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Popolo Rom. Una giornata contro il pregiudizio e la segregazione

copertina romL’8 aprile si celebra la Giornata Internazionale dei Rom e dei Sinti. Fra i popoli più discriminati in Italia e nel mondo, è questa un’occasione importante per conoscere e celebrare la storia e la cultura di un popolo dalle radici antichissime ma su cui resiste in tutti il mondo il pregiudizio e lo stigma.

Sopravvissuti a persecuzioni e stragi, fra cui l’olocausto con il regime nazista, ad oggi gli individui Rom affrontano quotidianamente  la discriminazione, la segregazione e l’emarginazione. Il caso italiano è purtroppo un esempio in negativo. Secondo un rapporto dell’Associazione 21 luglio Onlus, dei circa 200mila Rom che abitano nel nostro Paese la metà è di nazionalità italiana. Di questi sono realmente nomadi solo il 3%, mentre il resto conduce una vita stanziale. Una parte delle persone appartenenti al popolo Rom è relegata nei cosiddetti “campi Rom”, “istituzione” che nell’ambito dei confini europei  persiste  solo nel nostro Paese.  Questa politica di segregazione su base etnica è stata condannata da numerose istituzioni europee e internazionali. I campi, infatti, si trovano spesso al di fuori del tessuto urbano e distanti dai servizi primari, in aree dove sono assenti o carenti i trasporti e i collegamenti. Un isolamento che non favorisce l’integrazione e comporta, fra l’altro, difficoltà nell’accesso all’istruzione per bambini e ragazzi e di raggiungimento del posto di lavoro per gli adulti. Le condizioni igienico-sanitarie nei campi sono spesso critiche, a causa di infrastrutture fatiscenti, punto critico che si è manifestato in tutta la sua gravità in questo periodo di Emergenza Coronavirus.

La situazione sul territorio napoletano

“Chi Rom e Chi No” è una associazione che opera sul territorio napoletano - e soprattutto di Scampia - mettendo in relazione abitanti Rom e napoletani nella lotta alla discriminazione e alla segregazione, fornendo un servizio di assistenza sociale e di monitoraggio sanitario, lavorativo ed educativo. Offre ai cittadini un servizio di sportello legale e con “Chikù”  - realtà adesso ferma a causa dell’emergenza Covid, convertita temporaneamente in servizio “DAD solidale” per bambini e ragazzi – crea opportunità lavorative attraverso attività di  catering e ristorazione.

“Nei vent’anni in cui operiamo sul territorio abbiamo potuto vedere con i nostri occhi il peggioramento delle condizioni delle persone Rom in termini di integrazione e di riconoscimento della propria dignità culturale – racconta Barbara Pierro – Siamo in relazione con diverse organizzazioni e enti Rom su scala nazionale e possiamo dire con certezza che la situazione peggiora, soprattutto per quanto riguarda l’accesso alla scuola e al mondo del lavoro.  La strategia nazionale è stata del tutto disattesa rispetto alle direttive europee date agli inizi del 2000, con un netto aggravarsi della situazione di marginalità e segregazione. L’emergenza Covid ha solo esacerbato dei problemi già esistenti, anche a causa di una strategia politica che mira a identificare i Rom come “cattivi, ladri, delinquenti”. Ma nei fatti, e nei numeri, l’emergenza criminalità legata al popolo Rom non esiste. Serve un  approccio integrato, che guardi alla specificità ma non in termini di esclusione. E prima di tutto manca il riconoscimento dell’etnia Rom come minoranza. È questo un passo sostanziale, senza il quale è impossibile agire ad ampio raggio”.

foto 1 istruzione

Un punto critico: Il diritto all’istruzione

Il 13 novembre 2007 è stata emanata una a storica sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo sulla segregazione dei bambini Rom nell’istruzione, in merito al caso chiamato “DH”, verificatosi in Repubblica Ceca,  di 18 bambini rom inseriti in “scuole speciali” nonostante non ne avessero necessità. Con tale sentenza la Corte europea  ha stabilito che i bambini avessero subito discriminazioni nell’istruzione, bandite dalla legge internazionale ed europea.

Il caso è servito per aumentare gli sforzi a livello europeo per porre fine all’istruzione separata ma, nonostante ciò, e sebbene la partecipazione dei Rom all’istruzione sia in costante aumento in tutta Europa, la segregazione scolastica sta progressivamente peggiorando, come indicato nella più recente Comunicazione della Commissione Europea sulla revisione intermedia del quadro dell’UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom. Dal 2013 in Italia la Direzione generale per lo studente del Miur collabora al Programma nazionale per l’inclusione e l’integrazione dei bambini Rom, Sinti e Camminanti. Il Programma è promosso, nel quadro delle azioni del PON “Inclusione”dal Ministero del lavoro e politiche sociali, insieme al Ministero della salute e all’Istituto degli Innocenti. Il progetto mira non solo all’integrazione e a facilitare l’accesso all’istruzione per i minori, ma anche all’aiuto per le famiglie attraverso un sostegno economico e sociale.

Ricordare per non ripetere gli errori del passato

Quella dei Rom fu una delle etnie che il regime nazista e gli alleati perseguitarono prima e durante la Seconda Guerra Mondiale.  Facendo leva su pregiudizi diffusi anche fra la popolazione non esplicitamente nazista, il Regime dichiarò quest'ultimi “razza inferiore” legando, come gli Ebrei,  il loro Il destino all’ Internamento, al lavoro forzato e, infine, allo sterminio. Ciò non accadde solo in Germania: le autorità tedesche assassinarono decine di migliaia di Rom nei territori occupati in Unione Sovietica, Polonia e Serbia, deportandoli nei campi di concentramento di  Auschwitz-BirkenauBergen-Belsen e Dachau, o assassinandoli sul posto.

foto 2 famiglia

La conferenza online

Una comunità che conosce bene la propria storia e cultura può guardare meglio al presente e al futuro con fiducia”. Lo afferma Marija Pejčinović Burić, segretario generale del Consiglio d’Europa, in occasione della Giornata internazionale dei Rom. “Dalla mia esperienza fino ad ora come segretario generale, posso dire di essere impressionata dalla determinazione dei giovani rom a creare organizzazioni e reti nazionali e internazionali, a creare legami nei nostri Stati membri e a incoraggiarci, questo è molto lodevole, a riconoscere e non dimenticare i rom vittime dell’Olocausto e la resistenza dei rom. Negli anni ’30 e ’40, rom e nomadi furono condannati allo sterminio. Dal Baltico ai Balcani, le forze fasciste li hanno giustiziati a centinaia di migliaia. In Germania, solo poche migliaia di sinti e rom sono sopravvissuti all’Olocausto e ai campi di concentramento. Eppure la questione del massacro dei rom non è stata nemmeno sollevata durante i processi di Norimberga”.

Alla memoria collettiva europea intende dunque contribuire la conferenza online,  organizzata dal Consiglio d’Europa dal 7 al 9 aprile, incentrata sul tema “Giovani rom: lavorare insieme per l’emancipazione e l’empowerment: il ruolo della storia nella partecipazione e inclusione dei giovani rom”. Per informazioni e per partecipare all’evento online: www.coe.int

L'Autore
Chiara Reale
Author: Chiara Reale
Si occupa di promozione, strategia di comunicazione e management nel settore arte e cultura. Cura mostre di arte contemporanea ed eventi culturali.

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