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Intorno al ‘700 napoletano

Marco SerinoCelebrare il ‘700, ricordando anche che Napoli è stata il centro musicale per eccellenza. E così violini, violoncelli e viole hanno interpretato i fasti di un’epoca passata ma ancora di moda.

La musica eseguita dall’Orchestra dell’Accademia di Santa Sofia, al Teatro Diana di Napoli, questa volta ha visto la presenza del cembalo e della sua interprete Debora Capitani, con il concerto “Intorno al ‘700 Napoletano”.

È stato il quinto appuntamento pomeridiano con la musica classica del venerdì al Vomero promosso dall’Ancem, l’Associazione Napoli Capitale Europea della Musica, con composizioni di Leonardo Leo, Francesco Durante e Nicola Sabatino e in prima assoluta la composizione per violino, archi e cembalo Fecit Neap 17 di Giovanni Sollima, ispirata alla scuola napoletana.

Il concerto è stato dedicato alla memoria di Carlo D’Angiò, il musicista scomparso lo scorso settembre, fondatore della Nuova Compagnia di Canto Popolare con Roberto De Simone, Giovanni Mauriello ed Eugenio Bennato, che lo hanno ricordato prima della manifestazione.

filippo zigante

 «Tra la fine del ‘600 e per tutto il ‘700» spiega il Maestro Filippo Zigante, presidente dell’Ancem «Napoli è stata una delle capitali europee più evolute, dove la musica era veramente di casa con ben quattro Conservatori che curavano la formazione dei giovani. Alla scuola napoletana va attribuito il merito di una più accurata razionalizzazione del linguaggio musicale, di quella che potremmo definire “la grammatica” della musica».

Per secoli la scuola napoletana ha attratto musicisti da tutta Italia ed Europa. La città era ricca di conservatori, come quello di Santa Maria di Loreto, il conservatorio della Pietà dei Turchini e dei Poveri di Gesù Cristo, e quello  di Sant'Onofrio a Porta Capuana tutti accorpati, in seguito, nel conservatorio di San Pietro a Majella. Questi furono importanti strumenti di sviluppo della musica operistica locale determinando nei secoli il cambio generazionale che ha potuto permettere alla città di mantenere un livello qualitativo particolarmente elevato per circa quattro secoli.

violoncello

Tra i partenopei che più di tutti hanno dato il contributo alla scuola si annoverano il campano Domenico Cimarosa, Nicola Antonio Zingarelli, Domenico Scarlatti, Francesco Durante, Leonardo Leo, Francesco Feo, Nicola Sabatino, Gaetano Greco e tanti altri ancora. L’orchestra di Santa Sofia ha interpretato alcuni brani di maestri come:

Leonardo Leo (1694-1744), con fuga a 5 in re maggiore per archi e continuo

Nicola Sabatino (1705-1796), concerto per violoncello, archi e cembalo in sol maggiore

Violoncello solista: Gianluca Giganti 

Francesco Durante (1684-1755), Concerto VIII in la maggiore “La pazzia” per archi e cembalo

Giovanni Sollima (1962), Fecit Neap 17.. per violino, archi e cembalo (prima esecuzione assoluta)

Violino solista: Marco Serino

Leonardo Leo, maestro alla Pietà dei Turchini, tra i più rappresentativi della scuola napoletana del XVIII secolo, organista della Cappella Reale e maestro di cappella della Chiesa di Santa Maria della Solitaria, autore di opere teatrali rappresentate anche al San Carlo, di musica sacra e di musica strumentale, e Francesco Durante, già allievo di Alessandro Scarlatti del quale raccolse l’eredità quale maestro del Conservatorio di Sant’Onofrio, dedicandosi soprattutto alla musica sacra e con un successo tale che le sue composizioni furono eseguite in tutta Europa. Infaticabile nella professione, lavorando anche di notte.

Nicola Sabatino, compositore apprezzato all’epoca che ottenne molte esecuzioni di suoi lavori al Teatro San Carlo e nei Conservatori cittadini e successivamente dimenticato: oggi si riportano alla luce suoi lavori che meritano di essere riproposti all’attenzione del pubblico. Nel 1774 Sabatino ha scritto e diretto la musica per il funerale di Niccolò Jommelli.

Francesco Durante, nacque a Frattamaggiore, nel Regno di Napoli, e da bambino entrò al Conservatorio dei poveri di Gesù Cristo, dove ricevette lezioni da Gaetano Greco. Più tardi divenne un pupillo di Alessandro Scarlatti al Conservatorio di Sant'Onofrio a Porta Capuana. Sembra, comunque, che sia succeduto a Scarlatti nel 1725 a Sant'Onofrio, e che vi sia rimasto fino al 1742 quando sostituì Nicola Porpora a capo del Conservatorio di Santa Maria di Loreto, sempre a Napoli. Mantenne questo incarico per ben trent'anni, fino a quando morì. Egli si sposò ben tre volte. Jean Jacques Rousseau lo definì «le plus grand harmoniste d’Italie, c’est-à-dire du monde».

Giovanni Sollima, ha frequentato il conservatorio "V. Bellini" di Palermo e si è diplomato in Violoncello (con Giovanni Perriera) e in composizione (con il padre Eliodoro Sollima). Comincia subito una prestigiosa carriera musicale avendo l'onore di collaborare con personalità come Claudio Abbado, Giuseppe Sinopoli e Martha Argerich. La sua prima composizione di rilievo risale al 1993, quando scrive, assieme ad altri compositori, "Requiem per le vittime della mafia", eseguita nella Cattedrale di Palermo ad un anno esatto dalla strage di Capaci. La musica di Sollima può definirsi postminimalista, in quanto, pur essendo influenzata dal minimalismo e dalle strutture tipiche di questo non vi appartiene totalmente. L’opera di Sollima si arricchisce di elementi tratti dal rock, dal jazz e da tutta la musica di area mediterranea.

La presenza di quest’autore contemporaneo, in questo contesto settecentesco, testimonia la persistente vitalità della scuola musicale napoletana, ancora oggi fonte d’ispirazione.

Prossimo appuntamento. Venerdì 5 maggio 2017 – ore 17,30

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L'Autore
Silvana Aricò
Author: Silvana Aricò
Amante dello sport e del giornalismo presto ho deciso di trasformare la passione in lavoro frequentando la scuola di giornalismo Luiss di Roma e attivando poi collaborazioni con diverse testate. Dopo la laurea in Archeologia, ho affiancato all’attività giornalistica quella di insegnante: quattro anni di scuola media, e tanti concorsi affrontati, in cui ho imparato quasi tutto quello che c’è da sapere sull’insegnamento. Riuscire a spiegare qualcosa ad un dodicenne è la sfida più grande che ci possa essere e io cerco di portare le giovani menti a capire che la vita ha sempre il miglior copyright.

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