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SCAMBI DI VISIONI: Salvatore Rapicano

salvatore-rapicanoConosciamo meglio i protagonisti del progetto per fotografi -professionisti e non- chiamati a raccontare il tema delle arti e dei beni culturali.

D. Raccontati

R. Sono laureato in Conservazione dei Beni Culturali, presso l’Università Degli Studi, Suor Orsola Benincasa, Facoltà di Lettere e ho una specialistica, in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, presso la stessa università ma alla facoltà di Scienze della Scienze Formazione. Come passioni, seguo la fotografia e il cinema, di qualsiasi genere. Scrivo poesie, racconti brevi e sceneggiature per cinema e teatro. Tra le mie ambizioni, cercare di crescere come fotografo e continuare a scrivere sceneggiature per fare parte del cinema. Tra i miei progetti futuri, una prima pubblicazione di dodici racconti, presso una casa editrice napoletana, la Edizioni Rainbow.

D. Cosa rappresenta per te ‘Scambio di Visioni’?

R. Rappresenta per me un evento culturale molto importante, una nuova opportunità per fare conoscere il mio modo di fotografare e il mio stile, naturalmente la possibilità di partecipare ad una mostra fotografica nella mia città e di accrescere la mia esperienza come fotografo.  

D. E’la prima volta che partecipi a una mostra fotografica ?

R.Con “Scambio di Visioni”, sarebbe la terza mostra collettiva. Una prima, “20X20”, con due foto sperimentali, presso l’associazione LineaDarte Officina creativa, al centro storico di Napoli e la seconda, “Insegne francesi" presso il Grenoble, Istituto Francese di Napoli.

D. Descrivici la foto che hai scelto di presentare al concorso, raccontaci quando l’hai scattata.

R. La foto, è stata scattata verso marzo, l’anno scorso. C'è una piazza, dove al centro c’è un uomo seduto di spalle tra due statue di ferro, ovvero, in primo piano una bambina e sullo sfondo un bambino. Tutto intorno al nucleo centrale, ci sono questi alti palazzi dei quartieri spagnoli di cui ne vediamo solo la base, e il sole risalta i colori che hanno i tipici panni stesi e la presenza di ombre.

D. Perché hai scelto di presentarla al concorso ?

R. Questa foto, rappresenta in parte il mio modo di fotografare. Nelle mie composizioni, ci sono giochi e contrasti di luce, persone fotografate di sfuggita, di spalle, e palazzi, case, oggetti, che non rappresentano il nuovo, ma il "vecchio", il tempo andato ma con un suo valore storico preciso e rappresentativo.  

D. Raccontaci cosa rappresenta per te la fotografia.

R. In questa foto, intitolata “fermi nel pensare", mi colpiva immortalare, questo personaggio seduto che definisco "meno vivo" di tutto quello che lo circonda. Lo vedevo seduto a pensare, quasi fantasticare e quindi dare vita alle due statue che le vedevo intente a camminare.  

D. Un personaggio -famoso o meno- che vorresti fotografare e perché.

R. Come personaggi famosi o meno, in generale, mi piacerebbe fotografare scrittori, registi di cinema e di teatro. Ultimamente fotograferei un regista sud americano, che mi ha colpito con uno dei suoi ultimi film “Gravity", ma che seguo da anni, Alfonso Cuarón.

D. Un fotografo da cui vorresti essere ritratto.

R. Mi definisco poco fotogenico…ma per l’intensità che riesce a catturare suoi volti che fotografa, sceglierei Steve McCurry.

D. Il tuo fotografo preferito.

R. Non ne ho uno nello specifico. Ce ne sono di rappresentativi, come ancora Steve McCurry, Rafael Sanz Lobato, Mimmo Iodice, Gabriele Basilico ed altri, ai quali cerco di fare riferimento, soprattutto per continuare nello studiare in maniera autodidatta la storia della fotografia, visto che sono alle prime armi.

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