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La Classe – ritratto di uno di noi. La Factory del Teatro Bellini fa vedere quanto vale

LA CLASSENon si comprende esattamente quando lo spettacolo ha inizio: mentre il pubblico prende posto (la puntualità è un’abitudine ancora da costruire) gli attori sono già sul palcoscenico, intenti nelle prove dello spettacolo. Non tutti, ovviamente. Perché come in un normale gruppo di studio, ci sono gli allievi più zelanti che arrivano presto e iniziano già ad esercitarsi. Poco dopo arrivano gli altri, che si aggregano ai primi o si riuniscono  in altri gruppi che provano altre scene o eseguono esercizi di riscaldamento.

Il tutto mentre il resto degli spettatori continua a prendere posto o il pubblico già seduto si chiede se la messa in scena sia già iniziata. Capiremo dopo che questo confine incerto è esso stesso un elemento importante dello spettacolo, rendendo immediatamente tutto il senso dello spettacolo: siamo ad una sessione di prove in un’aula di recitazione, e gli allievi studiano – ma soprattutto si confrontano – al fine di preparare uno spettacolo incentrato su un fatto di cronaca, la strage provocata da Anders Behring Breivik nel luglio del 2011 e sul processo che seguì il suo arresto. Questo è il nucleo dello spettacolo La Classe - Ritratto di uno di noi, scritto da Francesco Ferrara per la regia di Gabriele Russo, in programma dal 10 al 14 aprile al Piccolo Bellini, con replica il 24 giugno nel Cortile delle Carrozze del Palazzo Reale nell’ambito della programmazione del Napoli Teatro Festival.

L’interesse della rappresentazione è quindi nella possibilità di assistere ai momenti che precedono la messa in scena, in cui la compagnia dei giovani attori studia il testo e inizia a costruire il personaggio. Una lavoro che origina dal movimento (il gesto dell’abbraccio tra madre e figlio dà inizia al vero spettacolo, quando si spengono le luci in sala), ma si completa nella ricerca del tessuto emotivo che porta il personaggio protagonista e i personaggi secondari a compiere le proprie azioni. L’interesse ulteriore – e qui il confine tra realtà e finzione sfuma ancora una volta - è che gli attori in scena sono veramente un gruppo di allievi: sono infatti i quattordici allievi attori della Bellini Teatro Factory, la nuova scuola di recitazione del teatro, che concluderanno il ciclo triennale a novembre del 2019.

Accanto alla buona prova attoriale (sono da sottolineare gli ottanta minuti sul palco senza mai ritirarsi dietro le quinte), è evidente una sapiente costruzione dell’impianto drammaturgico, che riesce a dare uno spazio considerevole a tutti gli interpreti senza mai apparire artificioso. Al contrario, la coralità della rappresentazione è messa bene in evidenza proprio dalla precisa sincronia dei tempi di battuta e dei movimenti sulla scena.

Bellini Factory

La forza nel testo è anche di riprende le singole peculiarità degli interpreti: ogni attore propone al pubblico piccole abitudini, manie singole o collettive, aspetti del proprio carattere. Questa scelta drammaturgica si rivela una prova impegnativa proprio nel momento in cui gli allievi devono approcciarsi alle fasi dalla più intensa carica emotiva, come la strage compiuta sull’isola di Utøya e infine il processo. Sono queste le occasioni in cui i quattordici protagonisti non devono solo dare conto delle loro qualità recitative, ma devono rivelare integralmente se stessi, misurando la loro coscienza al cospetto del Male.

Nessuno può conoscere ciò che il futuro riserverà per questi giovani protagonisti della scena, ma dalla sincerità mostrata nell’affrontare la finzione (e la verità in essa) di una discesa negli abissi dell’umanità, danno prova di essere in possesso della migliore qualità che un interprete possa avere.

L'Autore
Chiara Reale
Author: Chiara Reale
Project manager della rivista di arte contemporanea Racna Magazine, si occupa di promozione, strategia di comunicazione e management nel settore arte e cultura collaborando con l'Istituzione Internazionale Art1307, Villa di Donato, Casa Morra – Fondazione Morra e diversi artisti. Curatrice d'arte contemporanea e scrittrice compulsiva, collabora fra l'altro con il quotidiano “Roma”, come referente Arte Contemporanea. Dal 2012 collabora con la casa editrice Marchese editore, occupandosi di pubbliche relazioni, promozione e creazione di eventi culturali.

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