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Com’eravamo: da Bim Bum Bam ai 1300 video social a 13 anni

Monocroma

Un bambino che nasce oggi avrà in media 1300 foto o video postati sui social prima di compiere 13 anni.

Il dato non si riferisce né a Leone, il bellissimo bambino dei Ferragnez né a Santiago, il “selfietissimo” figlio di Belen.

Questo è il dato, ahimè un po’ inquietante, di un report del Children Commissioner inglese (qui il report completo) .

Il report mette in risalto una pratica ormai diffusa: tra genitori che postano foto (il figlio che ride, figlio che piange, figlio che parla) e ragazzini che ormai hanno il dito ipertecnologico, ci si ritrova a 13 anni con in media 1300 foto su internet.

Il mondo è cambiato e ormai questa smania di condividere ha preso tutti: genitori, figli, nonni, zii, maestre, amici e parenti e affini fino al quarto grado di parentela.

La nuova era ci sta cambiando: negli anni ’80-‘90 la televisione (come unico mezzo di comunicazione)  la guardavamo; ora i ragazzini con internet la fanno.

In altre parole noi guardavamo cartoni animati, i ragazzini di oggi col cellulare se li fanno da soli i film.

E io da vecchio nostalgico stempiato non posso che raccontare ai millennials le 5 cose che non sanno sulla televisione, la nostra televisione:

1)    Televideo

I ragazzini di oggi “googlano” per cercare notizie, noi ragazzi “El Charro” afferravamo il telecomando.

Perché nel1985 la Rai lanciò questo “modernissimo” sistema di trasmissione di informazioni attraverso il televisore e per leggere una notizia ci potevi mettere pure due tre ore (il cambio pagina era lentissimo)

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2)   Tubo Catodico

Lo schermo piatto nasce in America negli anni Sessanta ma diventa bene di consumo di massa nei primi anni ’90. Oggi è l’unico tipo venduto e i ragazzini non sanno manco cos’è il tubo catodico e quel bellissimo cascettone che era il nostro televisore.

Avete presente quando per ragioni legate all’occulto sbattete il telecomando e quello inizia a funzionare di nuovo?

Bene, noi dovevamo dare un “pacchero” al televisore (chiaramente con una tecnica precisa che cambiava in base al modello) per farlo rifunzionare.

Quello che facciamo oggi con i telecomandi noi lo facevamo anche con il televisore.

(Faccio un appello agli ingegneri e agli scienziati: studiate e scoprite perché se sbattiamo il telecomando quello dopo funziona).

3)   Prima Serata

La prima serata negli anni Ottanta-Novanta cominciava alle otto e mezza massimo otto e quaranta, alle dieci e mezza cominciavano “I Bellissimi di Rete 4” e alle undici era già “zona porno soft”.

Praticamente dopo le 10.30 si guardava “Colpo Grosso”  (a voce bassa per non farsi sgamare) e ci si lasciava turbare da seni coperti da stelline (immagini che oggi vanno in onda senza censura alle 16.30 a Pomeriggio Cinque).

Oggi la prima serata (che per me sarebbe più giusto chiamare prima nottata) comincia alle dieci e chiaramente per vedere due tette (senza neanche le stelline) basta guardare l’homepage di Instagram

4)   I cartoni animati

Rai YoYo, Frisbee, Cartoonito e mille altri: noi c’avevamo solo Bim Bum Bam al pomeriggio e Ken il Guerriero sui canali dopo il sei.

5)   Coso Colorato

Nel bel mezzo di una trasmissione, cioè “bell e buon”, sullo schermo compariva quel “coso colorato” che indicava la FINE DELLA TRASMISSIONI.

Avete presente quando perdete il wi fi e vi si impalla lo smartphone?

Bene, il coso colorato era una cosa così.

All’alba dei miei trentasette anni scopro che si chiama Monoscopio e serviva per verificare la qualità delle trasmissioni e delle apparecchiature televisive.

Un bambino che nasce oggi avrà in media 1300 foto e video condivisi sui social prima di compiere 13 anni  e davvero mi auguro che i “millennials” possano poi sentire la stessa bella malinconia che provo oggi quando penso alle 5 letterine che ho inviato a Bim Bum Bam con la speranza che venissero lette in televisione da Uan e Bonolis.

Perché i ricordi hanno a che fare con le sensazioni e non con la quantità di condivisioni.

E io mi ricordo perfettamente le “spillette” dei quaderni a righe,  il disegno, e il “ Ciao Uan, mi chiamo Giovanni e voglio fare il medico” di quelle letterine.

Di quei pomeriggi con i cartoni e con la mamma che come merenda mi preparava pane, olio e sale.

PS: Le letterine, Bonolis non le ha mail lette (e ancora io ci soffro!)

L'Autore
Giovanni Salzano
Author: Giovanni Salzano
Esperto di social media management, cura la rubrica di opinione Società.

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