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La strage silenziosa degli anziani

L’appello della Comunità di Sant’Egidio

hands 4051469 960 720I dati sui decessi per Covid-19 ci parlano di una vera e strage di anziani, le principali vittime del virus. Basti pensare che la metà dei morti per il contagio viveva in Rsa (Residenze socio-assistenziali) e case di riposo, l’età media di chi è deceduto è di 80 anni, il 95% aveva più di 60 anni e il 70% era costituito da ultra70enni.

Ma non è solo un problema anagrafico, studi scientifici condotti proprio in questi mesi hanno dimostrato che la mortalità per coronavirus non è solo correlata all’età ma anche all’isolamento sociale di chi l’ha contratto, che egli si trovasse in una struttura o vivesse invece a casa, privo di una rete sociale di sostegno. Proprio l’isolamento sociale è uno delle cause principali di abbandono a se stesse delle persone anziani più fragili, con tutte le conseguenze del caso, a prescindere dal Covid-19.

Per contrastare questo fenomeno, destinato purtroppo a dilagare sempre più con l’invecchiamento della popolazione parallelo alla mancanza di network sociali forti, interviene da anni la Comunità di Sant’Egidio, che proprio in questi giorni promuove una raccolta firme internazionale “per la riumanizzazione delle nostre società contro una sanità selettiva”. 

Senza anziani non c’è futuro

“Senza anziani non c’è futuro” si legge nel testo che è già stato sottoscritto da diverse personalità del panorama politico, sociale e culturale, nazionale e internazionale. Primo firmatario Andrea Riccardi (fondatore della Comunità di Sant’Egidio), insieme a Romano Prodi, ma hanno già firmato l’appello personalità come Jürgen Habermas, Jeffrey D. Sachs, Felipe González Márquez, Michel Wieviorka, solo per fare alcuni esempi. L’appello è rivolto a tutti, cittadini e istituzioni, per un deciso cambiamento di mentalità che porti a nuove iniziative, sociali e sanitarie, nei confronti degli anziani.

Molto ci sarà da rivedere nei sistemi della sanità pubblica e nelle buone pratiche necessarie per raggiungere e curare con efficacia tutti, per superare l’istituzionalizzazione. Siamo preoccupati dalle tristi storie delle stragi di anziani in istituto. Sta prendendo piede l’idea che sia possibile sacrificare le loro vite in favore di altre. Papa Francesco ne parla come ‘cultura dello scarto’: toglie agli anziani il diritto ad essere considerati persone, ma solo un numero e in certi casi nemmeno quello. È ora di dedicare tutte le necessarie risorse alla salvaguardia del più gran numero di vite e umanizzare l’accesso alle cure per tutti”, si legge. 

Leggi l’appello integrale

Per aderire scrivere a: eventi@santegidio.org 

No a una sanità selettiva 

 “Nell’appello – spiega Bianca Frattini, referente del servizio anziani della Comunità di Sant’Egidio a Napoli – si chiede un cambiamento delle politiche sociali e sanitarie rivolte agli anziani, in Italia ma anche in Europa”. Sono due gli elementi principali su cui porre l’accento: prima di tutto, bisogna dire no a una sanità “selettiva”.

“In questa emergenza è emerso ciò che già era presente in qualche modo in un certo modello culturale, cioè che si può scegliere quali cure dare ai chi, e alcuni, i più fragili, anziani, disabili, possono essere sacrificati per un presunto benessere ‘collettivo’. Ma dare le cure a chi ha più possibilità di farcela negando a chi sta peggio il ricovero in terapie intensive, significa di fatto arrogarsi il diritto di decidere chi può vivere e chi invece deve morire, è una deriva molto pericolosa”, commenta la Frattini. 

Più servizi territoriali e domiciliari, meno residenzialità

La seconda richiesta che emerge dall’appello è quella di potenziare i servizi territoriali e la domiciliarità degli interventi a favore degli anziani, a scapito della loro ospedalizzazione e “istituzionalizzazione”. L’isolamento sociale, uno dei principali problemi delle persone anziane più fragili e senza reti, incide anche sulla salute. “Si è visto che potenziando la domanda di servizi sociali, facilitando l’accesso alle cure di queste persone creando un raccordo con l’offerta territoriale, incrementando l’assistenza domiciliare, il ricovero in istituti diminuisce drasticamente, la gestione familiare migliora e si riducono anche i costi”, sottolinea la responsabile del servizio anziani a Napoli dell’associazione.

Una figura chiave in questo senso, che va valorizzata anche secondo il ministro della Sanità Speranza, è quella dell’infermiere di comunità o di quartiere, che raggiunge presso il proprio domicilio la persona da assistere, rendendo così immediato il suo accesso alle cure, senza fare passaggi burocratici che possono pesare soprattutto sugli anziani più fragili.

“Non si tratta di demonizzare le residenze – precisa la Frattini – che anzi possono rappresentare una soluzione in alcuni casi ma è tutto il sistema che deve cambiare. Le famiglie vanno sostenute, ad esempio, con il co-housing, trovando delle soluzioni perché le loro abitazioni possano adeguarsi alle esigenze dei più anziani, offrendo loro degli aiuti concreti, ad esempio attraverso il ricorso a badanti, una figura professionale tutta italiana”. 

La Comunità di Sant’Egidio a Napoli assiste 1500 anziani

Solo la Comunità di Sant’Egidio a Napoli, con il suo programma dedicato, assiste 1500 anziani in vari quartieri della città e ne segue complessivamente 1900 attraverso telefonate, visite domiciliari, raccordo con servizi territoriali, informazioni sui vaccini e sui protocolli da seguire nelle ondate di freddo e di calore.

L'Autore
Maria Nocerino
Author: Maria Nocerino
Sociologa e giornalista pubblicista, è specializzata nel giornalismo sociale. Collabora con l’agenzia di stampa Redattore Sociale e con il quotidiano Roma per le pagine della Cronaca.

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