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Meglio zoccola che gatta morta

Meglio zoccola che gatta morta

La gatta morta è una specie pericolosissima di esemplare di donna e si insinua ovunque: sorrisino tattico, battito di ciglia “involontario” e sa sempre cosa dire (e soprattutto cosa non dire).

Chi non ne ha incontrata almeno una nella sua vita?

All’estremo opposto delle “mucie sorde” (mia madre così traduce le gattemorte) in termini quantomeno linguistici ci sono le “zoccole vive”.

Da una parte ,quindi, le gatte morte, dall’altra le zoccole vive.

Gli uomini, secondo un mio personalissimo sondaggio, dicono di odiare le gatte morte, ma poi basta uno scatto felino di una gatta morta che lasciano mogli, figli, lavoro, città, nazione, continente, mondo e galassia.

Il sondaggio, lanciato su Twitter, non lascia dubbi: l’86% degli uomini preferisce la “zoccola viva”.

Un po’ come quella storia degli uomini che preferiscono le bionde e poi si sposano le more.

In questo caso preferiscono le zoccole vive e poi finiscono vittime sacrificali delle gatte morte.

Secondo il dizionario Treccani la gattamòrta (o gatta mòrta) è una persona che, sotto un aspetto tranquillo e mansueto, nasconde tutt’altro carattere.

E la zoccola, invece?

Per rispondere a questa domanda ho “scomodato”  nientemeno Mauro Giancaspro, un intellettuale, uno scrittore di grande spessore culturale che  sulla zoccola ci ha scritto un vero e proprio trattato.

“Elogio della zoccola” (Edizioni Sabinae, anno 2018) è un viaggio nella storia linguistica della “zoccola”.

elogio della zoccolaUsato già anticamente a Napoli con il doppio significato di "topo di fogna" e di "prostituta", il termine zoccola proviene dal latino volgare sorcula  che deriva da sorex, soricis, sorcio appunto.

Da sorcula a zoccola è un attimo.

Anzi no, ci spiega Giancaspro, da sorcula a zoccola ci si arriva per “assimilazione parziale regressiva” (l’assimilazione è un fenomeno  fonetico di adeguamento al suono).

La zoccola, nel senso del termine, non esisteva nei dizionari storici ma è solo negli anni ‘80 che scavalca i confini del dialetto per arrivare alla comprensione nazionale.

Esattamente nel 1987 la parola zoccola viene inserita nel dizionario Garzanti.

Un percorso linguistico, quello della zoccola, molto simile a quello del pirla milanese che dai rispettivi dialetti sono, poi, diventati patrimonio comune della lingua italiana.

La zoccola è da sempre presente nella cultura napoletana: come dimenticare la bella canzone “Zoccole zoccole zoccole”  (tratta dal film Scugnizzi di Nanni Loy del 1989)  o il memorabile striscione dei tifosi napoletani che di fronte all’indubbio cattivo gusto dei Veronesi con il loro “Vesuvio lavali con il fuoco” se ne uscirono con uno strepitoso “Giulietta è nà zoccola” ( non so che vinse la partita all’epoca ma con questo striscione  sicuramente i tifosi napoletani stanno ancora vincendo!)

Zoccola è davvero una parola interessante – conclude Mauro Giancaspro – anche perché può avere diversi significati a seconda dei toni e delle espressioni con cui la si utilizza. Figlio di zoccola, per esempio, può addirittura essere un complimento.

Zoccola, quindi, è davvero una bella parola. Una parola che cambia, si evolve e si arricchisce ogni volta  di diverse sfumature.Fa ridere  ma a volte fa piangere.

Un po’ come la donna. Che è troppe cose insieme.

Troppe cose che nessuna parola può sintetizzare.

Nessuna classificazione: né gatta morta, né zoccola viva.

Semplicemente DONNA.

Una parola: donna.

Ed è il segreto della vita. 

Nella donna.


PS: Ogni riferimento a cose e persone è puramente casuale

N.B. Per chi fosse invece dalla parte delle gatte morte, consiglio il sempreverde e utilissimo blog www.gattamortaforever.wordpress.com

Foto SEBASTIANO MONIERI EDITORE

L'Autore
Giovanni Salzano
Author: Giovanni Salzano
Esperto di social media management, cura la rubrica di opinione Società.

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