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I “Pagliacci” del Teatro San Carlo incantano: ci siamo stati per voi

PagliacciUn pubblico numeroso ed entusiasta ha accolto ieri sera la Prima di “Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo, in scena al Teatro di San Carlo di Napoli fino al prossimo 9 febbraio, in collaborazione con la Compagnia Finzi Pasca.

Daniele Finzi Pasca, che cura la regia, crea un inedito connubio fra ufficiosità del “teatro circense” e delle arti acrobatiche e ufficialità del teatro lirico, raccontando una storia nota, quella dell’amore tradito di Canio, della passione fra Nedda e Silvio, e della subdola comicità del deforme Tonio, in chiave inedita e contemporanea, tenendo il pubblico con il fiato sospeso fino al tragico epilogo. Le voci del soprano Maria Josè Siri, del tenore Antonello Palombi e del baritono Lucio Gallo hanno incontrato i gesti degli acrobati Benjamin Courtenay, Catherine Girard, Danièle Béchard, Giulia Gualzetti, Helena Jans, Julie Choquette, Krin Haglund  che, fluttuando su cerchi e trapezi come se la gravità non esistesse, hanno conferito una “trasposizione corporea” ad aree celebri quali “Si può? Si può?” e “Vesti la Giubba”.

Pagliacci 1

Sullo sfondo una scenografia che ha messo al servizio di un’estetica tradizionale, senza mai risparmiarsi, tutti i mezzi dati oggi dall’innovazione tecnologica: Fra proiezioni video, cambi di scena meccanizzati, giochi illuminotecnici e schizzi d’acqua, lo scenografo Hugo Gargiulo, con l’aiuto delle coreografe Maria Bonzanigo e Geneviève Dupéré e di una nutrita equipe di light designer e tecnici rigger, nulla ha risparmiato agli interpreti sul palco, restituendo tutto l’incanto e la meraviglia che il solo il circo è in grado di suscitare. Una prova ardua ma egregiamente superata anche dall’Orchestra del Teatro San Carlo, diretta da Philippe Auguin, e dai cori, che si sono esibiti fra gli schizzi d’acqua che, superando il limite della scena, hanno reso ancora più labile in confine tra rappresentazione e vita reale. Questo tema, il confine fra vita e rappresentazione della vita, sotteso e permeante in Pagliacci, è reso sul palco in tutte le possibili declinazioni: è il caso della scena della rappresentazione dello spettacolo circense nel secondo atto, in cui il pubblico veste i panni del buffone mentre chi si esibisce veste quelli dell’uomo comune.

Abbandonando le poltrone rosse e i palchi del teatro, dopo una recita di oltre un’ora senza intervallo, siamo andati via tutti un po’ dispiaciuti, come bambini che non ne hanno abbastanza, desiderosi di musica, colpi di scena, piroette, luci. Intrappolati nel sogno, eravamo ancora bambini desiderosi di incanto.

L'Autore
Chiara Reale
Author: Chiara Reale
Si occupa di promozione, strategia di comunicazione e management nel settore arte e cultura. Cura mostre di arte contemporanea ed eventi culturali.

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