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Montecitorio come Mappatella beach? Ecco il dress code della politica

Montecitorio MappatellaFa caldo pure a Montecitorio, e il caldo, si sa, fa strani effetti.

Sotto accusa questa volta gli outfit delle deputate che secondo Federico Mollicone, nelle fila di Fratelli d’Italia, sono più adatti per una giornata di mare al Mappatella Beach (nota spiaggia napoletana).

Dal suo profilo Facebook il politico romano “scomoda” le pari opportunità e si chiede in buona sostanza: “Ma perché io devo stare giacca e cravatta e le mie colleghe possono stare scollacciate?”

E in più pubblica pure le foto degli “outift sotto accusa”, che Enzo Miccio spostati.

Una riflessione, quella di Mollicone, che per essere onesti fino in fondo faccio anche io ogni volta che vado a un matrimonio d’estate.

La scena è sempre la stessa: gli uomini che grondano sudore e le donne libere e belle con abiti super scollati (e perciò assai più freschi).

Il dibattito è caldo e la politica si divide (e pare sia partita pure una raccolta firme!).

Da una parte chi come la Gelmini e la Carfagna tifano per il “dress code”, dall’altra deputate come la Pallini che, come si legge sul Corriere della Sera, sostengono un abbigliamento un po’ più “sciolto e disivolto”.

Politica a parte, ma uno a Montecitorio, in Parlamento come ci deve andare vestito?

Io a questa domanda proprio non so rispondere (la moda e io abbiamo una relazione abbastanza complicata) allora ho chiesto a un’esperta di stile.

Lei è Mariagrazia Ceraso, napoletana, storica dell’arte, seguitissima sui social, blogger e giornalista di moda (da più di 10 anni il suo blog Venus at her mirror è tra i più letti in Europa) .

In estrema sintesi, di Mariagrazia ci può fidare.

Premettendo che non mi sono mai piaciuti questi comportamenti scolastici di chi fotografa gli altri a loro insaputa in aula (o in classe, mi verrebbe da dire) né tantomeno la comunicazione affidati ai social (dalle battutine di Mollicone a quelle di Trump, c’è solo un gradino) e premettendo che sono una femminista incallita, sempre pronta a difendere i diritti delle donne, non mi schiero in maniera netta dalla parte di Mollicone, ma non condanno nemmeno la sua opinione”.

Commenta così Mariagrazia Ceraso  il post di Mollicone e continua:

Se il vestirsi in maniera adeguata al luogo che si frequenta, in questo caso un’aula di Parlamento, è un qualcosa di regolamentato per gli uomini dalla legge, credo debba valere lo stesso anche per le parlamentari di sesso femminile. Se un uomo è “costretto” dalla legge a indossare una giacca, anche la donna deve avere le sue regole. Questo non va in alcun modo a ledere o sminuire i diritti raggiunti dalle donne negli anni con sacrificio e intelligenza, ma non mi piace nemmeno il voler difendere ad oltranza qualsiasi cosa in nome delle sopraggiunte opportunità. Questa narrazione fa solo male alla lotta alle pari opportunità.

Si tratta di regole che valgono per entrambi i sessi e se noi donne pretendiamo pari diritti e opportunità, allora che valga anche per i doveri”.

 Detto questo (doverosa premessa), ma una come ci deve andare vestito in Parlamento?

Mariagrazia precisa che dalle foto le parlamentari in questione sembra non avessero un abbigliamento eccessivamente scollato o volgare, ma ci dà comunque qualche piccola dritta sull’outfit “da Parlamento” estendibile ad ogni luogo formale.

“Una gonna sopra il ginocchio va bene, ma che non super i 10cm, altrimenti gli uomini potrebbero sentirsi autorizzati ad entrare in parlamento con caviglie scoperte e senza calzini.

A una bretella o un top a giro, preferirei una maglietta o una camicetta a mezze maniche o tre quarti, magari a pipistrello o a palloncino se non si vuole rinunciare al glamour. Eviterei sandali troppo minimali o brillantinati, ma quelli li eviterei sempre… Gusto personale.

No a trasparenze eccessive (il reggiseno sul retro nun se pò  guardà) e no a pantaloni bianchi che lasciano intravedere la lingerie. Mai e poi mai shorts (ma non credo si sia arrivati a tanto) e a spacchi sopra la coscia. La giacca non è necessaria se si rispettano queste semplici regole.

Mi viene però spontanea una domanda: sarà forse questione di sofferenza? Non è che per caso l’onorevole stia soffrendo così tanto il caldo infernale di questi giorni che, scatenata la bestia assetata e invidiosa che ha in sé, ha deciso di prendersela con schiene nude e bretelline? Non è nemmeno cominciata l’estate che già dobbiamo auspicare in un repentino ritorno dell’inverno? Parlamentari donne, mettetevi una camicetta, che a noi l’estate piace!”

 Stabilito l’outifit insieme all’esperta mi viene da chiedere:

Ma con tutti questi problemi che abbiamo in Italia ma vi pare il caso di discutere in Parlamento sull’annosa questione sandaletto sì, sandaletto no?

No, perché nel caso avrei un’altra questione da portare all’attenzione degli esperti del diritto di famiglia: “Si può divorziare perché il partner d’estate finisce l’acqua e non rimette un’altra bottiglia in frigo?”.

Nell’attesa di una vostra risposta, volevo dire a Mollicone che al prossimo matrimonio la giacca non me la metto.

Così, per solidarietà.

 

 

L'Autore
Giovanni Salzano
Author: Giovanni Salzano
Esperto di social media management, cura la rubrica di opinione Società.

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