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Scherzi al telefono, Samara scansati

Scherzi telefonici

Non vi spaventate se “bell e buono” nel cuore della notte vi ritrovate di fronte una che vestita di bianco con i capelli lisci e neri davanti la faccia cerca di terrorizzarvi.

Si tratta dell’ultima sfida del web: basta travestirsi da Samara, la spaventosa protagonista del film horror The Ring, e andare in giro a far “fà ‘o giallo” a ignari passanti.

Tutto filmato e condiviso sui social per raccogliere il più alto numero di link e di visualizzazioni.

Il problema è che non tutti non la prendono proprio a ridere.

Sono giorni che la cronaca racconta di ragazzi che vengono inseguiti e picchiati dalle persone vittime dello scherzo.

E diciamo che questo non fa proprio ridere.

E non farebbe ridere nemmeno se tra le vittime ci fossero, per esempio, donne incinte o cardiopatici.

Quella che sembra una bravata da ragazzini annoiati in cerca di qualche like sui social è in realtà un fenomeno che potrebbe diventare abbastanza pericoloso.

Una deriva che ha portato addirittura un adolescente di Torre del Greco, sempre mascherato da Samara, a minacciare i passanti con un grosso coltello.

Quindi cari “giovani”, togliete da mezzo parrucche, camicie da notte e cellulari e, sentite a me, cambiate “pazzielle”.

Ci stanno un sacco di giochi divertenti, anche un po’ stupidi, che noi ragazzi cresciuti tra gli anni Ottanta e Novanta ci divertivamo a fare (e come se ci divertivamo).

Una serie di scherzi che noi ex adolescenti almeno una volta abbiamo fatto, robe anche un po’ ignorantelle, che però non facevano male a nessuno e che solo a pensarci ancora rido.

Cose tipo suonare al citofono e poi scappare.

Alzi la mano chi non lo ha mai fatto.

Ma anche in questo caso c’è stata la deriva teppista (suggeritami da alcuni amici sui social).

Praticamente i più “malandrini” ci mettevano  lo stuzzicadenti nel tastino o lo attaccavano con il nastro adesivo.

Chiaramente il risultato era il campanello che non smetteva di suonare.

Negli anni Ottanta-Novanta era talmente una cosa normale che quando bussavano a casa  e nessuno rispondeva mia mamma diceva “Ah, so’ ‘e guagliun”!”

Nei casi peggiori il malcapitato usciva sul balcone e bestemmiava in aramaico stretto.

Ma la cosa più triste è l’ormai abbandonata arte degli scherzi telefonici.

Ve lo ricordate il telefono grigio con i numeri girevoli?

Quello a cui le mamme mettevano il lucchetto.

Sì, quello.

telefono bigrigio kNKF U4305015281174319 590x445Corriere Web Sezioni

È stato lo strumento preferito dei nostri scherzi adolescenziali.

Chi non ha mai chiamato a casa di qualcuno e con voce seria:

Scusi, siamo dell’acquedotto; ma la tenete l’acqua?”.

La risposta la sapete, e se non la sapete mi dispiace per voi.

C’erano interi pomeriggi sottratti alla matematica dedicati agli scherzi.

E tutti noi avevano almeno un amico che era bravissimo nell’arte nobile dello scherzo telefonico.

Voce ferma, creatività e capacità di improvvisazione: erano queste le caratteristiche del “Masto” del scherzo telefonico.

Scherzi sempliciotti, banali, lontani assai da Samara e dalla voglia di mettersi in mostra sui social.

Eravamo così, ragazzini con meno strumenti e forse anche un po’ meno intelligenti.

Il web non aveva ancora fatto tutti questi danni e a noi non ci importava di quante visualizzazioni facesse un video.

E nemmeno dei like sotto le foto.

Ci importava solo se si era capace di chiamare a casa di qualcuno e dire con voce ferma “Signò a tenit l’acqua?”

L'Autore
Giovanni Salzano
Author: Giovanni Salzano
Esperto di social media management, cura la rubrica di opinione Società.

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