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Santa Luciella: storia d’arte e d’amicizia

teschio4 amici al bar: vi ricordate dalle canzone di Gino Paoli?

Questo successo senza tempo raccontava le speranze e i sogni di quattro giovani amici che tra un bicchiere di Coca ed un caffè volevano cambiare il mondo.

Alla fine quei quattro ragazzi il mondo non riescono a  cambiarlo e la schitarrata rock di Vasco accompagna il finale malinconico che ha il sapore di sogni infranti.

La storia della chiesa di Santa Luciella in pieno centro storico è un po’ come questo successo degli anni Novanta: ha gli amici (in questo caso sono 3), ha i sogni e ha pure il bar.

La differenza con Gino Paoli sta nel finale, in questo caso i sogni si realizzano.

Eccome se si realizzano.

Massimo Faella, Simona Trudi, Angela Rogliani, tre giovani innamorati della città poco più che venticinquenni, sono al bar.

Hanno tra le mani il libro - inchiesta de Il Mattino "Le chiese proibite di Napoli" di Paolo Barbuto con le foto di Sergio Siano.

Si incuriosiscono e scoprono che lì vicino, a pochi passi da quel bar, c’è un posto dimenticato.

Un piccolo gioiello abbandonato all’incuria e al degrado.

E così in quel giorno, in quel bar, da quelle promesse, comincia l’avventura della chiesetta di santa Luciella.

Un’avventura che porta i tre giovani esperti di arte a scontrarsi con tante difficoltà e con la burocrazia a volte lenta e farraginosa.

Ma loro non mollano, non si lasciano abbattere.

Continuano con la tipica ostinazione dei sognatori.

Alla fine ci riescono, ottengono tutte le autorizzazioni e cominciano a lavorare per ridare alla comunità questa piccola chiesetta.

Intanto a Massimo, Simona e Angela si aggiungono Francesca Licata e Marcello Peluso e insieme fondano l’associazione Respiriamo Arte.

Mission dell’associazione è proprio quell’idea nata al bar qualche anno prima: il recupero del patrimonio storico e artistico della città di Napoli attraverso la tutela e la valorizzazione di luoghi, monumenti che rappresentano preziosi lasciti, troppo spesso abbandonati all’incuria e al degrado.

E da quel momento si comincia a lavorare, a liberare gli spazi da calcinacci, immondizia, detriti lasciati lì dai troppi anni di abbandono.

Durante i lavori di recupero della piccola chiesetta viene ritrovato un teschio molto particolare, oggetto di devozione degli abitanti del quartiere.

Si tratta del famoso teschio con le orecchie.

La leggenda del teschio con le orecchie si rifà al culto delle anime pezzentelle.

In pratica i napoletani “adottavano” un cranio come intermediario dell’aldilà che potesse intercedere rapidamente presso il cielo a favore di qualche grazia.

Ma il teschio di Santa Luciella è speciale, ha le orecchie, può ascoltare meglio.

Questo particolare teschio non è l’unico tesoro della chiesa di Santa Luciella.

Grazie al lavoro di ripristino è affiorato un prezioso mosaico del 1700, una scoperta sensazionale che sarà oggetto di studio da parte di storici dell’arte.

Santa Luciella è davvero un posto magico, dove l’arte si incontra con la napoletanità.

Dove la passione per la città diventa espressione di un progetto concreto.

Un luogo poco conosciuto ma ricco di fascino (ad agosto si potrà visitarlo tutti i weekend e da settembre tutti i giorni, escluso il mercoledì).

Uno spazio con una forte vocazione al sociale dove passato e futuro si mescolano per dare al visitatore una prospettiva più umana della città.

Incastrata nei vicoli del centro antico, tra San Biagio dei Librai e San Gregorio Armeno, c’è la piccola chiesa, un gioiellino del barocco napoletano, che grazie al lavoro dei tre giovani visionari diventa  quasi il simbolo di quella Napoli che sa scorciarsi le maniche, di quella Napoli che sa sognare, di quella Napoli che sa fare squadra.

La chiesetta di Santa Luciella ai Tribunali merita di essere visitata.

Gli amici di Respiriamo Arte sono li.

Come nella canzone di Gino Paoli.

Li sentirete chiacchierare … Han deciso di cambiare

Tutto questo mondo che non va.

Più Info:

http://www.respiriamoarte.it/luoghi/chiesa-santa-luciella-librai

CHIESA DI SANTA LUCIELLA AI LIBRAI

Santa Luciella è una piccola chiesa nel cuore del centro antico di Napoli, situata nel vicolo che ai tempi dell’antica Roma chiamavano “vicus Cornelianus” (oggi vico Santa Luciella) che collega San Biagio dei Librai a San Gregorio Armeno. La chiesa fu fondata poco prima del 1327 da Bartolomeo di Capua, giureconsulto e consigliere politico di Carlo II d’Angiò e di Roberto I nonché committente di alcuni importanti portali gotici per S. Lorenzo Maggiore e S. Domenico Maggiore e fondatore nel 1314 della chiesa di San Maria di Montevergine.

Nella veduta del Baratta del 1629, la chiesa di Santa Luciella viene indicata come Cappella dell’Arte dei Molinari o Mulinari (capostipiti mugnai o lavoranti presso un mulino); sarà poi presa in custodia dai pipernieri, antichi artisti che scolpivano le pietre dure. Questi, abituati a lavorare con scalpello e martello, temendo che le schegge, schizzando dalla pietra, potessero conficcarsi negli occhi, iniziarono a venerare Santa Lucia, la protettrice della vista, decidendo, dunque, di dedicarle questo luogo. Nel 18°sec fu oggetto di un sostanziale rimaneggiamento e nel 1748 divenne sede dell’Arciconfraternita dell’Immacolata Concezione SS. Gioacchino e Carlo Borromeo. Santa Luciella potrebbe essere un piccolo gioiello barocco ma è abbandonata da più di 20 anni.

L'Autore
Giovanni Salzano
Author: Giovanni Salzano
Esperto di social media management, cura la rubrica di opinione Società.

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