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Wedding napoletano: ma poi nella busta quanto metto?

La lunaC’è poco da riflettere: l’hanno chiamata primavera perché “Meglio una cartella Equitalia che un invito al matrimonio” pareva brutto.

Aprite facebook e tutti che postano foto con l’hashtag #weddingday.

In televisione e sui giornali, poi, non ne parliamo (sul matrimonio di Bossari, la D’Urso c’ha fatto una diretta che la #maratonamentana durante la formazione del governo in confronto è uno spot di 25 secondi).

Si sposano tutti: vip, principi, principesse e persino quella che “se si è sposata lei allora c’è speranza per tutti”.

Ormai si trova di tutto: Enzo Miccio che consiglia la bomboniera (Dio solo sa quanto è importante la “pumpiniera” a Napoli), fashion blogger che vi dicono come vestirvi, pettinarvi, depilarvi, lavarvi, eccetera eccetera , ma nessuno (o quasi nessuno) che vi dia la risposta all’unico dramma dei matrimoni: la Busta.

Perché a Napoli dopo la sposa (lo sposo lo ignorano tutti), quel giorno e per i giorni a seguire, la vera star della giornata è lei: la BUSTA.

La busta è croce e delizia, protagonista di tante leggende familiari e di tanti litigi.

Ho visto famiglie sfasciarsi, matrimoni sgretolarsi, gente che sta ancora in analisi perché Zio Tonino “nientedimeno sette persone 400 euro”.

La busta è la cartina al tornasole di anni e anni di complicati equilibri familiari.

Capirete che è una cosa seria, e come tale deve essere trattata.

Ma prima di svelarvi l’algoritmo per una busta perfetta, ecco alcune regole basilari che i wedding planner non avranno mai il coraggio di dirvi:

1) Gli sposi devono nominare una persona di fiducia che possa raccogliere le buste durante la cerimonia.  Si ritroveranno dopo il fruttuoso (almeno si spera) giro dei tavoli talmente pieni di buste nelle tasche che cominceranno a camminare tipo Jeeg Robot d’acciaio.

2) Attenzione al banchetto: lo zio Tonino, sempre lui, che se non si mangia bene o il pesce non è fresco, poi, quella cinquanta euro la sfila dalla busta.

3) Pattuire con la location se il pagamento avverrà il giorno stesso o il giorno dopo i matrimonio. Nel caso in cui si debba saldare (quindi togliersi il dente) il giorno stesso la persona nominata al punto 1 (gli sposi devono fare le foto non si possono mica allontanare) si chiuderà nelle “segrete” del ristorante per contare le buste. Dovrà inoltre compilare un report dettagliato dei dati raccolti (i più tecnologici potranno avvalersi di un file excel) così suddivisi: Nome famiglia- numero adulti – numero bambini – importo busta (Attenzione i dati verranno utilizzati dai novelli sposi e dalle rispettive famiglie anche per gli anni a venire per “disobbligarsi” o anche “vendicarsi”). Se avete invece la possibilità di pagare il giorno dopo, attenti cari sposi, che dalla consistenza delle buste dipenderà la vostra prima notte di nozze. Va da sé che dopo delle buste generose le prestazioni saranno sicuramente potenziate che il Viagra in confronto è una Zigulì.

4) Considerate il fotografo: nel complicato conto economico da buste bisogna inserire il costo dell’album di nozze che, anche se vi arriva in media sette otto anni dopo il matrimonio, visto il numero di divorzi è già una conquista se state ancora insieme.

Fatta questa lunga ma doverosa premessa resta da definire: Ma quanto devo mettere nella busta?

Per rispondere alla regina delle domande, quando si parla di matrimonio, e considerata la delicatezza del tema, mi avvalgo del professor Amedeo Colella, scrittore  e studioso della storia partenopea, che nel suo libro Manuale di filosofia napoletana. 100 racconti partenopei (ed. Cultura Nova, anno 2014, pagg. 224) svela la formula matematica per una busta perfetta.

A pagina 145 del libro viene svelato l’arcano:


$= (B/2+I) * (C+ (C * 30%)) * P* D 

Buoni ora, ve lo spiego.

Ecco le singole voci:

$= importo busta

I= Numero di invitati in famiglia

B= Numero di bambini 

C= Costo presunto del ristorante

P= Coefficiente relazione di parentela

Fratello 1,5 – Genitore 2,0 – Cugino 1,2 – Amico 1,0 

D= Coefficiente di squarciunaria

Squarcione 1,5 – Ngannaruto 1,3 – Amma fa’ ‘na bella figura 1,2 – Normale 1,0 

Ecco l’esempio suggerito nel libro di Colella:

Fratello sposato con due figli che vuole fare bella figura, costo ristorante 80 euro a persona:

$= (1+2) * (80+24) * 1,5 * 1,2

da qui:

S= 3* 104*1,5*1,2= 561,60 ma facciamo 600 arrotondati! 


Considerato che la matematica non è un opinione, ora segnatevi questa formula e fatevi due conti che sono certo che con questa formula non c’è Maria de Filippi che tenga, la busta si apre e pure senza sorprese.

Un’ultima cosa, un favore personale, smettetela di scrivere WEDDING che ai matrimoni vince sempre la tradizione e a Napoli e si è sempre detto “‘o spusarizio”.

Grazie in anticipo!

L'Autore
Giovanni Salzano
Author: Giovanni Salzano
Esperto di social media management, cura la rubrica di opinione Società.

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