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Le Baccanti, ovvero la crudeltà dell’estasi

Le Baccanti 2Se la differenza tra la tragedia antica e quella moderna era il deus ex machina, qui siamo in piena modernità.

È un Dionisio umano, anzi femmineo e irascibile, mescolato agli scettici per imporre loro la sua natura divina fino al punto da sbilanciarsi e di confondersi tra gli uomini, il protagonista de LeBaccanti per la regia di Andrea De Rosa, in scena al Teatro Mercadante di Napoli fino a domenica 3 dicembre. Dopo l’anteprima estiva a Pompei, l’ultima tragedia di Euripide (la completò a pochi mesi dalla morte) rivisitata in chiave contemporanea presenta un dio ibrido e crudele che, nascondendosi sotto fattezze mortali, arriva a Tebe dall’Asia e invasa le donne della città, spingendole a stabilirsi sul monte Citerone per dedicarsi ai baccanali, i riti in suo onore. Figlio di Zeus e della donna mortale Semele, Dioniso vuole vendicarsi dell’incredulità del tiranno Penteo, che si ostina a non credere nella sua natura divina e viene perciò condannato a morte per mano della sua stessa madre, Agave. Affascinante, androgino, crudele e irresponsabile, Dioniso è «un dio difficile da afferrare, fragile e contraddittorio, insieme uomo e donna, debole e potente, creativo e distruttivo ma la posta in gioco è altissima perché egli promette agli uomini – attraverso il vino, la droga, la danza, la musica, il sesso e la morte – la liberazione dal dolore». De Rosa mette in scena la perdita del sacro legandola allo smarrimento di sé stessi nel mondo e interpreta il testo di Euripide in tutta la sua carica innovativa rispetto al modello classico della tragedia, legando le battute a un martellante ritmo rave, vestendo le baccanti come stripteuse dai tacchi a spillo e animando di una sfrontatezza rock tutti i personaggi. Così riconquista all’oggi il senso dell’unica tragedia greca che ha un dio come protagonista e trasforma l’eroe in una figura grottesca, privandola di dignità in un contesto dove la follia prevale sulla sapienza e sulla conoscenza. Sono uomini e donne di un mondo senza riferimenti, e la Tebe antica può anche essere la Napoli di oggi, del calcio, dei baretti, della movida, dei party nostop, dove si finisce preda dello stordimento, delle vertigini dell’estasi che portano in sé la tragedia e la morte. Il tentativo dell’uomo di esorcizzare il dolore si trasforma così nella condanna alle bassezze selvagge degli istinti primordiali e la possibilità di dimenticare la sofferenza sfocia nella dissipazione dell’io che si dissolve senza indagare sulle cause, col ritmo euforico della musica, la reiterazione ossessiva dei movimenti, il desiderio di sollievo che si ipertrofizza fino a diventare annullamento di sè. Ferocia inaudita e violenza, come nota il filosofo Gennaro Carillo, visivamente si traducono nella metamorfosi mimica di una straordinaria Federica Rosellini, un Dioniso  ora puttino dai boccoli d’oro ora implacabile furia e infine caravaggesco Bacco infantile nella sua dispettosa crudeltà. La accompagnano sulla scena  Marco Cavicchioli (Tiresia), Cristina Donadio (Agave), Ruggero Dondi (Cadmo), Lino Musella (Penteo), Matthieu Pastore (Messaggero), Irene Petris (Coro), Emilio Vacca (Messaggero), Carlotta Viscovo (Coro). Con loro le tre allieve della scuola del Teatro Stabile di Napoli, Marialuisa BossoFrancesca FedeliSerena Mazzei (che completano il Coro).

Le scene dello spettacolo sono di Simone Manninoi costumi di Fabio Sonninole lucidi Pasquale Marisound design di G.U.P. Alcaro; le musiche originali di G.U.P. Alcaro e Davide Tomat; la cura del movimento è di Alessio Maria Romano

La durata dello spettacolo è di 1h e 15’

info: www.teatrostabilenapoli.it

L'Autore
Ida Palisi
Author: Ida Palisi
Giornalista professionista, esperta di comunicazione sociale, dirige l’Ufficio Comunicazione Gesco. Collabora con il quotidiano Il Mattino per le pagine della Cultura.

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