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SCAMBI DI VISIONI: Silvio De Pasca

silvio-de-pascaConosciamo meglio i protagonisti del progetto per fotografi -professionisti e non- chiamati a raccontare il tema delle arti e dei beni culturali.

D. Raccontati
R. Mi chiamo Silvio De Pasca di anni 67, mi sono diplomato in ARTE FOTOGRAFICA il 1962, chiaramente a quei tempi si andava a scuola e di pomeriggio (addò mast') dai maestri fotografi che avevano studi fotografici,  quella era la vera scuola di lavoro  di creare e apprendere nuove idee per la fotografia , si chiamava (GAVETTA). Non ho ne ambizioni ne progetti per il futuro, sono anziano e pensionato, le ambizioni e i progetti li lascio ai giovani, che io rispetto molto, ma devono ascoltare i vecchi, cosa che non fanno.

D. Cosa rappresenta per te ‘Scambio di Visioni’?

R. L'opportunità di mostrare qualche foto della nostra Campania, certamente saranno tutte belle, non è mia aspirazione essere primo o ultimo, l'importante è che la mostra abbia successo di pubblico, sia campano che estero, con il solo scopo di invogliare tutti a rispettare  il patrimonio immenso che la Campania ha. 

D. E’la prima volta che partecipi a una mostra fotografica?
R. E' la prima volta che partecipo ad una mostra fotografica, anche se una mostra la promossi io nel 1968, ero militare di leva a Palermo e come fotografo del GIORNALE DEL SOLDATO, fui uno dei primi insieme, a due militari ma veri giornalisti dell'ORA E del GIORNALE DI SICILIA ai genieri, ad arrivare sui luoghi del terremoto 15 gennaio 1968 , Gibellina, Salaparuta il Belice insomma, nel giugno del '68 promossi una mostra al Quartier Generale di Palermo e fu un gran successo di pubblico, la mia soddisfazione fu che il Generale Comandante mi regalo 20.000 lire e mi diede una licenza di sette giorni per andare a casa. 

D. Descrivici  la foto che hai scelto di presentare al concorso, raccontaci quando l’hai scattata
R. La foto che ho scelto è la Casina Vanvitelliana al lago Fusaro, la feci insieme a tante altre il 29/01/2006 alle 10 di mattina, io e mia moglie piace scoprire la nostra Campania e quella mattina decidemmo di andare a vedere Baia e Bacoli.

D. Perché hai scelto di presentarla al concorso?

R. L'ho scelta, a parte che è di un grande maestro dell' Architettura Italiana, ma fu il tempo metereologico che mi ispirò, una mattinata plumbea senza vento una calma che trasmetteva quiete e l'immaginario andò oltre, pensai a chi, un giorno la abitava, era si una residenza di caccia e pesca che il Re ne usufruiva, forse con qualche sua favorita infatti non credo che con quella calma si mettesse a sparare, ma anche grandi personaggi la elessero come punto di raccoglimento, pensiamo a Mozart forse avra scritto qualche sonata melodiosa cosi Rossini ecc ecc 

D. Raccontaci cosa rappresenta per te la fotografia

R. Raccontare che cosa è e cos'è stata la fotografia e dire la mia vita, si la fotografia è stata la mia vita o vissuto per essa e lei per me, non solo per vivere portare avanti la famiglia, aprii uno studio fotografico nel 1969 e chiuso nel 2007, ma come ho innanzi detto e dal 1958 quando ho iniziato la Scuola d'Arte fotografica che la metolo , l'drochinone, l'iposolfito si è mesolato al mio sangue e il mio cervello acquisiva lezioni dai grandi dell'Istituto cito uno per tutti il grande Prof.Cini, che quando si entrava in camera oscura a sviluppare negativi da studio 6x9 non avendo l'orologio ci faceva dire tre Ave Maria e tre Padre e Nostro e li passava nel fissaggio. Chi lo dimentica più, solo a raccontarlo mi commuovo.

D. Un personaggio -famoso o meno- che vorresti fotografare e perchè

R. Oggi mi piacerebbe fotografare Papa Francesco, ma nel privato credo che vesta ancora la tonaca nera magari consunta e bisunta, ecco metterei in evidenza il lucido consunto della tonaca con un mezzo profilo in tangente.

D. Un fotografo da cui vorresti essere ritratto

R. No non ho questa velleità, oggi , scusatemi, con il digitale sono tutti fotografi ho visto scattare 700 scatti per scegliere una sola foto. Metterei un paletto scattare solo tre scatti per presentare un azione, non un volto. I miei maestri, Cini, Ruggiero ci davano un solo rollino 120 pari a dodici foto e tre di noi avevamo quattro scatti per fotografare, con una Rollei, le strade di P.zza del Gesù e via Benedetto Croce. Ci davano delle (carocchie) nocche strette della mano a mo' di martello sulla testa, quando qualche scatto era mosso. Ecco ora ci sarebbe la galera per quei Maestri, ma certamente non avremmo capito la lezione.

D. Il tuo fotografo preferito

R. L'ho citato più volte e lo citerò ancora una volta, il Grande Professore CINI. Ha dato l'anima per farci uscire bravi fotografi, e con me ci riuscì.

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