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Di Grazia: in scena il tarantolismo

di graziaAlexandre Roccoli con l’attrice, cantante e musicista di origine calabrese Roberta Lidia De Stefano, nello spettacolo del Napoli Teatro Festival, firmano a due mani un ritratto di una donna plurale, attivista del suo tempo spesso in trasformazione.

Di Grazia continua la ricerca sulla trance e gli stati di coscienza alterati mescolandosi alle passioni immaginarie di “un’Italia con un corpo aperto”. Per questo progetto, Roccoli ha radunato attorno a sé oltre alla plasticità vocale di Roberta Lidia De Stefano, la sua fedele squadra: Séverine Rième e Benoist Bouvot, musicista-compositore. Di Grazia, alla maniera di un’autopsia, cerca di riaprire quelle ferite di storie di donne attraverso canzoni antiche cantate, inghiottite, gridate in diversi dialetti dell’Italia dal sud, conducendo dal mondo antico verso un mondo futuro, dove il corpo diviene dissociato in un mondo digitale. La lenta catarsi propria del teatro può operare nuovamente grazie a questo “teatro anatomico di passioni”.

Direzione artistica e drammaturgia Alexandre Roccoli, collaborazione alla direzione artistica, drammaturgia e interpretazione Roberta Lidia De Stefano, composizione musicale e collaborazione alla drammaturgia Benoist Bouvot, collaborazione drammaturgica Séverine Rième, costumi Dario Bianculo, creazione luci Luigi Della Monica, produzione associata Espace Des Arts, Scène Nationale De Châlon-Sur-Saône, A Short Term Effect, coproduzione bonlieu scene nationale d’annecy, la ménagerie de verre, fondazione campania dei festival – Napoli Teatro Festival Italia, con il sostegno di Institut Français D’italie, Teatringestazione.

Nel corso della messinscena di Di Grazia sarà proiettato il video Mamma Schiavona: direzione artistica Alexandre Roccoli, consulente alla drammaturgia Marzia Mauriello, consulente artistica Valéria Borrelli, con Stefania Zambrano, Tarantina, Loredana Rossi, Cry Mascia, fonico Guido Marziale, poproduction Institut Français D’italie, Fondazione Campania Dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia, La Ménagerie De Verre, la compagnia a short term effect è sostenuta dalla Drac Auvergne-Rhône- Alpes, dalla Regione Auvergne-Rhône-Alpes e Dalla Città Di Lyon.

Il film è una lenta litania che procede e trasforma la tessitura del canto per Mama Schiavona, la Madonna dei Femminielli di Montevergine. Il corpo e la voce diventano dissonanti fino a creare un’enfasi ipnotica. Il progetto Di Grazia, in cui si intrecciano storie diverse create per curare varie ferite, tra cui quella della mancanza di una madre, prevede la proiezione del film che, come in una sorta di loop ipnotico, dipinge varie figure della storia dei Femminielli di ieri, oggi e domani.

Di Grazia è una nuova tappa in un processo di creazione che è iniziato nel 2014 con il solo Longing e si è sviluppato poi con Weaver Quintet nel 2015. Questi due spettacoli, sotto forme molto diverse, avevano come origine l’interesse per il fenomeno del tarantismo – che si incarna nelle donne “tarantolate” -, che è esistito nel Sud dell’Italia per decenni. “Sono nato in Francia ma i miei genitori sono di origine siciliana e calabrese – racconta Alexandre Roccoli -, e ho passato la mia infanzia tra questi due paesi visto che venivo in vacanza ogni anno in Italia. Le mie prime emozioni artistiche sono molto legate per esempio alla frequentazione delle chiese e delle cerimonie religiose che vi si svolgevano. Ero circondato da donne, le mie nonne, zie, cugine, e sono stato anche cullato dai canti religiosi o profani che mi circondavano. Queste donne, che vivevano ovviamente in un mondo in cui il patriarcato era dominante, mi hanno molto colpito per il loro coraggio e il loro impegno. Le donne tarantolate erano famose per essere state pizzicate dalle tarantole che le mettevano in dei stati di convulsioni, dolori, a volte anche risate frenetiche. Per guarirle non c’era altro modo che la musica e la danza, le famose tarantelle, che mettevano i loro corpi in stati violenti, incontrollati e ritenuti liberatori, prima che andassero a chiedere – portate dagli abitanti della città – l’aiuto di San Paolo e San Pietro nella chiesa di Galatina, avendo solo questi due santi il potere di liberarle da questa sorta di possessione che le abitava”.

“Sento di avere un immaginario molto simile a quello di Alexandre- spiega Roberta Lidia De Stefano-. Sono una donna del Sud cresciuta con i racconti della sua nonna Filomena. Abbiamo sempre cantato nella mia famiglia e suonato anche. La nostra forza è la forza della terra; dalla pancia di una cornamusa che ti riporta in dei luoghi ancestrali e senza nome, dei luoghi interiori: le processioni, la Vergine Maria, la violenza dei nostri luoghi di origine. E poi, dall’altra parte, un’icona di donna combattiva, giovane e anziana nello stesso tempo; una giovane donna emancipata, forte, pronta a battersi per i suoi diritti, per la sua famiglia. Una sorte di proto-femminista, libera, politicizzata, di genere fluido, piena di sensualità”.

Cosa: Di Grazia.

Dove: Palazzo Reale – Cortile delle Carrozze.

Quando: 29 luglio ore 21.00 (prova aperta), 30, 31 luglio alle 21.00 durata 1h.

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