martedì 16 LUGLIO 2019
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Fronte del porto: una ricerca di libertà faticosa

fronte del porto

Fronte del porto testimonia ancora una volta l’incisività registica di Alessandro Gassmann, il suo amore per Napoli e i bravissimi attori del teatro Bellini, in primis Daniele Russo. La nostra città è la cornice di una storia che racconta la difficile lotta per la libertà.

“Una ricerca di libertà faticosa”, prima intima lotta per superare i condizionamenti sociali, e poi collettiva è al centro del nuovo spettacolo teatrale firmato da Alessandro Gassman che porta nuovamente il suo sguardo coinvolgete e cinematografico a teatro dirigendo il poliedrico e superlativo Daniele Russo e altri 10 bravissimi attori in Fronte del Porto, tratto dal film On the Waterfront e realizzato, come Qualcuno volò sul nido del cuculo sul palco del Teatro Bellini (la produzione è di Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro Stabile di Catania). “Credo che in questo momento in questo paese non ci sia storia più urgente da raccontare di Fronte del Porto afferma Alessandro Gassmann-. Una comunità di onesti lavoratori sottopagati e vessati dalla malavita organizzata, trova attraverso il coraggio di un uomo, la forza di rialzare la testa e fare un passo verso la legalità, la giustizia, la libertà”.

Fronte del porto (On the Waterfront) è un film del 1954 diretto da Elia Kazan e interpretato da Marlon Brando, vincitore di otto premi Oscar (su dodici candidature). L'idea di Fronte del porto inizia con una serie di articoli scritti per il The New Sun da Malcom Johnson che vincono il Premio Pulitzer e, sulla scia dell'assassinio avvenuto nell'aprile del 1948 di un boss del porto, risvegliano in America la consapevolezza di quanto avveniva in termine di delitti, tangenti ed estorsioni nella vita quotidiana e avventurosa nel porto di New York. Budd Schulberg vede in questo materiale la potenzialità per un evento cinematografico e scrive la sceneggiatura per il film diretto da Kazan. Gassmann ambienta questa vicenda nella Napoli camorristica degli anni ’80.

Alessandro Gassmann con la riscrittura di Enrico Ianniello porta Fronte del Porto da New York a Napoli, nell’ambientazione, nell’atmosfera tesa dei suoi anni ’80, negli scorci del Porto e nell’uso della lingua napoletana, scelta coraggiosa per uno spettacolo che, dopo aver esordito a Modena e in seguito alla tappa di Napoli si appresta a girare l’Italia. Grazie a stupefacenti proiezioni cinematografiche e alle ambientazioni su più piani delle scene firmate da Gassmann, la storia prende vita tra la baraccopoli di Calata Marinella, la Chiesa del Carmine, il molo Bausan, la Darsena Granili e l’avveniristica Casa del Portuale di Aldo Rossi. “In quegli anni la città stava cambiando pelle nella sua organizzazione criminale- spiega Ianniello-, gli anni del terremoto, gli anni di Cutolo. Anni in cui il porto era sempre di più al centro di interessi diversi, legali e illegali”.

Si entra in modo lento nel racconto, come in un film del neorealismo, con l’antefatto: l’ex pugile Francesco Gargiulo, Daniele Russo, che in modo involontario si presta come palo per fa uccidere un “cardellino”, ovvero un lavoratore del porto colpevole di voler denunciare le vessazioni subite dai portuali da parte della camorra. L’uomo ucciso vola dal tetto grazie all’illusione video che stupisce gli spettatori. Francesco, abituato a prendere a pugni la vita, è di fatto un debole dal cuore tenero che si affida e si fa coinvolgere in modo quasi inconsapevole nell’organizzazione a causa di un fitto legame di amicizie e parentele da cui inizialmente non sa districarsi. Un credibilissimo Daniele Russo porta sulla scena un personaggio con diverse sfumature e in continua evoluzione, fondamentalmente poco intelligente, ma non per questo meno accattivante.  Sarà l’amore per Erica Caruso, un’intensa e vera Francesca De Nicolais, e la guida di Don Bartolomeo, un cangiante Orlando Cinque, anche lui alle prese con il suo percorso di auto-liberazione dall’ipocrisia ecclesiastica, a far evolvere e ribellare Francesco. Il ritmo dello spettacolo diventa sempre più avvincente e fluido man mano che si procede nello spettacolo, con un secondo tempo più intenso e coinvolgente del primo. Le scene corali con i vestiti, le musiche e i colori tipici degli anni ’80 proiettano nella dimensione del poliziesco creando avvincenti tableaux-vivant. Tuttavia la messa in scena raggiunge picchi di lirismo nei dialoghi a due, in particolare quando Francesco cerca di farsi confessare da Don Bartolomeo e la sensazione è degli orologi che si fermano: i due personaggi apparentemente si scontrano, ma di fatti si incontrano e si specchiano, nel momento massimo della loro evoluzione personale e della liberazione dai condizionamenti e fino allo svelamento che per cambiare il futuro e condizionare la storia è necessario liberarsi della propria storia e dei condizionamenti del gruppo di riferimento. Altro momento intenso, con note di romanticismo pop- neomelodico, è l’incontro sul tetto tra Francesco ed Erica che dimostra la vocazione da “crocerossine” delle donne del sud, mamme a 360 gradi di padri, fratelli e compagni, tipica disposizione delle generazioni passati, ma spesso ancora molto presente. Alla vocazione solidaristica e altruistica di Don Bartolomeo e di Erica fa da contraltare l’egocentrismo macista dei camorristi capitanati da Giggino Compare, un eccellente Ernesto Lama. Di grande contemporaneità e di esempio il discorso di Francesco davanti al giudice (voce fuori campo di Gassmann) che denuncia il familismo amorale delle relazioni camorristiche e la superficialità di chi si entusiasma in modo apatico per le partite di pallone senza lottare per le questioni essenziali degli esseri umani, prima tra tutte la libertà e il diritto alla dignità. L’happy end non è scontato, fino alla fine Francesco è un essere umano imperfetto e si lascia tentare dalla vendetta personale per poi essere nuovamente riportato da Don Bartolomeo ed Erica nel percorso di consapevolezza, a sottolineare come, ieri come oggi, fondamentali siano per i giovani a rischio i maestri di vita.  

“Continua la mia collaborazione con il Teatro Bellini- commenta Gassmann-, struttura teatrale giovane e coraggiosa, la più vivace realtà teatrale di Napoli in questo momento, e mi piace continuare il mio lavoro di regista con Daniele Russo, nel quale ho trovato un interprete ideale e credibile per raccontare i limiti ed i difetti umani di protagonisti imperfetti, ma proprio per questo emozionanti”.

Raccontare questa storia ha senso oggi a Napoli dove la camorra sta mostrando una recrudescenza di delitti e un sempre maggiore coinvolgimento di giovanissimi e ha senso in Italia dove i lavoratori sfruttati e sottopagati, sono i migranti. Là dove lo Stato, così come negli anni ’80 avallava la corruzione e la camorra, oggi piuttosto che tutelare i lavoratori stranieri, sta restringendo tutte le possibilità di inserimento legale nella società e sta spingendo i migranti nelle mani della disperazione e della mafia decidendo come i camorristi allora chi può lavorare e chi è escluso. La denuncia sociale della messa in scena è forte e sottolineata anche dalla scritta “Io sto con Riace” sulla maglietta indossata da Daniele Russo nel momento dei saluti e dei tantissimi applausi.

Cosa: Fronte del Porto, di Alessandro Gassmann, traduzione e adattamento Enrico Ianniello, con Daniele Russo, Antimo Casertano,  Orlando Cinque, Sergio Del Prete, Francesca De Nicolais, Vincenzo Esposito, Ernesto Lama, Daniele Marino, Biagio Musella, Edoardo Sorgente, Pierluigi Tortora, Bruno Tràmice. Scene Alessandro Gassmann; costumi Mariano Tufano; luci Marco Palmieri; videografie Marco Schiavoni; musiche Pivio e Aldo De Scalzi; sound designer Alessio Foglia.

Dove: Teatro Bellini, Orari: feriali ore 21:00, domenica ore 18:00 - mercoledì 7/11 ore 17:30 - giovedì 15/11, giovedì 22/11 e sabato 24/11 ore 19:00 - sabato 17/11 ore 17:30 - lunedì riposo

Quando: dal 6 al 25 novembre Durata: 1h 55min. escluso intervallo

Prezzi: da €14 a €32 - 15€ Under 29 tutti i giorni della settimana

Ph. Mario Spada 

L'Autore
Alessandra del Giudice
Author: Alessandra del Giudice
Sociologa, giornalista pubblicista e appassionata di fotografia, è specializzata nel giornalismo sociale e di viaggio.

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