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Lotta di Classe e disincanto: al Bellini è in scena La Classe Operaia va in Paradiso

Lotta di ClasseLotte sindacali, sciopero ad oltranza, alienazione dal lavoro, coscienza di classe. E poi, Statuto dei Lavoratori, consigli di fabbrica, aumento dei salari e riduzione dell’orario di lavoro. La Classe Operaia va in Paradiso, che è in scena dal 9 al 14 maggio al Teatro Bellini, liberamente tratto dal famoso film di Elio Petri con la regia di Claudio Longhi e la sceneggiatura di Paolo Di Paolo, non è la diretta trasposizione di un’opera cinematografica, ma è la rappresentazione di una stagione sociale, culturale e politica della recente storia del nostro Paese. E in questa sua veste ne recupera una parte del dizionario che purtroppo oggi– nella nostra epoca post-industriale e post-ideologica – può essere considerato archeologia linguistica.

Per superare questa difficoltà semantica, la messa in scena agisce su piani differenti, cercando di assemblare in un unico meccanismo narrativo la storia tratta dal modello cinematografico (la circolare storia di Lulù Massa: da infaticabile lavoratore, perché abbagliato dal mito di un benessere consumistico, a operaio con una propria coscienza di classe fino a ritornare nel suo posto in fabbrica dopo un drammatico licenziamento), l’ideazione e le fasi della lavorazione del film (negli intensi dialoghi tra il regista Elio Petri e lo sceneggiatore Ugo Pirro, interpretati da un mimetico Nicola Bortolotti e Michele Dell’Utri) e il suo impatto sull’opinione pubblica di allora (“Con il mio film sono stati polemici tutti, sindacalisti, studenti di sinistra, intellettuali, dirigenti comunisti, maoisti. Ciascuno avrebbe voluto un’opera che sostenesse le proprie ragioni: invece questo è un film sulla classe operaia”, così Petri si difendeva dalle critiche), riproposte con le reazioni che ancora oggi suscitano i temi portanti dell’opera.

E nel ricomporre queste variegate sequenze, il regista si avvale di una compagnia di interpreti che offre al pubblico una vivace prova attoriale: da Lino Guanciale, che nella sua ardita prova vocale vuole quasi assommare in un unico personaggio, il protagonista Lulù Massa, l’archetipo dell’Operaio italiano (esemplificato nelle prime scene, una sorta di “Breve storia delle lotte operaie in Italia dalla fine del XIX secolo ai giorni nostri”), da Donatella Allegro e Diana Manea (le diverse compagne del protagonista) a Simone Tangolo, che tra i diversi personaggi interpretati riveste anche il ruolo di cantore, che con alcune celebri liriche dell’epoca - in parte rivisitate - del cantautore Fausto Amodei, indica allo spettatore i passaggi narrativi o si impegna in necessarie digressioni sul contesto sociale.

Foto 1 classe operaia

Il ruolo di “accompagnatore alla scena” è poi facilitato da una efficace scenografia, ideata da Guia Buzzi: ulteriori attori in scena sono il nastro trasportatore, dispositivo del modello produttivo fordista, sulla quale scorre non solo la componente industriale ma anche gli oggetti del quotidiano di Massa (l’automobile, il divano, il letto) derivanti dal suo lavoro. con i pannelli e i velatini che dividono la scena per facilitare i diversi cambi di scena e rendere possibile la rappresentazione del difformità del flusso temporale, propri del linguaggio cinematografico.

Anche con il ricorso a questi sistemi, lo spettatore è però chiamato a un’impegnativa prova di attenzione, per i salti spaziali e i singhiozzi temporali che minano continuamente il procedere del racconto. La sensazione che risulta da una linea narrativa così articolata è quella di uno spettacolo con un carattere volutamente e fortemente didattico, che sente la necessità di dover mostrare una storia che a dispetto degli anni non è invecchiata. Ma la gabbia dell’intento didattico rischia di sviare o di non far apprezzare il momento culminante del testo, lo sfondamento del muro da parte di Massa.

L'Autore
Chiara Reale
Author: Chiara Reale
Project manager della rivista di arte contemporanea Racna Magazine, si occupa di promozione, strategia di comunicazione e management nel settore arte e cultura collaborando con l'Istituzione Internazionale Art1307, Villa di Donato, Casa Morra – Fondazione Morra e diversi artisti. Curatrice d'arte contemporanea e scrittrice compulsiva, collabora fra l'altro con il quotidiano “Roma”, come referente Arte Contemporanea. Dal 2012 collabora con la casa editrice Marchese editore, occupandosi di pubbliche relazioni, promozione e creazione di eventi culturali.

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