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Festa al celeste e nubile Santuario. Al San Ferdinando in scena tre pie sorelle con qualche segreto

festa al celeste e nubile santuariPiacerebbe indubbiamente alla photo-star David LaChapelle, noto per i suoi “quadri” in cui licenziose starlette, rockstar e famigerati repper sono immortalati al posto dei santi, delle vergini e dei gesùcristi, l'opera Festa al celeste e nubile Santuario di Enzo Moscato messa in scena al Teatro San Ferdinando (che la sa ospitare egregiamente, nessun posto sarebbe stato migliore) giovedì 28 novembre e in replica fino all' 8 dicembre.

Si, perché fra il drammaturgo e attore napoletano e l'artista americano c'è una comune estetica “Camp” applicata al tema religioso che spinto ai suoi estremi giunge ad essere quasi negazione di se stesso.

La scena in questo caso è il solito vicolo, come a Napoli ce ne sono tanti, e nel vico, si apre il solito basso in cui vivono tre originali sorelle nubili. La loro quotidianità scivola grigia sui soliti pochi metri di strada e fra le pareti dell'umile dimora, unica nota di colore è il vivido culto per la Vergine Immacolata, una vera e propria ossessione. Elisabetta è la maggiore, la “nazista della virtù”propria e altrui, Annina è la “visionaria”, destinataria di messaggi in codice dalla Madonna attende il verificarsi un portentoso evento, Maria è “la muta”, silente oggetto delle vessazioni delle maggiori ma anche la miracolata vera e propria. Le loro vicende e racconti surreali rotolano imprevedibilmente verso il concreto, i presagi divengono accadimenti. Sarà proprio la “muta” a ritrovare la voce per un epilogo chiarificatore attraverso cui, come accade solo nei soggetti e delle drammaturgie più riuscite, ogni tassello troverà il proprio posto.

Dopo “Scannasurice” e “Trianon”, quella di Moscato si conferma ancora una volta con  “Festa al celeste e nubile Santuario” la giusta evoluzione del teatro post-Eduardiano. Sfuggendo sempre al pericolo del macchiettismo, si muove abilmente fra grottesco, farsa e tragedia, presentandoci personaggi solo apparentemente assurdi ma che, a ben guardarci introno, ritroviamo con facilità fra le strade e i quartieri più popolosi di Napoli. E poi c'è la lingua, qui come in altre opere dell'autore, esaltata al massimo delle proprie possibilità onomatopeiche e allusive: pastosa, esplosiva, musicale, mai tradita, mai scambiata con un italiano più comprensibile ma meno adatto. Che Napoli è un teatro a cielo aperto Enzo Moscato lo ha capito prima di tutti e lo riporta sul placo come nessuno oggi sa fare.

FESTA AL CELESTE E NUBILE SANTUARIO

testo e regia Enzo Moscato

con Cristina Donadio, Lalla Esposito, Anita Mosca, Giuseppe Affinito

luci Cesare Accetta

musiche Claudio Romano

scena Clelio Alfinito

costumi Daniela Salernitano

consulente Lingua dei Segni Vincenza Modica

fonica Teresa Di Monaco

organizzazione Claudio Affinito

produzione Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, Compagnia Teatrale Enzo Moscato/Casa del Contemporaneo

Info e orari: www.teatrostabilenapoli.it

L'Autore
Chiara Reale
Author: Chiara Reale
Si occupa di promozione, strategia di comunicazione e management nel settore arte e cultura. Cura mostre di arte contemporanea ed eventi culturali.

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