a fatturato 0, dovrebbero anticipare la cifra e metterla a rimborso nelle tasse dell’anno successivo”. Molto scettico anche sul reale utilizzo di questo strumento da parte delle persone: “Dei 2 miliardi e 4 appostati, sono una parte sarà utilizzata perché molte famiglie, colpite dalla crisi, comunque in vacanza non ci andranno, senza considerare che si deve passare attraverso procedure burocratiche sempre molto lente e arzigogolate”.

Poi c’è la concorrenza “sleale”: molti operator stranieri vendono pacchetti in Italia ma non seguono leggi italiane né hanno partita Iva: anche questo aspetto deve essere regolamentato per la ripresa del nostro turismo.

manifestazione 2

Cosa ci aspetta questa estate 

Fermo restando l’invito a rimanere in Italia, dobbiamo aspettarci un aumento dei prezzi?  “Presumibilmente no, sarebbe controproducente vista la situazione di crisi, ci saranno prezzi calmierati anche per tour operator. Ma si può prevedere, giacchè le persone hanno ancora molta paura del contagio, che si scelga di prendere una casa vacanze più che andare in strutture. Anche in quel caso, i privati non dovrebbero alzare prezzi”.

Ma per rilanciare il turismo serve ben altro: “Misure choc, come un abbassamento delle tasse e dell’Iva, questo potrebbe davvero aiutare le nostre imprese per una vera ripartenza”, conclude Roberto Pagnotta.

L'Autore
Maria Nocerino
Author: Maria Nocerino
Sociologa e giornalista pubblicista, è specializzata nel giornalismo sociale. Collabora con l’agenzia di stampa Redattore Sociale e con il quotidiano Roma per le pagine della Cronaca.

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