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Armiliato con Schubert e Rachmaninoff. Al San Carlo scacco matto per il pubblico della Sinfonica

armiliatoQuando il pubblico della Lirica piange, quello della Sinfonica esulta. Cambio di programma per la bacchetta del maestro Marco Armiliato, direttore ospite alla "guida" dell'Orchestra del Teatro di San Carlo per la riapertura al pubblico del teatro cittadino.

A seguito dell'indisposizione di Lawrence Brownlee e del conseguente annullamento di “Les pêcheurs de perles” di Georges Bizet, il direttore d'orchestra genovese ha scelto di salire lo stesso sul podio domenica 12 settembre con un programma di classica da leccarsi i baffi.
Leccornie sonore per orecchie buongustaie sono state L'Ouverture in re maggiore "im italienischen Stile", D. 590 e L'Ouverture in do maggiore "im italienischen Stile", op. 170, D. 591 di Franz Schubert; e la splendida Sinfonia n. 2 in mi minore, op. 27 di Sergej Rachmaninoff.

"Una magnifica ouverture di un giovane musicista chiamato Franz Schubert. Questi, allievo del celebre Salieri, sa già fin d’ora scuotere e commuovere ogni cuore. Sebbene il tema sia notevolmente semplice pure l’autore da esso sviluppa una piena dei più sorprendenti ed amabili pensieri”. Il Giornale Viennese salutava così la prima esecuzione dell'Overture op. 170, D. 591 in do maggiore di Franz Schubert avvenuta a marzo del 1818 e l'ingresso del compositore nel mondo dei grandi della musica classica.
Ancora oggi, come L'Ouverture "sorella" che la precede, mantiene il suo smalto "italian style", in cui si riconoscono le arie Rossiniane, la marcata ironia, la piacevolezza di una brezza leggera di legni e archi.

armiliato 1

Ma la vera regina della serata non può che essere la Seconda Sinfonia di Rachmaninov. Ci risvegliano dal torpore Schubertiano un po' melenso le esplosioni degli ottoni, fra le viole, i violini e i violoncelli che reggono le fila dell'armonia.
Come spesso accade con i compositori che hanno trovato il modo di campare grazie al cinema (e ovviamente nel novecento come oggi ne sono stati parecchi) le note di Rachmaninov non risultano nuove nemmeno per le orecchie neofite, così abituate ai fraseggi rubati dalle colonne sonore di film e serie TV. Ancor più sembra di muoverci a nostro agio in quelle ambientazioni tardo-romantiche evocate. C'è forse solo una piccola resistenza, uno smarrimento iniziale, poi ci si lascia andare. A quel punto è facile volare con le farfalle che nascono dall'accoppiamento di corde e archetti, lanciarsi nelle cascate che sgorgano dal clarinetto. Nella sua complessità ogni movimento si lega all'altro in modo semplice, mantenendo sempre una sobria eleganza. Bella, malinconica e nostalgica, come una grande città ormai in rovina o una donna anziana in cui si ritrovano i tratti armoniosi fra le grinze degli anni, così appare la Seconda Sinfonia di Rachmaninov. E l'esecuzione dell'orchestra napoletana guidata da Armiliato (senza leggio, senza spartiti, crome e semicrome zompettano intorno, hanno oramai da tempo abbandonato il rigo musicale) rende piena giustizia alla sua complessa grandezza. Rachmaninov ci mise mano più volte, con tagli e correzioni, quasi fino alla fine dei suoi giorni. Del resto era stata la composizione del riscatto, dopo la Prima Sinfonia che risultò, al debutto a San Pietroburgo nel 1987, un fiasco clamoroso. Giovanissimo e forse un po' “sborone”, Sergej cadde in una profonda depressione a cui si accompagnò un lungo periodo di inattività. Lo attenderà un viaggio attraverso il dolore, che non potrà non influenzare la sua arte. Per fortuna. La Seconda Sinfonia nascerà, questa volta con un grande trionfo, solo nel 1908. La ponderatezza, quella vena di tristezza, l'equilibrio che cambia ma non è mai troppo precario delle trame armoniche, racchiudono una maturità e una riflessione che non può non essere legata alla capacità di saper perdere ma anche di sapersi rialzare.

L'Autore
Chiara Reale
Author: Chiara Reale
Si occupa di promozione, strategia di comunicazione e management nel settore arte e cultura. Cura mostre di arte contemporanea ed eventi culturali.

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