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L’allerta meteo ai tempi dei social

allerta meteoMamme sull’orlo di una crisi di nervi, ragazzini felici e Gruppi Mamme WhatsApp pieni di imprecazioni  e maleparole: è questa in estrema sintesi la situazione Allerta Meteo a Napoli.

Sui social impazzano i vocali con improbabili mamme che in un italiano abbastanza discutibile e con dei toni direi alquanto coloriti esprimono il loro dissenso contro la decisone della Protezione Civile di tenere le scuole chiuse.

Quello che un tempo era il “pata pata dell’acqua” oggi si chiama Allerta Meteo, un disagio che mette in ginocchio l’organizzazione modello Tetris di una famiglia media.

Panico ovunque, genitori che urlano, nonni che si fingono morti per non tenersi i pargoli che invece sono super eccitati da questi giorni “liberi” da maestre, zaini e compiti a casa.

Sui social si moltiplicano i meme: da Sant’Allert, protettore degli studenti e degli insegnati napoletani fino alla faccia di Giggino de Magistris con il cartello “Uagliù nun se trase”.

Milioni di post che diventano viral, alcuni davvero esilaranti (io sono un appassionato del genere) che, in chiave ironica, mostrano da una parte tutto il disagio dei genitori, dall’altra la gioia degli studenti.

Ironia che però sembra distogliere l’attenzione dal problema vero.

La vera allerta sono le scuole non sicure.

Le strade che crollano e le strutture pubbliche che non reggono.

Non certamente il meteo.

O il pata pata dell’acqua.

È inverno, piove e pioverà: come ci vogliamo organizzare?

La questione non sono i bimbi che restano a casa e nemmeno le mamme sotto effetto dello Xanax.

Il vero problema è non avere la certezza di portare i nostri bimbi in scuole che non cadano al primo soffio di vento (un istituto su due a Napoli non è agibile secondo l’ultimo rapporto Save the Children). È avere strade che non si allaghino dopo solo tre minuti e mezzo di pioggia battente.

E dico di più: c’è un’altra questione, quella di cosa fanno i ragazzini a casa.

Perché qui il pericolo non è certo stare un paio di giorni sotto il piumone e svegliarsi più tardi (beati loro!). Piuttosto è spendere il resto della giornata sui social senza il minimo controllo.

I ragazzi, infatti, invece di godersi un giorno libero stanno sui social a sfogarsi con insulti e minacce, alimentando quello che gli esperti chiamano “fenomeno haters”.

 “Chiudi le scuole o ti accoltello”, “Munezz” e anche “Devi rimanere affondato nell’acqua”: sono queste alcune delle frasi “carine” che Alfonso Golia, il sindaco di Aversa, si è trovato sui social solo perché ha deciso di tenere le scuole aperte nella sua città.

I social ancora una volta diventano armi di “distrazione” di massa.

E i genitori si arrabbiano perché piove, e non perché le scuole non sono sicure.

Piove, novembre è triste e un audio simpatico di una mamma che sbraita va anche bene, anzi una risata è davvero salutare.

Ma una riflessione va fatta e magari senza cellulare in mano.

L'Autore
Giovanni Salzano
Author: Giovanni Salzano
Esperto di social media management, cura la rubrica di opinione Società.

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