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Bambini e social network: esibizionismo, condivisione o mercificazione?

ferragnezStar del web con migliaia di follower, cachet per ogni foto pubblicata e profili social super curati e pubblicizzati.

Sono tanti i “baby influencer” che con video, foto e pose da vip sponsorizzano la qualunque, dai pannolini all’ultimo pupazzetto passando per omogenizzati e  carrozzini.

Parliamo di vere e proprie macchine organizzative guidate da genitori che, come manager preparatissimi, gestiscono la vita pubblica del proprio figlioletto.

Ava e Leah - nove anni - in arte le gemelle Clements, hanno su Instagram quasi due milioni di follower con tanto di profilo con spunta blu e contatti del manager.

Più di 25 mila iscritti per il canale Youtube  Ryan’s world dove un bambino assai simpatico recensisce giocattoli, a pagamento chiaramente.

Un fenomeno che riguarda anche l’Italia: Leone, il bellissimo bambino figlio di Chiara Ferragni e di Fedez, è già da prima che nascesse una star del web.

Il piccolo non solo appare sui profili social dei famosissimi genitori ma ha un suo profilo personale con migliaia di fan che non vedono l’ora di commentare l’outfit scelto per andare a giocare a palla nel parco.

Una famiglia super social e dai numeri impressionanti quella di Mariano Di Vaio, modello blogger e imprenditore di origini napoletane.

Mariano (sei milioni di follower) e sua moglie Eleonora Brunacci (808 mila follower) oltre ai loro gestiscono i singoli account dei 3 bambini: Nathan Leone (224 mila fan), Leonardo Liam (63 mila follower) e Filiberto Noah (27 mila follower). Per un totale di oltre sette milioni di fan.

Numeri davvero importanti questi,  che quindi giustificano l’ingente investimento pubblicitario da parte di moltissime aziende che fanno a gara per accaparrarsi un post o una stories con il famoso tag al loro brand.

Sempre sul tema bambini e social, sta facendo molto discutere la storia di un’altra famiglia  che si è trovata coperta di insulti dagli stessi fan che prima l’osannava sul web.

Negli Stati Uniti è scoppiato il caso di Myka Stauffer e suo marito James che, già genitori di altri 4 figli, due anni fa hanno adottato il piccolo Huxley, bimbo cinese affetto da sindrome autistica.

Sul loro canale Youtube con oltre 700 mila iscritti, i due blogger americani hanno raccontato attraverso video, molto seguiti  e pure assai sponsorizzati, la quotidianità della loro famiglia, compresa l’adozione.

Tutto regolare fino al 26 maggio scorso in cui, di bianco vestiti, i due giovani hanno pubblicato il video in cui annunciano che avrebbero affidato il piccolo Huxley ad un’altra famiglia.

 “Non abbiamo adottato Huxley per condividerlo pubblicamente. Mostravamo solo il 5% della nostra vita con lui. Le restanti lotte rimanevano private. Molti professionisti ci hanno detto che aveva bisogno di altre cure”.

Queste sono alcune delle parole della coppia, un po’ come a giustificare la scelta di allontanare il figlio.

Ovviamente la decisione degli influencer non è piaciuta ai tanti che accusano la coppia di avere sfruttato il bambino “problematico” per visibilità e business.

Storie e numeri che raccontano una realtà complessa che si presta a facili paternalismi.

Un mondo dai contorni non sempre netti, in cui è difficile capire dove finisce la voglia di condivisione e quando invece inizia la speculazione.

Gran parte di noi, gente normale, posta e condivide foto della vita  privata e dei  proprio figli: se ci pagassero per questo?

Accetteremmo?

E fin dove ci spingeremmo?

L'Autore
Giovanni Salzano
Author: Giovanni Salzano
Esperto di social media management, cura la rubrica di opinione Società.

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