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Alekos e Oriana, una storia universale

Nella lingua e nella spada“Alekos, cosa significa essere un uomo?” “Significa avere coraggio, avere dignità. Significa credere nell’umanità. Significa amare senza permettere a un amore di diventare un’àncora. Significa lottare. E vincere. Guarda, più o meno quel che dice Kipling in quella poesia intitolata Se. E per te cos’è un uomo?”. “Direi che un uomo è ciò che sei tu, Alekos”. Atene, settembre 1973: Oriana Fallaci, all’epoca giornalista dell’Europeo, incontra Aléxandros Panagulis, patriota greco, appena uscito dal carcere per una grazia (non richiesta) del regime dei Colonnelli. Il suo caso di attentatore fallito del tiranno Papadopoulos e la storia delle poesie scritte col sangue e delle torture subite durante la detenzione, aveva suscitato la solidarietà internazionale e l’interesse di personalità del calibro di Pier Paolo Pasolini e Sandro Pertini.

La Fallaci ne ricavò un’intervista memorabile (Inserita l’anno dopo nel volume “Intervista con la Storia”) e una storia d’amore che ha consegnato al mondo nel suo capolavoro, “Un Uomo”. In Grecia circolava la voce che la mamma di Panagulis, Athina, non vedesse di buon occhio la giornalista italiana perché aveva ridotto a uomo qualunque un eroe nazionale greco, parlando anche delle sue fragilità e del vizio dell’alcol. Trent’anni fa incontrai Athina e poco mi disse in realtà, mentre Stahis, il fratello minore di Aléxandros, che ha dato il suo nome al figlio (all’epoca un bambino) mi parlò a lungo, spiegandomi invece che Oriana Fallaci è stata l’unica a scrivere la verità sulla vicenda di Alekos.

Una storia che la giornalista e scrittrice italiana ha saputo rendere universale, coinvolgendo milioni persone in diverse nazioni in un’empatia collettiva verso il patriota greco, tenero e fragile, forte e determinato e innamorato della vita, e anche verso di lei, una donna capace di trasformare il dolore in resistenza, l’amore in scrittura e ricordo.

Nella lingua e nella spada 1

Due miti, due esempi per il mondo. È con loro che si è confrontata l’attrice Elena Bucci portando in scena (in prima assoluta al Teatro Nuovo per il Napoli Teatro Festival) “Nella lingua e nella spada”, con le musiche di Luigi Ceccarelli. La Bucci, che ha curato anche la drammaturgia e la regia, ha messo in piedi uno spettacolo coinvolgente e convincente, interpretando più parti e più ruoli,  in un monologo di un’ora e un quarto che riesce a rendere il senso e i sentimenti del momento. Tanti personaggi rivivono accanto a Panagulis e Fallaci: i dittatori, i torturatori, gli amici che lo tradirono, le persone che invece gli furono vicine. E soprattutto rivive la loro tormentata storia d’amore, le telefonate ossessive di lui (“sono io, sono me” diceva, nell’italiano che aveva imparato in carcere) e i tentativi di protezione di lei, ma anche le paure, le sofferenze, i pericoli.

Non sono le parole di “Un Uomo” ma allo stesso tempo sono le parole di Fallaci e Panagulis, le poesie di Alekos (che pubblicò nella raccolta “Altri seguiranno” con la prefazione di Pasolini), le emozioni e i sentimenti di un popolo intero.

Bravissima la Bucci, che scrive (nelle note di regia): “Mentre tutto il pianeta è scosso da guerre e mutamenti e si svegliano i mostri che approfittano della paura e dell’ignoranza, permane anche la volontà gioiosa di resistere alla violenza con la pratica tenace del pensiero, dell’arte, della scrittura”. Dopo la tappa napoletana, lo spettacolo sarà ancora in scena al Festival di Ravenna il prossimo venerdì 12 luglio.

L'Autore
Ida Palisi
Author: Ida Palisi
Giornalista professionista, esperta di comunicazione sociale, dirige l’Ufficio Comunicazione Gesco. Collabora con il quotidiano Il Mattino per le pagine della Cultura.

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