martedì 30 NOVEMBRE 2021
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Infanzia a “rischio estinzione”, è allarme in Campania

InfanziaUn’infanzia a “rischio estinzione”, giovani generazioni senza prospettive nel nostro Paese. I dati diffusi da Save The Children, nella 12esima edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio, dal titolo “Il futuro è già qui”, non sono affatto incoraggianti, soprattutto per la Campania.

Qui il 14 per cento dei bambini vive in condizioni di povertà assoluta, mentre il 34,4% in condizioni di povertà relativa. Ai primi è negata la possibilità di soddisfare i bisogni primari, come il cibo, mentre ai secondi di utilizzare beni e servizi non legati alla sopravvivenza.

Le diseguaglianze e la povertà educativa si sperimentano fin dalla primissima infanzia. In Italia solo un bambino su 7 (14,7%) usufruisce di asili nido o servizi integrativi per l’infanzia finanziati dai Comuni. Il dato molto basso nasconde enormi differenze nell’offerta territoriale, causa ed effetto di grandi diseguaglianze: in Campania solo il 3,9% dei bambini ha la possibilità di frequentare un asilo nido, opportunità offerta invece al 30,4% dei bambini che nascono nella provincia di Trento. La spesa media per ogni bambina o bambino sotto i 3 anni, dei Comuni per la prima infanzia è di 906 euro ciascuno, con divari che vedono arrivare la spesa a Trento a 2.481 euro e scendere in Campania a 269 euro.

In generale, in Italia la popolazione di bambine, bambini e adolescenti è diminuita di circa 600 mila minori e oggi meno di un cittadino su 6 non ha compiuto i 18 anni. E nello stesso arco di tempo è dilagata la povertà assoluta, con un milione di bambine, bambini e adolescenti in più senza lo stretto necessario per vivere dignitosamente.  Un debito demografico, economico e soprattutto un debito di investimento nelle generazioni più giovani: tra il 2010 e il 2016 la spesa per l’istruzione è stata tagliata di mezzo punto di PIL, e si è risparmiato anche sui servizi alla prima infanzia, le mense e il tempo pieno, lasciando che, allo scoppio della pandemia, i divari e le disuguaglianze di opportunità spianassero la strada ad una crisi educativa senza precedenti.

L’eredità è un Paese in cui la percentuale di early school leavers, cioè ragazzi tra i 18 e i 24 anni che non studiano e non hanno concluso il ciclo d’istruzione, raggiunge il 13,1% (a fronte della media europea del 9,9%) e quella di Neet, giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non sono inseriti in alcun percorso di formazione, raggiunge il 23,3% (media europea 13,7%). Anche l‘ambiente in cui vivono è piuttosto compromesso: più di un minore su cinque in Italia (il 21,3% del totale) abita in città inquinate, in un paese dove vi sono oltre 4 autovetture in circolazione per ogni minore. In Campania gli early school leavers sono il 17,3 per cento e i Neet il 34,5 %. Diseguaglianze si registrano anche sul tempo pieno alle scuole elementari. Se in Italia la percentuale è pari al 36%, in Campania è molto più bassa: Benevento raggiunge il 28%, Avellino e  Caserta il 19, mentre Napoli e Salerno appena il 16%.

«La crisi economica, educativa, climatica e infine la pandemia - spiega Claudio Tesauro, Presidente di Save the Children Italia hanno reso il futuro incerto. A rimanere colpito da tutto questo è un Paese in cui la politica ha avuto sinora una visione miope, fatta di decenni di sottoinvestimento sul suo bene più prezioso, l’infanzia. Contiamo un milione e trecentomila minori che vivono senza lo stretto indispensabile per vivere dignitosamente, abbiamo la percentuale di NEET più alta d’Europa, con un esercito di giovani che non studia, non cerca lavoro e non si forma. Ragazzi che potrebbero dare tanto allo sviluppo e alla ripresa del Paese e che non sono messi in condizioni di contribuire. E non possiamo dimenticare che in questo contesto, povertà e mancanza di educazione, sono terreno fertile per la criminalità organizzata, pronta ad attrarre giovani. Non c’è più tempo da perdere. Dobbiamo ascoltare ciò che i bambini e i ragazzi hanno da dire e renderli protagonisti del cambiamento, perché ci chiedono e si aspettano una società diversa. Il tempo delle parole è finito e ora sono necessari interventi concreti a favore dell’infanzia: solo se le risorse dedicate alla Next Generation saranno utilizzate con coraggio e mettendo al centro le giovani generazioni, le loro necessità e le loro speranze, allora non avremo perso un’occasione preziosa di rilancio del Paese».

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