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SCAMBI DI VISIONI: Alessandra Del Giudice

alessandra-del-giudiceConosciamo meglio i protagonisti del progetto per fotografi -professionisti e non- chiamati a raccontare il tema delle arti e dei beni culturali.

D. Raccontati

R. Sociologa, da oltre dieci anni mi occupo di giornalismo sociale, confidando nella funzione civile dell’informazione. Mi piace raccontare la realtà a partire dalle storie attraverso articoli, inchieste e immagini. Tra le esperienze che mi hanno segnato umanamente e professionalmente: il lavoro di giornalista e formatrice nel mensile “Scarp de tenis” dedicato e scritto anche dai senza dimora; la collaborazione con l’associazione Libera contro le mafie; la partecipazione ai progetti audiovisuali dedicati all’infanzia del Marano Ragazzi Spot Festival, in particolare quelli nel carcere minorile di Nisida. Ho collaborato con diverse testate locali tra cui Repubblica Napoli e Comunicare il Sociale e attualmente  scrivo per il Corriere del Mezzogiorno. Da due anni coordino il portale Napoli Città Sociale, che offre uno spaccato approfondito della complessa realtà sociale napoletana. Mi auguro di continuare a fare questo lavoro con passione, conservando lo stesso stupore di quando ho iniziato. Mi piacerebbe accrescere le mie competenze nel campo del fotogiornalismo e del video documentario.
Parte irrinunciabile della mia vita: i viaggi non organizzati e le foto di viaggio, la lettura, il teatro, la natura, la cucina, gli amici, il mio cane Pezza.

D. Cosa rappresenta per te ‘Scambio di Visioni’?

R. E’ un’opportunità di espressione per fotografi non professionisti, e offre uno spaccato della realtà da un punto di vista non convenzionale.

D. E’la prima volta che partecipi a una mostra fotografica?

R. Non è la prima volta, qualche anno fa partecipai ad una mostra legata ad un concorso fotografico in cui sono state esposte alcune mie foto scattate in Messico.

D. Descrivici ci la foto che hai scelto di presentare al concorso, raccontaci quando l’hai scattata

R. Ho presentato diverse foto al concorso e ne sono state selezionate due entrambe scattate a Napoli. Una ritrae una giovane cinese in abito da sposa con alle spalle il Castel dell’Ovo, e l’ho scattata tre anni fa. Mi sembra che rappresenti bene il cambiamento sociale dovuto alle migrazioni degli ultimi decenni. La presenza cinese è tra le più consistenti in città tanto che anche i cinesi hanno assimilato la classica tradizione napoletana delle fotografie del matrimonio sul lungomare cittadino. Il Castel dell’Ovo  simbolo di Partenope è ora un simbolo anche per i cinesi, napoletani a tutti gli effetti.
La seconda foto, è della scorsa estate e ritrae un ragazzino rom che si tuffa nella fontana della villa Comunale: anche qui c’è uno straniero che straniero non è più, tanto da avere un rapporto fisico con le pietre della città. Questa foto però sotto intende anche una denuncia: quella della mancanza di condizioni decenti di vita per tanti rom relegati nei campi privi di acqua correte e servizi igienici minimi. Una storia che molti fanno finta di non vedere, così come la statua della fontana, bendata dalla maglietta bianca.

D. Perché hai scelto di presentarla al concorso?

R. Perché anche se il tema di quest’anno è quello dell’arte e dei beni culturali,  mi piace pensare che i manufatti storici possano cambiare significato a seconda della relazione che con essi instaurano le persone che vivono oggi. Attraverso i beni architettonici si può realizzare una sorta di dialogo silenzioso tra esseri umani di diverse epoche.

D. Raccontaci cosa rappresenta per te la fotografia

R. Non ricordo più a quanti anni ho iniziato a scattare fotografie. La macchina fotografica è un filo che non si spezza nella mia vita, così come le fotografie in generale rappresentano il racconto della propria vita per tante persone. Riguardando le proprie foto si possono riprovare le emozioni vissute nel passato o rileggere la propria storia in modo nuovo ogni volta. La fotografia è una memoria creativa.
In senso più giornalistico, la fotografia è un’incredibile strumento di denuncia e di cambiamento sociale.

D. Un personaggio -famoso o meno- che vorresti fotografare e perchè

R. Mi piace fotografare i volti, quelli dei bambini che raccontano lo stupore e l’entusiasmo per la vita, quelli dei vecchi che racchiudono tante strade nei segni della pelle. Mi piace quando i volti esprimono sentimenti estremi di gioia o di dolore perché ti spingono all’empatia. Non mi interessano le persone famose.

D. Un fotografo da cui vorresti essere ritratto

R. Diane Arbus se fosse ancora viva. Recentemente mi ha ritratto il mio amico fotografo napoletano Marcello Merenda per alcune foto per provini per teatro e tv.  Le immagini hanno colto bene il mio stato d’animo del momento, ovvero il ritorno alla gioia dopo un periodo un po’ triste della mia vita.

D. Il tuo fotografo preferito

R. Sarò banale, Cartier Bresson. Le sue immagini sono così semplici e allo stesso tempo perfette, materiali e spirituali.

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