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La notte di Napoli Cenerentola

Vita di sera centro storicoChiusura bar e locali alle 23. Tassativo, secondo l’ordinanza Regionale. Ma per imprenditori, gestori e fruitori dei locali questa misura non ha senso. Tra chi viene ulteriormente penalizzato e chi sta pensando a spazi per la socialità da fruire con modalità differenti, vediamo come il Covid-19 ha influenzato la vita notturna.

L'Ordinanza regionale n. 49 firmata da Vincenzo De Luca disciplina le aperture dei locali dal 20 maggio. Con l'Unità di Crisi è stata decisa la riapertura di ristoranti e pizzerie senza limiti di orario, mentre l'orario di chiusura dei locali dove si svolge la cosiddetta “movida”, e in particolare bar, "baretti", vinerie, gelaterie, pasticcerie, chioschi ed esercizi di somministrazione ambulante di bibite, resta fissato inderogabilmente alle 23. (Ordinanza n. 49 del 20/05/2020). Sono vietati eventi e party in sale da ballo e discoteche, all'aperto o al chiuso, che possono costituire pericolo di contagio.

Resta in vigore l'articolo 4 del decreto legge del Governo numero 19 del 25 marzo 2020 che punisce eventuali trasgressori al divieto di assembramenti con sanzioni da 400 a tremila euro. Le sanzioni per i locali prevedono una chiusura da cinque a 30 giorni.

In un momento in cui la crisi ha già colpito duramente imprenditori e gestori della vita notturna queste restrizioni appaiono particolarmente dure.

“La vita sociale è cambiata, così come è cambiato il modo di fruire gli spazi della città- spiega un imprenditore che ha un locale in centro-. Sembra che dopo le 23 spunti fuori il virus. Nel bar abbiamo avuto un calo notevole perché non potendo più entrare dentro le persone non consumano più come prima e visto che non siamo in una piazza, non restano più nei pressi del locale vicino la strada perché sarebbero ammassati e temono le multe dal momento che anche singoli cittadini scattano foto o girano video. D’altra parte è impossibile bere e fumare tenendo la mascherina sul volto. La riapertura è molto costosa soprattutto per gli imprenditori che non hanno la cassa integrazione”.

“La chiusura alle 23, come qualsiasi persona di buon senso, la trovo una sciocchezza. Come si può pensare che il virus si scateni a quell’ora? La verità è che dopo la guerra si torna a vivere, e il primo bisogno è incontrare le persone, cosa che accade comunque: basta guardare il passeggio sul lungomare di sera. La gente ha iniziato a vivere, durante il giorno fuori un Caf o alla banca o in metropolitana vedo decine di persone insieme. Non esistono due realtà, la città vive h 24, si produce h 24, si vende h 24, si lavora h 24.

Imporre un orario da Cenerentola non ha senso o riversare le colpe su una parte di pubblico che ama vivere la città di sera. Basti pensare che il solo comparto dei bar e dei ristoranti rappresenta il 18% del Pil campano secondo i dati di Confcommercio per capire il danno economico che certe restrizioni non necessarie possono provocare. Inoltre la tendenza dei ristoratori, molto più di quella dei consumatori che spesso acquistano nei supermercati prodotti importati, è quella di avere un’altissima attenzione per i prodotti vicini al territori quindi anche la filiera agroalimentare dipende dal mondo della vita serale e notturna ed è indispensabile non stigmatizzarla. 

Noi cittadini abbiamo osservato in modo serissimo le regole, non per le minacce folcloristiche del governatore, ma perché coscienti che la nostra sanità non è al pari di altri paesi europei, ora non è più il caso di trattarci come bambini.

Già il termine “movida” ha un’accezione prettamente negativa, è un termine straniero che ha tutt’altra storia e racconto della vita notturna nostrana. Dovrebbero dichiarare quindi che sono contrari alla vita culturale in genere, dal cibo al bere, fino al cinema al teatro dal momento che queste attività si vivono di sera e non di giorno. C’è tutto un mondo dimenticato che attende risposte, penso agli imprenditori che lavorano nel mondo del cinema che ancora non possono calendarizzare le visioni serali. Sono persone che con il loro lavoro contribuiscono ad una certa idea di città e alla nostra economia dal momento che siamo una regione di servizi che si basa sull’offerta enogastronomica, culturale e turistica. Credo che il punto sia tenere buono l’elettorato di ultra cinquantenni di De Luca più che salvaguardare i cittadini”, spiega l’architetto Roberto Tranchese, già socio di un locale e un ristorante in centro storico che sta per aprire altri tre spazi sempre in centro.

“Sono ottimista su tutte e tre le attività, altrimenti non potrei fare l’imprenditore- continua Tranchese-. Fortunatamente devo ancora aprire e sto realizzando i lavori di ristrutturazione quindi non ho subito il contraccolpo degli altri imprenditori che avevano personale e costi fissi da pagare ma non hanno guadagnato nulla. In questi 60 giorni di reclusione il covid mi ha spinto ad aggiustare il tiro e ripensare la vocazione, l’offerta degli spazi di food and beverage. In tutte le attività mi sono sempre rivolto ad un pubblico che avesse interesse per vivere un’esperienza. Non potevo mai immaginare che con il covid le attività dove si svolge la socialità si trasformassero in take away. Io che non avevo mai pensato al delivery ho trasformato il più piccolo dei locali ideato come un wine bar in un piccolo laboratorio in cui ogni bibita è autoprodotta in maniera diretta o su richiesta: dalla birra al vino. L’acquisto on line ci permetterà di mantenere la qualità alta senza prezzi inaccessibili. Basti pensare che gli acquisti on line hanno visto un aumento del 300 per cento durante il covid. Gli altri due spazi che aprirò, uno in un monastero tardo ottocentesco, sono molto grandi e questo consentirà un opportuno distanziamento tra i tavoli. L’idea è quella di proporre un’esperienza culturale in una cornice scenografica con cibo preparato da uno chef importante. Non voglio inaugurare con la mascherina e i guanti, per questo sono disposto a rimandare anche dopo l’estate”.

L'Autore
Alessandra del Giudice
Author: Alessandra del Giudice
Sociologa, giornalista pubblicista e appassionata di fotografia, è specializzata nel giornalismo sociale e di viaggio.

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